Logo AUDIS

Ricordando Marina

Ricordando Marina

“AUDIS mi è sempre sembrato un posto molto divertente, molto ricco di stimoli e di spunti e mi ha affascinato da subito quest’idea che non c’è un solo punto di vista sulle cose, sei costretto continuamente ad avere almeno due punti di vista e questo offre una visione delle cose che non è comune” (Marina Dragotto, Venezia, 11 giugno 2020)

Onorando questo suo amore per la pluralità e il confronto, pubblichiamo pensieri e ricordi che stiamo ricevendo dai suoi tanti mondi. L’invito a contribuire a questo omaggio è ancora aperto scrivendo a segreteria@audis.it

In questa pagina una raccolta di fotografie - da convegni, corsi di formazione, assemblee soci, fiere - di Marina.

***

Cara Marina,
non ero pronto ad accettare il fatto che te ne saresti andata via per sempre, anche se ne avevamo parlato senza mezzi termini, ancora una volta, un paio di settimane fa. Così per continuare a parlarci mi sono messo a leggere le tantissime mail e i wa che ci siamo scambiati negli ultimi anni. Tu a Venezia, io a Roma. E a ricordare le lunghe passeggiate telefoniche, come quella volta da campo santa Margherita fino alla Giudecca, una specie di congresso del PD insieme a un convegno dell’AUDIS, accompagnato dal rumore dei tuoi passi tra le calli di sera, il chiasso dei mbriaghi nei bacari, lo sciacquio del motoscafo dalle Zattere.

Quando ci incontravamo era sempre per poche ore e io avevo imposto la regola che i nostri fossero incontri conclusivi di un lavoro che avesse già preso forma per telefono e per mail. Abbiamo inventato tante cose così che poi, soprattutto tu, in un ambiente più favorevole del mio, sei riuscita a far viaggiare, anche se mai come avremmo voluto. Favole al telefono, le avevamo chiamate.

Siamo stati la dimostrazione plastica che una donna ed un uomo possono lavorare insieme e migliorarsi a vicenda sulla base di un sentimento vero e forte di amicizia. E di grande e affettuoso rispetto anche quando, pochissime volte, avevamo idee differenti. Come quando mesi fa, più tenace di me, hai deciso di restare e io di andarmene dalla nostra comune croce politica.

Ho imparato tanto da te, soprattutto quanta ricchezza intellettuale e morale abbia da spendere, a vantaggio di tutti, una donna che affronta il mondo maschile puntando sulle sue qualità di genere, affrontando la stessa discussione sui medesimi problemi imponendo all’attenzione un altro punto di vista. Che divertimento, Marina, vedere sconcerto e poi ammirazione sulle facce sorprese di alcuni.

Abbiamo scritto insieme pagine importanti anche se, per lo più, hanno creato, non volendolo, l’imbarazzo di molti allergici a trovare processi e regole comuni che dessero una direzione, certa e condivisa, ai cambiamenti.

La “Carta AUDIS della Rigenerazione Urbana”, del 2008 che riassumeva per punti le caratteristiche che avrebbe dovuto avere un progetto per essere considerato davvero rigenerativo di un territorio. Il “Protocollo della Qualità Urbana”, un tentativo di sfoltire le procedure autorizzative dei progetti, dando trasparenza di modalità e certezza dei tempi sia all’Amministrazione Pubblica, sia agli investitori privati, ma contemporaneamente indicando parametri per accrescere la Qualità ambientale, sociale, economica ed estetica dei progetti. La definizione, per la prima - credo ancora unica - volta in Italia, della “Prassi di riferimento per la valutazione economica dei progetti di trasformazione urbana”, elaborata da Roma Capitale, Risorse per Roma, AUDIS e ratificata dall’UNI, ente italiano di normazione della qualità, per guidare correttamente lo sviluppo di un piano economico-finanziario di un progetto di trasformazione urbana. Per evitare errori e lungaggini, ma anche sperperi e opacità finanziarie. La tua collaborazione amichevole al Piano di Sviluppo Strategico di Roma Capitale, che esiste(va), ma non è citabile perché nato nel “momento sbagliato”, come per una disattenzione dell’allora maggioranza capitolina (2010), i cui capi non lo approvarono mai, e ignorato dall’opposizione di allora. Carte che dicono molto sul fallimento, annoso, di Roma.

Ma il lavoro nel quale ci siamo impegnati di più, ricordi Marina, ne abbiamo parlato solo quindici giorni fa, fu la “Carta della Partecipazione del PD”. Quanta esperienza viva e quante speranze quando la scrivemmo nel 2007, alla nascita del PD. La mandammo a tutti i dirigenti di allora, molti ancora di oggi, ne parlammo con alcuni. Nessuno volle risponderci. Eppure, fino all’ultimo, non hai perso mai la speranza che qualcosa di positivo potesse nascere da tutto il tuo impegno. Ci siamo scambiati le nostre carte sulla rinascita di Venezia e di Roma. Ma, ora, sono ferme dove le avevamo lasciate poco fa.

