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L'Editoriale del Presidente

La settimana scorsa abbiamo organizzato il direttivo secondo la nuova formula che avevamo auspicato: riunioni brevi e preparate in modo da liquidare la parte deliberativa il più rapidamente possibile e poi un paio d’ore dedicate ad un approfondimento di merito.
L’esito della giornata è stato una occasione di riflessione mia poi condivisa con lo staff e ora con tutti voi.
Al netto dei problemi organizzativi dovuti alla obiettiva difficoltà di mandare a regime una organizzazione completamente nuova e senza procedure collaudate che spero ci vorrete per il momento perdonare a fronte dell’impegno a migliorare, mi sono chiesto se l’argomento scelto abbia colto nel segno.
Il tema è un tema molto nuovo per l’associazione. Non si propone di entrare nei contenuti della rigenerazione che per me sono assodati. Ho infatti più volte sostenuto che la rigenerazione urbana non ha bisogno di inutili definizioni. Ha bisogno di essere fatta e, al massimo, a posteriori valutata nei suoi effetti.
Ecco, quello in cui io mi sono impegnato molto nell’ultimi due anni è proprio per inventare, studiare, sperimentare nuovi modi per approcciarla al fine di favorire quelle trasformazioni radicali di cui molte delle nostre città, che hanno perso la loro “forma” dal secondo dopoguerra in avanti, hanno un bisogno esiziale.
L’esempio di cui abbiamo parlato è proprio il caso di una strategia territoriale (il Piano per la mobilità sostenibile della Città Metropolitana di Milano) che ha bisogno di una prospettiva realizzativa autentica.
Il tema è stato affrontato per iniziativa di AUDIS nell’ambito di un bando della presidenza del Consiglio che ci siamo aggiudicati insieme all’Università di Parma e alla Città metropolitana di Milano stessa.
Con la nostra ricerca, abbiamo dimostrato come tale ambizioso piano possa essere attuato attraverso un processo innovativo (rapporto di progetto e vari approfondimenti disponibili a chi li richieda) e molto promettente da molti punti di vista, mettendolo al riparo dai rischi del tradizionale processo attuativo che passa attraverso il suo frazionamento in tanti piccoli pezzi, ciascuno con il suo progetto, il suo procedimento autorizzativo e a fare i conti con la finitezza e l’incertezza dei fondi pubblici da aggiudicarsi in competizione con gli altri.
La nostra proposta segna un salto di paradigma a mio avviso di enorme interesse. Ed è molto concreta perché ha già ricevuto anche una manifestazione di interesse da un primario operatore. Il processo realizzativo che profila è aperto e si nutre in modo integrato (a differenza dei PINQUA che tutti conosciamo) di tutte le componenti professionali più sofisticate della filiera che sono ben rappresentate in AUDIS.
Quante volte abbiamo sentito dire ai nostri politici, “…la città dei 15 minuti…” Parigi è stata la prima a lanciare lo slogan. Poi sono venute un po’ tutte le altre tra cui Milano, ora anche Roma, e via via, non c’è da dubitarne, tutte le altre metropoli o (nel caso italiano) simil tali.
Il problema è che, nella migliore delle ipotesi, si pensa di realizzarlo cominciando dai concorsi di architettura (un annetto) per poi avviare la trafila di accesso ai fondi PNRR. A questo si aggiunga che la costruzione della città policentrica scatena, ovviamente, tutti gli appetiti immobiliari del caso e le immancabili contrapposizioni tra interessi che bloccano qualunque decisione sulla localizzazione dei futuri centri di servizi.
Con queste premesse, permettetemi di essere un po’ tranchant, si riuscirà a fare ben poco.
È stato proprio partendo da queste considerazioni che abbiamo svolto il lavoro che ci ha affidato la Presidenza del Consiglio dei ministri permettendoci di indagare e affermare il modello degli OICR.

Anche a Milano le previsioni del PUMS erano sulla carta della stessa natura e da lì siamo partititi per dimostrare che se si vuole davvero realizzarlo e farlo in tempi ragionevoli, quello schema non funziona.
Ecco, a noi sembra che aver messo in discussione questo modello all’interno di AUDIS sia stato metterlo nella prova più difficile. Soprattutto per il livello delle competenze presenti nell’associazione. Devo dire che per ora sono un po’ deluso dalla partecipazione. Non tanto in termini numerici. Piuttosto nella apparente mancanza di interesse all’approfondimento della discussione su tale, mi permetto di dire, rivoluzionaria, tesi.
È spiazzamento rispetto all’innovazione? Scetticismo? Abbiamo apparecchiato male la discussione?
Fateci saper qualcosa perché l’interesse suscitato esternamente all’associazione è forte mi sembra abbastanza singolare che proprio i nostri soci siano così passivi.
Questa è la cifra della capacità di AUDIS di stare sulla frontiera dell’innovazione. Non salotto per fare networking a basso costo e trovare una propria facile confort zone in questo mercato straccione.
Dobbiamo cambiarlo il mercato. Dal lato della domanda, certo, ma anche da quello dell’offerta!


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