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Assemblea soci AUDIS 2021. Alcune considerazioni

Assemblea soci AUDIS 2021. Alcune considerazioni

Ho partecipato all’Assemblea di AUDIS dopo molti anni di assenza. Mi hanno colpito favorevolmente la ricchezza dell’intervento del Presidente, la descrizione della grande mole di lavoro svolto negli ultimi anni, l’articolazione, per derivazione e competenze, dei soci presenti.

Ho constatato la quasi assenza delle amministrazioni locali, come già accadeva quando lasciai la presidenza di AUDIS molti anni fa.

Ho sentito parlare della volontà di stendere un nuovo manifesto di principi che ridefinisca la missione dell’Associazione: trovo decisivo questo passaggio. Senza una ricollocazione di AUDIS nel contesto politico e culturale attuale non credo che ci sia una futuro per l’Associazione se non quello, forse importante, ma certamente marginale, di continuare a svolgere un ruolo di attenzione e di stimolo destinato a trovare poche ricadute.

La mia passata esperienza di fondatore e poi di presidente per un (troppo) lungo periodo dell’Associazione, mi obbliga a considerazioni che partono da lontano: è il destino delle persone anziane.

Quando AUDIS fu fondata da alcuni assessori all’urbanistica delle nuove giunte formate a seguito dell’elezione diretta dei sindaci erano molto chiari il campo di intervento, il ruolo degli associati e gli scopi all’Associazione, che derivavano tutti dal contesto politico e culturale di quel momento e dalle tendenze dell’azione urbanistica entro cui ci si muoveva.

Ho più volte scritto che nella prima metà degli anni novanta del secolo scorso si è realizzata una vera e propria rivoluzione urbanistica che derivava da molti fattori: l’elezione diretta dei sindaci con amministrazioni che potevano traguardare la propria azione su tempi ufficientemente lunghi per agire per strategie; un contesto economico e demografico che vedeva declinare o addirittura invertirsi la tendenza all’espansione urbana, accompagnata da una riconversione industriale, infrastrutturale e militare che creava rapidamente vasti vuoti nelle aree più centrali delle città; l’entrata in crisi di un’urbanistica fatta di disegni e di regole e la necessità di un’urbanistica fondata su azioni proattive di governo del territorio; la disponibilità di procedure legislative, sia nazionali che europee, che fornivano alle amministrazione significative risorse a fronte di approcci del tutto nuovi ai temi della trasformazione urbana.

Alcune amministrazioni colsero tempestivamente questa situazione e compresero, nello stesso tempo, l’inadeguatezza delle esperienze e degli strumenti a disposizione per affrontare la nuova fase. La costituzione di AUDIS ha avuto lo scopo di affrontare il tema di quei vuoti urbani e delle procedure nuove per governarli mettendo insieme le amministrazioni (che dovevano decidere e operare), i detentori di vaste aree dismesse (che si chiedevano cosa fare), le isitituzioni culturali (che dovevano supportare scientificamente il lavoro da svolgere).Incontri di carattere seminariale per scambiarsi le esperienze e per mettere a fuoco i problemi che via via emergevano, le soluzioni trovate e eventualmente gli errori fatti, insieme a un convegno pubblico annuale, seguito sempre dalla pubblicazione degli atti sui temi che venivano considerati più urgenti o più maturi, è stata la pratica di molti anni.
Questa attività si è via via arricchita attraverso consulenze a enti vari e a elaborazioni di sintesi quali la “Carta delle Trasformazioni urbane”. La bibliografia di AUDIS testimonia tutto questo.

I risultati sono stati di due ordini principali: il rafforzamento e l’affinamento delle pratiche di governo nelle città coinvolte e l’allargamento del tema delle aree dismesse che è diventato tematica corrente presso quasi tutte le amministrazioni e ha avuto delle significative ricadute anche a livello legislativo. Mi sento di potere affermare che per una determinata fase non breve AUDIS, assieme all’azione di alcune amministrazioni comunali, è stato il luogo di più rilevante elaborazione urbanistica in Italiane.

Con il convegno, tenuto alla Sapienza, sulla “Città da rottamare” AUDIS ha fatto evolvere il campo delle aree dismesse, ormai ampiamente arato, verso le tematiche più ampie che hanno poi assunto il nome di rigenerazione urbana.

Non voglio qui fare tutta la storia di AUDIS, ma tento di mettere in evidenza gli snodi che ne hanno caratterizzato il successo e, permettetemi, la crisi, o meglio forse, lo stallo.

L’assemblea alla quale ho partecipato, seppure a molta distanza di tempo, mi ha ricordato quasi invariate le difficoltà degli ultimi tempi della mia presenza in AUDIS.

