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Per le città: più politica e meno amministrazione

Per le città: più politica e meno amministrazione

L'editoriale di novembre del Presidente di AUDIS Tommaso Dal Bosco

Nella scorsa legislatura abbiamo visto 3 governi: quello passato alla storia come giallo/verde per via dell’alleanza tra movimento 5 stelle e Lega, quello che si ricorda come giallo/rosso conseguente alla riconfigurazione della maggioranza con l’uscita della lega e l’ingresso del Partito Democratico – entrambi guidati dal presidente Giuseppe Conte - e, infine, andato in crisi anche questo secondo, il Governo Draghi.
Mi viene da dire che, una cosa è vivere direttamente, immersi nelle cronache quotidiane, i travagli che hanno connotato le crisi e poi vari passaggi da uno all’altro, un’altra è provare ad astrarsi e, guardando indietro, provare a darsi una spiegazione non dico logica ma, almeno, politica sul come tre compagini così diverse tra loro per composizione e stile di governo abbiano potuto essere state partorite dallo stesso Parlamento.
Quale logica, quale coerenza e quale continuità nell’azione ci si può attendere in una condizione come questa nell’affrontare i dossier più importanti che il Paese deve affrontare?

Al termine di questa strana legislatura, come è noto, chi si è opposto fieramente e duramente a tutte queste ipotesi ha vinto a man bassa le elezioni e tutti hanno gridato al miracolo: ora, finalmente, un governo politico farà ciò che deve assumendosene la piena responsabilità. Ci si aspetterebbe anche un radicale cambiamento di rotta rispetto alle bizzarre esperienze precedenti.
Invece no! Si va avanti nel solco della continuità… Boh. Chi ci capisce è bravo.

Abbiamo voluto vedere se, almeno con riferimento alle politiche urbane, ciò sia possibile ma, soprattutto, se sia auspicabile. 
Per farlo abbiamo organizzato un seminario aperto a tutti i nostri soci ma invitando anche diversi opinion leader a cui abbiamo chiesto di aiutarci a ragionare ponendoci alcune domande semplici.
Sul nostro sito si trova un interessante e ordinato commento di Rosario Manzo che esplora un po’ tutte le tematiche aperte che sono parecchie anche per il fatto che, soprattutto il Ministero per le infrastrutture e la mobilità sostenibili, sembra abbia fatto una corsa per chiudere il proprio mandato con un contributo sostanzioso - agenda urbana, governo del territorio, norme sull’edilizia, DDL rigenerazione urbana - e delinea alcune traiettorie possibili cercando di incrociare il lascito con i programmi elettorali e i primi provvedimenti governativi.

Per quanto mi riguarda, al netto del documento “agenda urbana” deliberato poche ore prima di lasciare la poltrona ministeriale al nuovo titolare e che ha profili di sicuro interesse, soprattutto sul piano metodologico, il problema è che dal punto di vista delle autorità centrali i temi legati agli obiettivi dello sviluppo sostenibile vengono ancora trattati secondo logiche settoriali, sia dal punto di vista della governance dei programmi di spesa, sia dal punto di vista delle classificazioni territoriali.
E questo è probabilmente dovuto al fatto che c’è troppa continuità amministrativa e nessun autentico, coraggioso, indirizzo politico.
Così, una serie di questioni epocali come i cambiamenti climatici, la povertà energetica, le disuguaglianze, l’inflazione, invece di essere interpretati come driver per lo sviluppo diventano dei vincoli. Dei fastidiosi impicci di cui liberarsi il prima possibile per poter conseguire risultati di breve: il PNRR, gli obiettivi di spesa, la rendicontazione, la scadenza temporale.
Ecco che allora tutto diventa piccolo e irrilevante rispetto alla dimensione dei temi che dovremmo affrontare e, la rigenerazione urbana, invece di diventare lo strumento per migliorare la qualità della vita e contribuire decisamente allo sviluppo umano, si riduce al problema di facilitare la vita di un costruttore che deve riempire un vuoto urbano magari con una speculazione immobiliare.

Per quanto di buono ci sia nella legacy del governo Draghi (e bisogna ammettere che un po’ ce n’è), se non cambia il modo di interpretarlo con la politica, difficilmente l’amministrazione, per bene che possa fare, ci metterà in condizioni di cambiare davvero il Paese, non solo le sue città.


30/11/2022
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