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Il laboratorio integrato di recupero territoriale in Val Tassaro

Il laboratorio integrato di recupero territoriale in Val Tassaro

Le profonde trasformazioni del contesto sociale ed economico italiano hanno inciso profondamente sugli ambiti territoriali più disagiati, ed in particolare, su quello montano. Con l’esclusione, infatti dei poli di maggiore attrattiva turistica, tale contesto territoriale si configura a tutti gli effetti come un area “dismessa”, fortemente penalizzata da un forte esodo; in talune zone, ed in particolare, in quelle appenniniche, si e’ letteralmente creata una situazione di autentica desertizzazione antropologica di contesti che per secoli ebbero invece importanti ruoli economici, sociali e storico-artistici.
La ricerca di strategie atte a riconvertire queste aree dismesse costituisce un’importante obiettivo per tentare di riproporre nuovi scenari economico-sociali in un momento storico che vede pesantemente penalizzati quegli stessi modelli di sviluppo che decenni fa furono all’origine dell’abbandono del territorio montano italiani.
Un’interessante sperimentazione in questo senso è stata avviata nel contesto territoriale della Val Tassaro, nell’appennino emiliano, in Comune di Vetto (provincia di Reggio Emilia).Tale contesto territoriale, benché servito da una rete viabilistica che in modo efficiente e rapido la collega al sistema produttivo padano-emiliano e sullo stesso asse viario dell’Autostrada del Sole (con la recente apertura dell’uscita Terre di Canossa), tuttavia ha risentito pesantemente degli effetti dell’abbandono. Il forte richiamo esercitato dal comparto economico-produttivo della pianura ha infatti trasformato un in un ambito relittuale di pseudo-sopravvivenza un contesto che invece per secoli si era sviluppato in una sua autonoma dimensione socio-economica.
La zona comprende l’intero bacino idrografico del torrente Tassaro: al suo interno sono presenti alcuni pregevoli borghi di origine medievale caratterizzati da presenze architettoniche di significativo interesse , un articolato tessuto di antiche percorrenze viarie, una serie di mulini, una antica chiesa parrocchiale eretta a fianco dei ruderi di una possente rocca che nel medioevo controllava una delle più importanti direttrici che collegavano il territorio “lombardo” con la Toscana e Roma ed una rete diffusa di piccoli opifici (essiccatoi) per la lavorazione delle castagne, che nel passato ebbero grande importanza per l’autonomia economica ed alimentare dell’intera vallata.
Nell’intento di creare le condizioni per invertire il decadimento di questo territorio è stata impostata una complessa strategia che nel volgere di una decina d’anni ha creato le condizioni per l’effettiva “inversione di tendenza”. Da questo punto di vista, quindi, l’esperienza della Val Tassaro si configura come un autentico laboratorio di sperimentazione di modelli e di processi recupero di un territorio dismesso, applicato a tutte le sue principali componenti, sia di tipo storico-architettonico che ambientale, e paesaggistico-culturale.
Il primo atto di questa strategia è consistito nell’ottenere il riconoscimento di tutta l’area a sito di importanza comunitaria (SIC): tutto ciò è stato reso possibile dalla presenza in zona di un contesto ecosistemico di particolare rilevanza che ha consentito di candidare positivamente la relativa, non semplice, richiesta di riconoscimento.
Questo riconoscimento, promosso e sostenuto dall’Amministrazione Comunale di Vetto, ha di fatto creato realizzato un “canale preferenziale” per l’ottenimento dei finanziamenti europei del Piano di Sviluppo Rurale (322, 216, 226,412 e 227) creando in tal modo le condizioni per avviare una vasto piano di interventi pubblici, privati e convenzionati che hanno investito tutte le componenti caratterizzanti il territorio (ambiente, edilizia rurale, turismo di qualità, ospitalità rurale ecc.). Queste misure hanno concesso contributi con aliquote di finanziamento variabili tra il 70% ed 100% a “fondo perduto”, trattandosi appunto di un’area SIC.
L’obiettivo primario di questa strategia generale di intervento e’ stata fin da subito quella di locale creare le condizioni favorevoli per recuperare il locale contesto ambientale, sociale e culturale in un’ottica attrattiva nei confronti di un turismo di qualità legato alle tematiche dell’escursionismo, della cultura e della conoscenza naturalistica nonché di complessiva valorizzazione delle principali tipicità della zona.
Nell’ordine, i primi finanziamenti sono stati applicati al restauro ed alla ricomposizione del complesso e secolare tessuto di antiche percorrenze che collegavano tra loro i principali borghi storici con i mulini ed i coltivi, nell’intento specifico di ricomporre un efficace rete di percorsi escursionistici basata su una serie di anelli di percorrenza, che come e’ noto, offrono le migliori condizioni per l’ottimale fruizione da parte degli “utenti”. Oltre al recupero dei percorsi mediante l’applicazione di tecniche specialistiche di ingegneria naturalistica e di architettura del paesaggio si è anche proceduto alla realizzazione di tutta la segnaletica di servizio ed orientamento, ed alla realizzazione di uno “punto tappa” di appoggio escursionistico ricavato all’interno di un vecchio essiccatoio per castagne debitamente restaurato.
