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Le città, tra innovazione e umanità

Le città, tra innovazione e umanità

“I problemi maggiori della nostra epoca −
 il cambiamento climatico, la povertà, l’energia, l’acqua − 
sono collegati e interdipendenti. Così come le loro soluzioni.” 

Fritjof Capra

Le città – un pò come le grandi barriere coralline - sono la rappresentazione fisica del nostro interesse per la vita in comune. Le città, soprattutto in Italia, si sono costituite aggregando spazi per vivere in prossimità dei nostri simili, per essere più sicuri, avere maggiori opportunità e godere di maggiore qualità di vita.
Il paradosso di oggi sta nel fatto che sono proprio le città la causa dell’insostenibilità del nostro modello di sviluppo. Sprecano energia e risorse, inquinano l’ambiente e peggiorano la qualità della nostra vita. Spesso in città oggi si è più poveri e più soli che in campagna. L’attuale modello di sviluppo consuma sempre più̀ energie e risorse, con i rischi addirittura per la pace tra i popoli (si vedano le relazioni tra crisi in Ucraina e approvvigionamenti di gas) ed è quindi insostenibile. Anche chi vive condizioni agiate affronta il rischio di vedersi diminuire qualità̀ di vita e comfort.
Sono proprio le città che, in virtù del loro ruolo e della loro influenza sul nostro modello di sviluppo, che possono ribaltare la situazione e risollevare le sorti del pianeta generando sostenibilità. E’ per questo che i fondi europei del PNNR finanziano in maniera così generosa la “rigenerazione urbana”.
Le Nazioni Unite hanno dichiarato, con gli “Obiettivi del Millennio”, che non ci può essere sviluppo sociale ed economico se non c’è un corretto sviluppo urbano sostenibile. In poche parole: non esiste un futuro senza città, pertanto è necessario pianificare lo sviluppo urbano “tangibile”, l’ambiente costruito dall’uomo, parallelamente alle politiche di rilancio socioeconomico e alle strategie di salvaguardia dell’ambiente naturale. 
Un futuro “smart” ha bisogno di contenitori adeguati. 
L’ambiente costruito dall’uomo genera un contesto destinato a influenzare la qualità della vita dei cittadini. 

Progettare nell’era della complessità non è certo facile, ma il modello urbano contemporaneo è in grado di interpretare, gestire e soddisfare le esigenze della società dinamica in cui viviamo? Quali temi dovrebbero attirare l’attenzione di chi è deputato ad ideare gli spazi urbani del futuro? Cosa potrebbero fare oggi i progettisti contemporanei? Qual è il contributo della progettazione alla qualità della vita delle società future?
Molti architetti tendono ancora a vedere la loro architettura come una produzione artistica e  pensano di risolvere i problemi ripristinando – secondo personali canoni - l'estetica in un territorio. 
Serve un cambiamento di mentalità per gestire la complessità. Serve un pensiero in grado di risolvere i grandi nodi dell’età contemporanea. 
Serve un’azione concertata con il sistema associativo che favorisca la riconversione di intere aree urbane dismesse (pensiamo ad esempio alle immense aree ferroviarie in disuso nei centri urbani) – supportando lo sviluppo e la realizzazione di progetti di riqualificazione dei “vuoti urbani”, degli edifici pubblici energivori e degli immobili invenduti Serve un approccio innovativo: si tratta di mutuare dall’architettura degli ecosistemi la capacità di proporre città compatibili con il contesto ambientale circostante. 
Negli ultimi anni è andata affermandosi la rivalutazione del “pensiero sistemico”, che non è una assoluta novità, in quanto annovera tra i suoi precursori addirittura Aristotele e Leonardo da Vinci, ed è fondato sul concetto di interdipendenza dei sistemi viventi, che includono società urbane ed ecosistemi. Secondo tale ipotesi filosofica, il sistema è una rete complessa sostenuta da innumerevoli interrelazioni che travalicano le singole unità costitutive. Gli esseri viventi, tra cui gli stessi esseri umani, sono parte dell’ecosistema naturale, mai in antitesi con la natura e le sue leggi.
Dovremo migliorare il nostro stile di vita. Il mio dottore mi spiega che non posso rientrare in forma semplicemente soffrendo il digiuno qualche giorno: per tornare in salute devo migliorare lo stile di vita. Allo stesso modo l’industria delle costruzioni, gli operatori, gli utenti finali e i cittadini debbono avere nuovi modelli di riferimento, un “nuovo stile di vita Low Carbon”, se vogliono vivere in città sostenibili dal punto di vista sociale, ambientale ed economico. Come proporglielo? La dieta non è l’unica soluzione alla crisi: la “Green Economy”, se correttamente “innescata”, è una risorsa di potenziale benessere futuro per tutti. Il ruolo dell’architettura dovrà mutare, tornando sui binari della complessità. Il narcisismo dell’attuale età “pseudo-barocca” a cavallo dei due millenni ha colpevolmente confuso immagine, etica e estetica. Ha fondato la progettazione sul mero aspetto degli edifici, su una presunta venustas intesa come “calcio d’inizio” e soggetto alle mode piuttosto che durevole risultato finale, creando edifici vistosi, spesso disfunzionali, a volte addirittura “anoressici” o “bulimici”, che rispecchiano nel proprio aspetto tutti i disagi della società occidentale. 
La società dell’apparire ha dimenticato utilitas e firmitas, quindi funzione e prestazioni, volutamente ignorando ogni conseguenza, anche finanziaria, pur di speculare sull’apparenza senza dare alcuna altra garanzia - contribuendo così alla crisi. Come uscirne? Servono nuove figure professionali e nuovi strumenti: l’architetto del futuro dovrà arrivare alla bellezza, interpretando i reali cambiamenti nella nostra società, dovrà contribuire a fondare una nuova era, con nuovi valori più democratici, meno esclusivi ed escludenti.


Abbiamo bisogno di strumenti in grado di gestire l’equilibrio dinamico della complessità contemporanea al fine di generare soluzioni sistemiche a problemi che non possono più essere analizzati singolarmente.


Dobbiamo difendere i diritti anche di chi non è ancora stato concepito: i nipoti dei nostri figli. 
 

 

Carlo Magnoli, Direttore Audis 


24/05/2022
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