Andandotene hai voluto lasciarmi il più bel regalo di te. Hai voluto parlarmi della tua dimensione spirituale. All’inizio con timidezza, argomento difficile da affrontare a cuore aperto con un miscredente come me. Ma di fronte alla mia piena comprensione sei stata felice, perché avevo accolto quei tuoi pensieri senza sorpresa o le perplessità che, mi hai detto, avevano suscitato in altri. Ci speravo tanto che mi capissi, mi hai detto, questo mi aiuta molto, mi rasserena. Certo che ti ho capita, Marina, perché come in altre circostanze, tu sai e vedi cose che io non so e non riesco a vedere. Ma mi fido di te. Così ci siamo lasciati.

E ora leggo e rileggo l’ultimo wa dove mi chiedi di scriverti qualcosa sul tema “A che serve la città?” e io ti rispondo “a tenerci allegri, volendo” e tu di rimando “L’idea che la città tiene allegri mi pare perfetta! A presto Umberto e un grande bacio, marina”.

Umberto Mosso, Roma

***

Marina,
la tua mamma mi ha detto: verde come il bosco, bianco come la neve, azzurro come il cielo.
È proprio così.

Tu come il bosco: luogo fresco, fitto e ricco di un’infinità di elementi diversi, tutti vivi, importanti, funzionali uno all’altro, in quel perfetto miscuglio equilibrato che rende il bosco appassionante, appagante e magico.

Il verde dei tuoi occhi.
Verde come la forza della natura: inarrestabile, incontro a tutti i momenti dell’esistenza, raccogliendoli e valorizzandoli con ogni tuo gesto, in un unico ed originale processo di perenne rigenerazione e gemmazione.
Sempre trovando la via.

Come il bosco verde spacca le montagne, le rocce, il cemento o l’asfalto, per vivere e germogliare anche in una piccolissima fessura dall’aspetto impossibile, così tu.
Per ognuno di noi, per ogni persona che hai incontrato, un germoglio, un fiore o un seme da custodire fino alla sua futura primavera.
Bianco come la neve candida, come la tua essenza, come il tuo essere sempre e comunque Marina.

Bianco cristallino come la tua intelligenza, limpida, perfetta e rara.
Intelligenza freschissima e avvolgente, ma, come la neve, soffice.
Quel bianco capace di purificare il mondo dai rumori molesti. Come la neve.
Neve Marina…Il tuo essere l’insieme di ingranaggi meravigliosi, complessi, unici, trasparenti e danzanti, come i fiocchi di neve.
La tua essenza, fatta di quella miriade di splendidi fiocchi di neve, ha dissetato anche i terreni più aridi. Come la neve.

Azzurro come il cielo. Certo. Il colore dell’infinito, dell’orizzonte.
Oltre ogni definizione preconfezionata, oltre ogni confine immaginato o immaginabile, quell’infinità di spazio nella quale ha vissuto in ogni istante il tuo incommensurabile amore per la vita “e tutto ciò che contiene”.
Hai amato anche il tuo male, espandendo l’orizzonte azzurro della tua anima così immensamente da vanificare qualsiasi aggettivo.

Azzurro come la luce del tuo sorriso e del tuo sguardo curioso e fiero, rivolto verso il futuro.
Domenica, con i tuoi occhi verdi come il bosco, hai spalancato gli scuri, affinché l’azzurro del cielo riempisse la luce bianca come la neve del primo mattino d’estate.
All’alba di una nuova stagione, hai scelto il tuo ultimo gesto terreno per noi: guardare serena verso l’orizzonte, volgendo la testa a sinistra.

¡Hasta siempre!, mi vida...

Chiara Sabbadini

***

Con Marina parlavamo di riqualificazione urbana dalla fine degli anni novanta, quando iniziai a lavorare in Regione Emilia-Romagna.
E' stata una fortuna conoscerla e condividere il suo entusiasmo e la sua voglia di fare.
Incontrarla a Venezia o alle iniziative di Audis era sempre una bella esperienza, quante occasioni condivise!
Quanto ci mancherai, Marina!

Michele Zanelli, Bologna

***

Non so se Marina ci credesse.
Una volta sola mi parlò della bellezza e della fatica di una vita.
“Abbiamo diritto a tenere un bigliettino in tasca - le dissi - su cui scrivere le domande per Chi deve delle risposte”.
Sorrise.
Di domande ne aveva tante. Raccolte tra i pezzi grigi della città degli uomini, dove cercava e sperava vita nuova.

Buon lavoro Marina.
Ce n’è tanto da fare anche nella città di Dio.

Massimo Pinardi, IDSC Bologna

***

Ti ho incontrato ormai vent’anni fa. Era in Comune  a Modena, io appena laureato, che la “riqualificazione” la avevo vista solo sui libri, e cominciavo la mia avventura nel mondo reale.
Io che AUDIS manco sapevo cosa fosse.

In fondo non ci siamo mai persi. Ci legava la passione per questo mestiere e una grandissima stima: che annullavano la distanza degli inevitabili distacchi, e che rendevano tutto immediatamente attuale quando c’era occasione per risentirsi.

