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AUDIS compie 25 anni

AUDIS compie 25 anni

Non è usuale per me ma, questa volta, voglio rivolgermi a chi legge questo notiziario in forma di lettera come fosse destinata ai soci di AUDIS. D’altronde gli 8 mila e oltre iscritti alla nostra newsletter costituiscono comunque, almeno in buona parte, una community di persone legate dal comune interesse ai destini dello sviluppo urbano.

Voglio mettere tutti insieme perché, quest’anno, l’emergenza Covid-19 ci ha sottratto la possibilità dell’assemblea annuale che, al netto dell’assolvimento degli obblighi sociali, ha tradizionalmente costituito l’occasione per seminari, convegni o, comunque, confronti ai quali hanno sempre partecipato anche molti altri non soci. Eventi finalizzati a far precipitare su tutta la comunità il meglio delle elaborazioni del dibattito pubblico al quale AUDIS da 25 anni dà il suo contributo.
La nostra infatti è una associazione aperta, lo abbiamo ripetuto molte volte, non è un sindacato che difende interessi di parte. Cediamo volontariamente il nostro contributo alla collettività senza contropartite e, allo stesso modo, ci nutriamo anche dei contributi (non economici) di chi non è socio.
D’altronde, in un momento così speciale, complicato, qualcuno dice epocale, non potremmo celebrare il 25ennale solo come fosse un traguardo dell’Associazione.

È chiaro che dobbiamo invece adoperarci perché il dibattito sui nostri temi - che già, a nostro avviso, necessitava di una robusta riverniciata - si apra definitivamente. Qui non si tratta infatti di ridefinire la missione dell’Associazione. O, banalmente, di affinare gli approcci o aggiornare il lessico. Qui si tratta di capire se gli assunti su cui le strategie di rigenerazione, sulle quali si sono basate le politiche urbane degli ultimi anni, comprese quelle su cui si sono definiti gli obiettivi delle agende internazionali, sono ancora valide o no.

In questi giorni si sono fatti notare diversi interventi la cui lettura superficiale (lo sottolineo perché non vorrei far credere che l’attribuisco agli estensori) potrebbe far pensare a una radicale inversione di rotta su un tema cruciale come la densificazione. Oppure alla esaltazione della dimensione bucolica dei piccoli borghi, naturalmente tecnologizzati e attrezzati per soddisfare fabbisogni e stili di vita di banchieri e consulenti. 
Il tema della controurbanizzazione è ricorrente. È una sorta di ideale romantico. Ad ogni sviluppo tecnologico importante si ipotizza di poter fare a meno della città. Fu cosi nei primi anni del secolo scorso con l'invenzione del telefono, poi con l'espandersi della mobilità privata negli anni '50 (sempre negli Stati Uniti), infine con internet negli anni '80. 

La città evolve secondo cicli, urbanizzazione, suburbanizzazione, disurbanizzazione. Poi il ciclo riprende. Ma tendendo sempre a nuovi punti di equilibrio tra dimensioni che però non sono più due (città e campagna) ma tendono sempre più ad essere una sola con tante diverse sfumature. Questo vale almeno per quanto riguarda il nostro pezzo di mondo. Negli Stati Uniti, ad esempio, non è così e la frattura, anche in termini sociali - come sostiene Jonathan Rodden (Stanford University) - è ancora molto ampia e ha riflessi politici notevolissimi che ha visto ribaltare le posizioni tra democratici e repubblicani.
Ma, chi come tutti voi che ci leggete, si occupa in modo serio di città sa che si tratta di questioni che non possono essere così banalizzate e che, al tempo stesso, anche nelle loro elaborazioni più alte e sofisticate, devono trovare declinazioni pratiche, serie e sostenibili, nelle politiche - nazionali e locali - e uscire dal ristretto circuito dei convegni diventato ormai stucchevole e autoreferenziale.

Il 25ennale di AUDIS è un momento importante. Chi ci conosce sa che non abbiamo mai ceduto a facili retoriche. Volevamo investirlo di una riflessione particolarmente alta e profonda da celebrare in un importante evento pubblico il prossimo autunno. 
Non abbiamo ancora rinunciato a questo obiettivo, ma non ci è dato sapere se e con quali modalità potremo riuscire.

Le domande a cui vogliamo rispondere sono:
Quali sono gli elementi che, smorzata l’onda dell’emergenza, resteranno come cambiamenti strutturali del sistema territoriale? 
La rigenerazione urbana resterà un tema centrale dello sviluppo territoriale e della qualità della vita, come abbiamo sostenuto in questi anni? 
Quali ingranaggi del metabolismo urbano (mobilità, spazio pubblico, abitare, spazi di lavoro, luoghi della cultura e dello svago) necessitano di innovazioni dirompenti alla luce dei cambiamenti avvenuti in questi mesi? E come?

Insomma: l’emergenza sanitaria, ha contribuito a far maturare una nuova consapevolezza sull’importanza di vivere in luoghi davvero salubri e, in conseguenza di ciò, riusciamo veramente a capire cosa siamo disposti a fare in termini di policy per tendere credibilmente a questo obiettivo?
Domande difficili che rivelano la nostra ambizione di continuare ad esserci per i prossimi 25 anni confermando il nostro impegno per la rigenerazione urbana (a questo proposito vi invito a consultare le attività svolte nel 2019 in calce).

Contiamo sulla partecipazione di tutti e, in attesa di capire come potremo tornare a frequentarci, ci impegniamo a trasformare questa newsletter in un luogo di dibattito ancora più animato al quale proponiamo a tutti voi di partecipare.

Tommaso Dal Bosco

AUDIS: le attività svolte nel 2019


29/04/2020 editoriale
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