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PUMS, un'occasione di rigenerazione urbana

PUMS, un'occasione di rigenerazione urbana

Michela Tiboni (assessore a Brescia e membro del nostro direttivo) in un articolo apparso sulla rivista dell’INU che vi invito a leggere, profila in modo originale e interessante il ruolo della mobilità nel quadro più ampio delle politiche urbane e quindi della Rigenerazione Urbana che, come AUDIS sostiene da anni, non è questione di singoli interventi, ma di capacità di produrre un sistema virtuoso di qualità urbane che si alimentano reciprocamente.

Si capisce, leggendolo, come i Piani Urbani della Mobilità Sostenibile siano lo strumento attraverso cui le città definiscono le scelte in relazione non solo banalmente alla soluzione dei problemi connessi al traffico ma, in senso molto più lato, alla qualità urbana.
Conosco Michela come una urbanista preparata, attenta e appassionata e il suo lavoro a Brescia, più ancora che il suo articolo, lo testimonia.
Parla del PUMS non come di un adempimento obbligatorio da affidare a qualche consulente per poter guadagnare l’accesso ai finanziamenti statali o regionali. Ne parla invece come di uno strumento operativo attraverso cui analizzare i flussi urbani, interpretandoli per disegnare le strategie di sviluppo della città che influenzano molti aspetti delle dinamiche urbane.

Vi assicuro che non è comune. Molti PUMS sono stati vissuti come l’ennesimo gravoso adempimento di legge e quindi sviliti, scritti senza convinzione, al massimo concepiti un po’ come il classico libro dei sogni. Tanto, come amministratori, si è abituati al fatto che poi, i soldi per realizzare le infrastrutture necessarie non ci saranno o saranno troppo pochi.

Anche Michela, ad un certo punto del suo articolo, ha un cedimento su questo punto affermando sostanzialmente che per realizzare le infrastrutture necessarie ci vogliono molti soldi. Soldi che non ci sono. E, addirittura, profila una strategia di contenimento attendista chiedendosi: “in che modo intervenire sulla città per favorire stili di vita e modalità di spostamento più sostenibili in attesa che vi siano le risorse necessarie…..?” Se ne parlerà anche domani a Firenze nel convegno Est Motus in Rebus.

Nello spirito di superare la logica della rivendicazione economica degli Enti Locali nei confronti dello Stato, vorrei provare a proporre al dibattito una prospettiva un po’ diversa.
Una prospettiva che si basa sulla produttività degli investimenti, che cerca di fare tesoro della ingente mole di risorse private che una adeguata progettualità potrebbe liberare proprio per finanziare infrastrutture sociali finalizzate a obiettivi di sostenibilità (ESG – Environmental, Social and Governance).
Il tema è complesso ma non nuovo. Si tratta ora di declinarlo operativamente al di fuori della logica speculativa per cui ciò che fa CDP o Invimit o INAIL è fuori dal perimetro contabile dello Stato e quindi non soggetto ai vincoli di finanza pubblica ma, in definitiva, ne è un surrogato che non valorizza altri e più significativi aspetti di efficacia.

Lo schema sul quale io invito tutti a ragionare si basa invece sulla creazione di un veicolo finanziario (fondo immobiliare) a cui il Comune (o l’insieme di comuni associati) apporta gli asset necessari in cambio di una remunerazione proporzionata al valore degli apporti.
Il fondo immobiliare, divenuto proprietario – pro tempore -  degli asset o titolare dei diritti di superficie, raccoglierà sul mercato il capitale necessario per le trasformazioni in programma ed affiderà a terzi la costruzione e la gestione imprenditoriale delle opere realizzate. 

Nei PUMS l’uso dei parcheggi d’interscambio è gratuito o a basso costo, ossia si tratta di opere, per la maggior parte, cosiddette “fredde” o “tiepide”.
Di conseguenza la maggioranza dei ricavi – e del valore – andrà estratta da asset complementari, da realizzare nelle medesime aree o in altre aree apportate ad hoc, che operatori evoluti saranno in grado di ottenere. Tra questi:
•    Spazi per il bike sharing, il car sharing e il car pooling
•    Spazi per la logistica dell’ultimo miglio
•    Spazi per la distribuzione di biocarburanti
•    Spazi per il coworking
•    Spazi per la produzione e distribuzione di energia elettrica da fonti rinnovabili
•    Spazi per eventuali attività commerciali e di servizio.

Una task Force di sviluppatori esperti è in grado rapidamente di valutare le potenzialità di rendimento di un investimento in infrastrutture urbane per la mobilità, capire quanto di questo investimento possa essere remunerato dal mercato e quale residua quota debba essere caricata sotto forma di canone di disponibilità sui comuni.
E il mercato globale dei capitali è pieno di OICR (organismi di investimento collettivo del risparmio) interessati a progetti di questa natura, con attese di rendimento contenute e approccio etico.

A partire quindi dai numerosi PUMS che le città italiane hanno fatto, magari articolati territorialmente, sarebbe possibile mettere in cantiere un progetto che ne valuta le strategie, gli asset e le potenzialità di sviluppo costruendo uno o più veicoli di grande interesse per gli investitori. E ritengo che l’obiettivo valga lo sforzo.
Se un meccanismo di questo tipo prendesse davvero quota, allora anche le attualmente limitate risorse disponibili potrebbero essere allocate non per pagare a piè di lista l’opera del primo che arriva ma molto più razionalmente al solo scopo di assicurare livelli di sostenibilità agli investimenti che, come è noto, nel Paese sono molto diversi a seconda che ci si trovi in presenza di aree più o meno attrattive.

Un ruolo molto importante potrebbe in questo senso essere giocato anche da molti corpi intermedi legati alla finanza sociale come le Casse di previdenza degli ordini professionali, le assicurazioni, le fondazioni bancarie che potrebbero fare da pivot territoriali per gli inneschi di tali processi.
Ci proviamo?


27/11/2019
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