A questa prima fase è seguita quella rivolta al recupero diretto del patrimonio edilizio storico: a tal fine e’ stata adottata la strategia specifica di intervenire inizialmente su quei fabbricati che potessero essere più rispondenti alla strategia generale di recupero e valorizzazione territoriale. Per questo motivo, l’impegno e’ stato rivolto al nucleo rurale di Crovara, che coniuga in se’ l’importante “valenza” di luogo simbolo e di autoriconoscimento identitario delle comunità di valle e che offre nel contempo le più ampie possibilità per quanto attiene l’accessibilità e la ospitalità rurale. Questo borgo,
 Sviluppatosi attorno all’omonima importante Rocca medievale, comprende infatti l’antica chiesa che costituì per secoli il fondamentale luogo di riferimento per le popolazioni della zona. L’edificio religioso era stato chiuso nel 2008 a causa di cedimenti strutturali. Le risorse europee sono state inizialmente applicate al recupero dei fabbricati “civili” alcuni dei quali interessati da estesi crolli, che sono stati restaurati destinandoli a Centro Visite dell’Area SIC della Val Tassaro, dotati di una capiente foresteria in grado di accogliere anche gruppi organizzati, con cucina e servizi.
In seconda istanza si è intervenuto sull’edificio religioso, con l’obiettivo specifico di riaprirlo al culto per riproporne l’originaria funzione, manifestando in tal modo tangibilmente i risvolti etici e di riaggregazione comunitaria che sono alla base del piano operativo di recupero territoriale della val Tassaro. .
Quest’ultimo intervento, realizzato anche grazie a finanziamenti 8x1000 della chiesa cattolica, ha determinato di fatto il riaffermarsi di un senso di comunità in procinto di scomparire che ha fortemente ripristinato il senso di “appartenenza” nei confronti della maggior parte di tutti coloro che avevano abbandonato la valle e che ormai non avevano più elementi di continuità con la stessa.
In particolare, la riapertura al culto della chiesa ha avuto importanti riflessi positivi per la ricostruzione del complesso intreccio delle relazioni sociali, coinvolgendo a più livelli gli ultimi residenti ma anche le giovani generazioni in tutte le fasi finali di allestimento del fabbricato dopo il suo recupero statico-strutturale, contribuendo in modo decisivo alla ricomposizione di un tessuto sociale ormai in fase di completo dissolvimento.
Nell’ambito di questa strategia globale di recupero operativo del territorio “dismesso” della Val Tassaro, e’ stata rivolta molta attenzione anche all’aspetto comunicativo, organizzando periodicamente degli incontri pubblici per informare le popolazioni su quanto era in corso di attuazione, stimolandone l’interesse e rendendole partecipi di quanto in essere .Tali incontri sono stati effettuati nei periodi estivi di maggior rientro dei residenti, per meglio favorire la diffusione delle informazioni.
La concreta visibilità dei diversi cantieri di recupero che sono stati avviati ha inoltre avuto effetti positivi nei confronti dei privati, rassicurandoli sull’esistenza di un ponderato disegno strategico di intervento, spingendoli a partecipare a questo “disegno unitario di intervento” :in parallelo alle azioni attivate dall’Ente Pubblico, hanno quindi cominciato ad avviarsi operazioni puntuali di recupero e ridestinazione di numerose unità edilizie, finalizzate ad una destinazione di ospitalità rurale, in una crescente ottica di “albergo diffuso”
 Parallelamente a questa azioni “materiali”, sono anche stati attuati interventi nel campo dell’informazione web e digitale, creando uno specifico sito riguardante la Valle (www.valtassaro.eu) che si è rivelato assai utile per la promozione dell’interesse turistico, in particolare nei confronti delle presenze straniere. Inoltre, con il sostegno del Gruppo di Azione Locale (GAL) “Antico Frignano ed Appennino Reggiano” e’ stata predisposta una innovativa postazione per audioguide multilingue, collocate nel centro visite di Crovara, dotate di collegamento internet che proiettano la struttura (ed anche la valle) nel diretto contesto internazionale della informazione digitale.
Particolare attenzione è stata rivolta anche alla “messa in rete” delle realtà di imprenditoria ricettiva e di ristorazione già presenti in Valle o nelle zone adiacenti, impostando un coordinamento sinergico finalizzato ad assicurare un più efficace servizio nei confronti delle provenienze turistiche e, nel contempo, consentire di distribuire al meglio le risorse. Tutto ciò ha consentito di promuovere una ulteriore innovativa forma di promozione territoriale, basata su un inedito “patto di adozione della Val Tassaro “ stipulato tra il Comune di Vetto ed il Club Alpino Italiano , per fare di questa area una zona preferenziale per le importanti attività turistiche promosse dal sodalizio e nel contempo assicurare una costante manutenzione della locale complessa rete escursionistica. La notevole potenzialità escursionistica della zona ha anche consentito di ottenere il riconoscimento regionale dei sentieri, che sono stati inseriti nelle rete ufficiale dei percorsi escursionistici dell’Emilia Romagna, collegati alla importante percorrenza trans-regionale della cosiddetta “Via dei Due Ducati”, alternativa alla Via Francigena di Monte Bardone, che interconnette il territorio padano a quello ligure e toscano.

(pubblicata il 12 dicembre 2013)


Allegati (il download dei documenti è riservato agli utenti registrati)
Foto 1- cascata del tassaro
281 Kb
Foto 2 - CSI
228 Kb
Foto 3 - escursioni in valle
333 Kb
Foto 4- Centro visite a Crovara
236 Kb
Foto 5- la Chiesa di Crovara
808 Kb
Foto 6 -mappa dei percorsi
343 Kb
Foto 7 - Panoramica della valle_2
1,83 Mb
Foto 7 -l'area SIC della Val Tassaro
68 Kb
Foto 9 - segnaletica
136 Kb

13/12/2013
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