A fronte della capacità di produrre e di analizzare e nonostante gli sforzi degli associati la voce dell’Associazione non riesce a veicolarsi adeguatamente e gli sforzi organizzativi sono tutti fondati sull’abnegazione e la volontà di qualcuno. Gli obiettivi sono molteplici ma incerti. Il campo di interessi appare vasto, ma in qualche modo indefinito. I principali destinatari/utenti dell’Associazione, vale a dire le Amministrazioni locali che governano il territorio, sono assenti.

Le riforme della legislazione urbanistica regionale costruite sul modello della proposta INU del 1993 sono andate nella direzione esattamente opposta a quanto l’esperienza delle migliori amministrazioni della seconda metà degli anni novanta del secolo scorso avevano dimostrato. Il discorso è troppo lungo e non posso qui svilupparlo per dimostrazioni ma solo per affermazioni sintetiche. Quelle amministrazioni, e su questo l’esperienza di AUDIS aveva dato una grande contributo, per alcuni anni hanno governato le trasformazioni urbane appoggiandosi a strumenti urbanistici generali agili e condivisi, utilizzando gli strumenti dei Programmi di Trasformazione coerenti con quei piani e guidati dalla mano pubblica, dotandosi, quando serviva di agenzie pubbliche (IVE, SNM, Risorse per Roma) che agivano da protagoniste all’interno del mercato sulla base della legislazione corrente, presentandosi ai tavoli delle trattative come soggetto forte in grado di interpretare gli interessi collettivi (di tutti e di ciascuno), rendendo pubbliche ogni decisione che peraltro si appoggiavano su strumenti generali ampiamente e democraticamente dibattuti e condivisi.

Le nuove leggi hanno moltiplicato in modo grottesco gli adempimenti e allungato indefinitamente i tempi. I Piano Strutturali, quelli delle strategie invariabili, hanno una media di elaborazione di molti anni, a volte oltre i dieci, (alla faccia delle strategie che debbono avere la capacità di leggere i tempi), e i “Piani del Sindaco” in molti casi non si sono mai elaborati, per disinteresse o sfinimento. Gli strumenti che a volte arrivavano alla conclusione si presentavano come macchine celibi del tutto inutili, spesso identici per realtà del tutto differenti e quasi sempre incomprensibili.

Dal momento che la realtà in questi anni non è stata ferma ad aspettare la conclusione di iter insensati e interminabili, l’urbanistica si è trasformata in un coacervo di pratiche contrattuali opache e slegate da qualsiasi strategia che non fosse quella dei “poteri o poterini forti” in rapporti inevitabilmente collusivi con le amministrazioni di turno e slegati da qualsiasi controllo democratico. Mi fermo qui.
Le Amministrazioni Comunali hanno semplicemente smesso di fare urbanistica, in quanto attività volta a progettare e governare le strategie e le modalità di sviluppo di un organismo urbano e del suo territorio di riferimento avvalendosi del contributo di una pluralità di discipline e del concorso di molti e diversi attori: politici, economici culturali e sociali.

In questo quadro è evidente che AUDIS si trova completamente spiazzata: gli interlocutori fondamentali sono svaniti, l’oggetto stesso dei suoi interessi è diventato inafferrabile. La rigenerazione urbana è diventata un modo di dire oppure si è trasformata in una attività di piccolo cabotaggio in mano ai Comuni e in una attività puramente economico/speculativa in mano ai cosiddetti promotori. Le strategie che implementano la visione condivisa del futuro della città non hanno più i luoghi della loro elaborazione né gli strumenti attuativi su cui appoggiarsi.

Dopo le due crisi strutturali, quella economica, e quella pandemica/economica è invalso il modo di dire che “non sarà più come prima”. In realtà tutti gli sforzi che vengono fatti sembra che vadano nella direzione di tornare come prima e più di prima. I giornali riportano interviste sui destini della città ai soliti noti che mostrano o idee assenti o idee banali o idee che non hanno alcun rapporto con la realtà. Naturalmente in mezzo possono esserci anche spunti interessanti, ma niente di organicamente pensato.

A mio avviso AUDIS dovrebbe promuovere un seminario tra i soci, aprendosi a un numero limitato di interlocutori competenti, che affronto queste tematiche.

Il filo rosso di AUDIS - le aree dismesse, la città da rottamare, la rigenerazione urbana - può condurre all’idea di una città che nei suoi modi di essere, di essere organizzata e di essere governata apra a condizioni diverse da prima e adeguate alle necessità e alle opportunità poste dalla crisi.

Nello stesso tempo vanno profondamente ripensati gli “strumenti” del mestiere. Nessuno dei problemi posti può essere affrontato con gli strumenti urbanistici attuali Si tratta di un tema di estrema difficoltà perché, se posto seriamente, invade il campo della politica e della strumentazione legislativa.

Nessuno però ne parla: perché non AUDIS?

Roberto D’Agostino
Past president AUDIS

 


29/06/2021 Assemblea soci
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