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Per un 2021 migliore, con il contributo di tutti

Per un 2021 migliore, con il contributo di tutti

Siamo arrivati alla fine di questo 2020 e credo che nessuno, nella convenzionale formula degli auguri abbia mancato di attribuirgli, magari un po’ scaramanticamente, tutte le responsabilità del tunnel in cui siamo ancora immersi.
Volendo restare sul gioco si potrebbe dire che il 2021 potrebbe regalarci qualche soddisfazione ma è difficile immaginare che ciò possa avvenire nei suoi primi mesi.
Nonostante il vaccino sia ormai arrivato, infatti, sono ancora tante le incertezze legate alla soluzione sanitaria dei problemi connessi alla pandemia.
E più lontana ancora appare la soluzione economica del problema. La sensazione è che il discorso pubblico sia talmente ubriaco delle promesse sulla valanga di soldi che arriveranno (o dovrebbero arrivare) da dimenticare che si tratta di debiti.
In parte tutti nostri, dell’Italia, e in parte contratti insieme agli altri partner europei per finanziare il recovery fund o Next Generation EU a seconda di come lo si voglia chiamare.

In questi mesi ci siamo detti tutto e il suo contrario. Da un lato nulla sarà più come prima, dall’altro che dobbiamo tenere duro perché tutto possa tornare come prima.
La sensazione è che il secondo sia un po’ un auspicio in cui nessuno in fondo crede veramente, mentre il primo esprima un po’ il terrore dell’ignoto.

Dopo una crisi lunga 12 anni con due picchi nel 2008 e nel 2011, il carico da 11 della pandemia ma, direi quasi più di tutto, un ventennio di crescita allo zero virgola, quando non negativa, non basteranno più i soldi per aiutare tutti allo stesso modo. È evidente che non si tratta più di un semplice problema finanziario. Il prestito ponte con cui far passare la nottata.
Come uscirne? È ovvio che una ricetta semplice non è nella disponibilità di nessuno. Nemmeno il gruppo dei 30, il think tank di consulenza su questioni di economia monetaria internazionale del cui direttivo fa parte Mario Draghi.

Anche loro, in un recentissimo documento redatto proprio per analizzare i risvolti di medio lungo periodo di questa crisi, ci dicono che non si potrà continuare con l’Elicopter Money e dobbiamo trovare un sistema molto selettivo per indirizzare gli investimenti, che lo Stato non deve costringere le banche a prestare soldi a tutti ma deve fare accordi con i grandi fondi internazionali perché mettano capitale di rischio nei migliori progetti di investimento, che i policy maker dovranno coinvolgere i privati per ridurre il rischio di selezione avversa e di azzardo morale.
Sono indicazioni strategiche condivisibili, alle quali però, un po’ come sempre, manca il “come”. La dimensione fattuale, operativa.
Ne abbiamo già parlato su queste pagine. Ed è un punto su cui come AUDIS ci siamo impegnati molto in questi ultimi due anni.

Il programma di ricerca che abbiamo in corso di svolgimento con Università di Parma e Città Metropolitana di Milano - che recentemente ha avuto l’appoggio formale e il supporto tecnico anche di iFEL -, sull’attuazione del PUMS metropolitano sta provando a dimostrare che quanto auspicato dal G30 è la strada giusta. Che si può fare: con l’impiego prevalente di capitali e logiche produttive private, nel rispetto delle strategie e con il controllo dei poteri pubblici, attraverso processi virtuosi per rapidità, selettività, efficacia, trasparenza e qualità degli impatti.

Si dimostra ancora una volta che, la trasformazione delle nostre città, non è solo il fine ma è anche uno strumento di sviluppo sostenibile, provando che il Next Generation EU (nella declinazione italiana Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza) può essere investito in programmi di rigenerazione urbana solidi, in grado di garantire miglioramento della dotazione infrastrutturale, sostenibilità economica, miglioramento delle condizioni ambientali e inclusione sociale.
Alla luce degli stimoli dell’Europa e dell’esperienza che stiamo facendo elaboreremo anche il nostro contributo al disegno di legge sulla rigenerazione urbana proposto dal senatore Ferrazzi che ringraziamo in anticipo per essersi reso disponibile a un confronto aperto in un seminario con i soci di AUDIS.

L’Europa ha fatto la sua parte con il Next Generation EU. Ora spetta a noi dimostrare (ai Paesi frugali che vi si sono strenuamente opposti) che ha avuto ragione.
Non sarà quindi il 2021 a dimostrarsi migliore dell’anno che lo ha preceduto. Dovremo essere noi tutti insieme a renderlo migliore.


29/12/2020 editoriale audis
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