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[Tempi di Covid-19] Alcuni spunti per ripensare le politiche di sviluppo urbano e territoriale

[Tempi di Covid-19] Alcuni spunti per ripensare le politiche di sviluppo urbano e territoriale

In questi giorni anche tutta la pubblicistica dedicata alle tematiche per cui AUDIS è nata, categoria alla quale ovviamente appartiene anche questo notiziario, ha ritenuto necessario esprimersi attraverso interventi istituzionali (editoriali) sulla drammaticità della crisi epidemiologica che stiamo vivendo.
Sinceramente fino all’ultimo ho pensato di sottrarmi a questa specie di obbligo, assolto spesso con pensieri grondanti frusta retorica. 

Alla fine, invece, l’intervento ho deciso di farlo anche io per fare molto brevemente due cose.

La prima è cercare di mettere in relazione l’emergenza che stiamo attraversando con la linea di approfondimento che in questi ultimi mesi nei miei interventi su AUDIS Notizie vi ho proposto legata all’innovazione nell’approccio agli investimenti urbani attraverso l’uso della finanza strutturata non solo e non tanto come soccorso alla carenza di finanza pubblica ma come paradigma di trasparenza e sostenibilità.

Le cronache e i commenti di questi giorni ci hanno dato conto di un affannarsi da parte dei governi nazionali e delle loro istituzioni finanziarie (anche quelle comunitarie) ad annunciare cifre iperboliche (?) con le quali si punta a rassicurare imprese e cittadini sul fatto che non saranno lasciati soli.

La sospensione del patto di stabilità a livello europeo costituisce certamente una misura sacrosanta (da vedere come si applicherà a noi con l’obbligo costituzionale del pareggio di bilancio) ma certamente, se non si spiega con quali obiettivi di performance e quale livello di innovazione metodologica sarà applicato all’investimento delle risorse che saranno così liberate, tutto questo si tradurrà solo in maggior debito per noi. Quindi, se davvero “niente sarà più come prima”, speriamo si cominci da qui.

La seconda cosa che volevo segnalarvi invece sono gli interessanti contributi e le originali osservazioni che questa tragica vicenda ha suscitato in alcuni dei nostri soci/amici che qui pubblichiamo e che vi invito a leggere.

Marcello Capucci (Regione ER) riflette sulla sterilità del dibattito tra città pubblica e città privata facendo l’esempio di come, in questi giorni, i balconi delle nostre case (entità privatissime) abbiano svolto una funzione di grande rilevanza pubblica per le comunità urbane, sviluppando di conseguenza una riflessione su come l’insieme dei nostri comportamenti individuali e collettivi, fino alle policy, abbiano premiato la dimensione privata rinunciando a quella comunitaria.

Giampiero Lupatelli (CAIRE) si focalizza sulle fragilità territoriali. E, in particolare, su due fattori critici protagonisti assoluti del disastro al quale assistiamo e, tuttavia, decisivi (in positivo) nella definizione delle nuove gerarchie territoriali: densità e mobilità.

Anche Paolo Cottino (K-City) articola il suo ragionamento intorno al concetto di relazionalità come produttore di “senso urbano”.

Chi in modo più accorato, chi in modo più analitico, ci invitano comunque tutti a cogliere l’occasione per ripensare il modo in cui affrontiamo le politiche di sviluppo urbano e territoriale e auspicano un dialogo più costruttivo tra politica e tecnica.

Dal mio punto di vista aggiungo solo che questa crisi necessita di risposte “non convenzionali”. A questo alludevo dicendo che non basta sapere che potremo sforare i vincoli di finanza pubblica se, poi, giocatori e schemi di gioco resteranno gli stessi.
Se non usciamo dalle logiche burocratiche e deresponsabilizzanti con cui abbiamo impermeabilizzato l’azione pubblica, il nostro “ripensamento” sarà un esercizio davvero inutile.

Tommaso Dal Bosco
Presidente AUDIS


26/03/2020 audis editoriale
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