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Cose (ancora) utili per pensare la città del futuro

Cose (ancora) utili per pensare la città del futuro

Amministrazioni comunali e soggetti territoriali impegnati nello sviluppo di processi di rigenerazione urbana si avvalgono sempre più spesso del sostegno, del supporto e dell'azione dei centri di competenza per la città: uffici, dipartimenti dedicati, agenzie urbane pubbliche o private, organizzazioni non profit più o meno strutturate, urban center, case della città, ecc. che operano all'intersezione tra innovazione dal basso e quadri strategici e operativi dall'alto. Diversi per forme organizzative, management, modelli finanziari, relazione con l'attore pubblico, posizionamento all'interno del dibattito politico urbano, i centri di competenza vengono spesso intesi, anche se forse non sempre a ragione, come vettori di una maggior efficacia ed efficienza dei processi di trasformazione urbana. Intercettando target, interessi, esigenze, opportunità, orientamenti di natura molto varia, operano spesso come facilitatori dei processi di attivazione pubblico-privata per lo sviluppo del territorio, risolvendo ai vari livelli alcune criticità apparentemente "fuori portata" dell'attore pubblico, e colmandone a volte le carenze. Al contempo, questo tipo di organizzazioni svolgono spesso il ruolo di trait-d'union tra attori differenti operando attraverso reti locali, nazionali e internazionali, facilitando il dialogo e la messa a sistema di risorse, energie ed opportunità.

Per affrontare la questione dei centri di competenza è forse utile riprendere l'esperienza degli Urban Center in Italia, che proprio a partire dalla necessità di ripensare alcune prassi e alcune dinamiche che legano decisione, pianificazione e attuazione di programmi e politiche per la città si sono sviluppati. Tornare a parlare oggi di Urban Center (UC) significa parlarne assumendo una prospettiva diversa, che ha come obiettivo la messa a fattor comune quasi trent'anni di dibattito e di lavoro pratico e operativo sulle città italiane, costruito (con tutti i limiti e le criticità) proprio sulla generazione di nuove competenze, metodi e modi dell’azione. Luoghi di produzione di conoscenza sulla città, gli UC hanno come obiettivo aprire, facilitare e strutturare il dialogo con tutti gli attori coinvolti nelle politiche urbanistiche e urbane. Strutturati spesso come centri di documentazione e di comunicazione, fanno originariamente riferimento alla matrice anglosassone delle organizzazioni civiche indipendenti, che già alla fine del 1800 aggregano dal basso cittadini e parti sociali per intervenire nel dibattito sulla qualità della vita nelle città (la MAS - Municipal Arts Society di New York è del 1893, mentre lo SPUR - San Francisco Bay Area Planning and Urban Research Association è del 1910). Altri rimandano a esperienze europee più recenti, legate alla grande stagione della ristrutturazione e della rigenerazione urbana avviata alla fine degli anni ‘80, quando in alcune delle principali città europee nascono i primi centri espositivi dedicati alla città e all’architettura (il Pavillon de l’Arsenal di Parigi, ad esempio è del 1988). 

Il panorama europeo e internazionale attuale mostra come esperienze di questo tipo si sviluppino sostanzialmente attorno a modelli organizzativi, gestionali e di governance eterogenei, riconducibili -con sovrapposizioni ed integrazioni- ad alcune famiglie: organizzazioni no profit di protagonismo civico, advocacy e iniziative bottom up; living lab ed esperienze pilota nel campo dell’innovazione urbana; agenzie indipendenti che promuovono sviluppo economico; istituzioni incardinate nel processo di planning; centri di ricerca e di promozione culturale sulla città. Pur con enormi criticità legate all’accostamento di modelli culturali di riferimento troppo eterogenei tra loro per convivere nel tempo, i riferimenti internazionali hanno ispirato in Italia modelli diversi di UC, associati a tipologie molto diverse di attività: divulgazione al grande pubblico delle trasformazioni urbane; promozione dell’immagine della città; documentazione delle trasformazioni urbane; formazione (ai vari livelli) sulle problematiche urbane e sulle politiche di intervento; attivazione e accompagnamento della progettualità a livello locale; dibattito sui problemi della città; strutturazione delle politiche urbane; facilitazione di iniziative di sviluppo “dal basso”; costruzione del consenso attorno a progetti di sviluppo urbano; prefigurazione di scenari di trasformazione urbana. 

Nelle sue diverse declinazioni locali il panorama italiano propone gli UC come strutture/istituzioni “intermedie” nate per iniziativa pubblica, che esprimono spesso un legame forte con l'amministrazione cittadina o altri attori istituzionali (Università, Ordini professionali, Fondazioni), e si offrono come luogo di confronto, di ascolto, di mediazione e dialogo tra le parti, di presentazione, traduzione e espressione di istanze collettive relativamente a temi che riguardano la città, spesso prendendone in considerazione in prima istanza la dimensione fisica. Il fenomeno degli UC testimonia l’interesse delle amministrazioni pubbliche ad espandere il proprio campo di operatività, guardando alle culture urbane e intrecciando sfera pubblica, comunicazione, divulgazione scientifica, apertura e strutturazione del dibattito locale, generazione di reti e risorse locali, capacitazione di singoli ed organizzazioni, generazione e la co-produzione di beni e servizi per la città. 

Seppur con tutte le questioni evidenziate e con la difficoltà di mettere in relazione esperienze fortemente contestuali, ragionare per competenze, capacità, skills e azione, può essere un buon punto di partenza per avviare un ragionamento di più ampio respiro sulla dimensione operativa e pratica delle politiche di rigenerazione urbana. La riflessione riguarda che competenze abbia senso mettere in campo oggi per intercettare efficacemente le sfide alle quali le città sono chiamate a rispondere sempre più urgentemente, dall’adattamento climatico, alle nuove povertà, ai diritti di cittadinanza, tanto per citarne alcune. Problematiche e opportunità emergenti, come la necessaria ricostruzione delle nostre città a valle dell’emergenza sanitaria, o l’enorme riflessione da portare avanti di fronte alle sollecitazioni proposte dal Green deal Europeo, rendono sempre più urgente capire di quali tipi di conoscenza pratica e operativa disponiamo, e di cosa invece abbiamo bisogno, quali saperi vadano messi a sistema, quali ambiti vadano potenziati e supportati meglio, quali nuove prospettive debbano essere incorporate nelle politiche per la città.

Per ragionare su come pensare, progettare e realizzare la città del futuro, pensiamo che partire da come “si fa città” oggi, dalle competenze e dalle esperienze che i nostri sistemi urbani sono già capaci di mettere in campo, possa essere un buon punto di partenza. Per questo motivo  l’Urban Lab di Torino e AUDIS lanciano una indagine per costruire un archivio delle esperienze portate avanti nelle città italiane dai centri di competenza, con l'obiettivo di definire con più precisione il campo all'interno del quale know-how, skills e capacità si esprimono e si attuano; studiarne i meccanismi, le potenzialità e le possibili traiettorie di sviluppo; esplorare come espanderne le potenzialità e il raggio di azione. 

Partecipa entro il 30 aprile all'indagine sui centri di competenze per la città: https://forms.gle/YwdEmEChgHnVEDwP9

Urban Lab Torino


28/03/2021 urban lab Torino audis
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