Viene via con te anche un pezzo della mia storia: spero di avere  lasciato qualcosa anche a te, come tu hai fatto con me.

Marcello Capucci, Servizio Qualità urbana e politiche abitative Regione Emilia-Romagna

***

Siamo tutti senza parole. Conosco Marina per via di Audis da credo 20 anni, ma data la lontananza ci siamo visti forse poco più di una decina di volte (più una volta per caso alla Coop della Giudecca, io in vacanza con le figlie). Tante telefonate negli anni, spesso a distanza di molto tempo l’una dall’altra. Compresa quella in cui mi ha detto della sua malattia.

Chi l’ha conosciuta lo sa, c’era sempre molta vita nella sua voce e, nonostante io sia un disastro al telefono, lei era una di quelle persone con cui mi riusciva di fare lunghe chiacchierate parlando di cose serie e di scemenze, ma anche di cose profonde.

Ho ancora un bel poster di un convegno organizzato da lei a Palazzo Vecchio in cui generosamente mi aveva coinvolto, credo 2003, e il titolo che aveva scelto era “Chi salva l’area è a metà dell’opera” alludendo all’importanza decisiva delle persone, che sono quelle che fanno un luogo, che fanno la città.
Niente male per una che era l’anima dell’Associazione AREE urbane dismesse ecc. Io la considererei una traccia da seguire.

Stefano Sampaolo, Censis

***

Non conoscevo Marina prima di allora:  poi nel 2012 ad un convegno presso la Provincia di Treviso, ebbi il piacere di ascoltarla nel descrivere il Protocollo di Roma Capitale e volli attenderla a fine lavori per chiederle se potevamo confrontarci su un tema che a me stava molto a cuore : il Project Management applicato al mondo delle trasformazioni urbane. Da quel momento ci siamo tenuti in contatto, ci siamo visti a Faenza per un seminario e più volte in Giudecca dove entrambi avevamo casa ed era ogni volta un piacere ascoltare il suo punto di vista di persona competente ma umile, giovane ma esperta, curiosa, ironica, concreta ma con nobili ideali.

Mi aveva detto del suo male col quale conviveva già da tempo, ma mai avrei immaginato che un animo così fiero potesse essere vinto, e così presto.

La notizia mi ha lasciato veramente sgomento.
Una  enorme perdita per la sua famiglia, per tutti quelli che gli erano vicini, per chi aveva la fortuna di lavorare con lei, ai quali vanno le mie condoglianze.

Paolo Cibotti

***

Grazie Marina,
di avere creduto insieme a noi nel poter costruire un mondo migliore, più giusto nelle istituzioni, nelle relazioni e nel rapporto con l'ambiente che ci ospita.
Io ti ho conosciuto poco e frequentato per qualche mese, ma mi sento di dire che il tuo lavoro, la tua passione e la tua dedizione, resterà sempre nei nostri cuori e ci darà forza nei momenti di fatica.

Ci mancherà la tua presenza, ma sarai Viva in noi e in mezzo a noi.

P.S. potevi apparire come una persona tutta d'un pezzo, e mi hai rifilato anche qualche scappellotto, ma alla fine si vedeva che avevi un cuore d'oro :-)

Riccardo Tagliaferri

***

Ci ha lasciato Marina Dragotto, urbanista, studiosa, da sempre politicamente impegnata per Venezia, città nella quale aveva studiato, lavorato, che amava e in cui aveva scelto di vivere.

Laureata in Pianificazione territoriale urbanistica e ambientale allo Iuav di Venezia, ricercatrice del COSES-Consorzio per la Ricerca e la Formazione, poi dipendente del Comune di Venezia, quando il centro di ricerca è stato sciolto. Si è occupata di pianificazione strategica, ma da tempo la sua attenzione era rivolta alla rigenerazione urbana e quindi a strumenti, politiche e pratiche per la trasformazione urbana e territoriale, soprattutto in qualità di attiva direttrice di AUDIS-Associazione aree urbane dismesse, che ha contribuito a costruire e alla quale ha dedicato sempre impegno e grande dedizione.

Il suo occhio da urbanista e la sua attenzione alla città e alle dinamiche urbane la rendevano un osservatore attento e un interlocutore prezioso nella formulazione di scelte, percorsi da intraprendere, priorità da individuare e prospettive alternative da proporre.

La politica è stata un grande interesse per Marina fin dai tempi dell’Università dove ha coltivato quell’atteggiamento critico – anche nei confronti dell’urbanistica – che le ha consentito di offrire sempre un contributo di riflessione originale e personale.
Fare politica, essere politicamente impegnati, era per lei la leva per costruire azioni collettive per affrontare i problemi e provare a cambiare il quotidiano.
Per questo Marina sapeva schierarsi e lo faceva sempre con intelligenza, piena conoscenza dei fatti e con molta passione.

È difficile ricordarla senza essere sopraffatti dal dolore perché Marina era un’amica, una persona cara con la quale ho condiviso non tanto un percorso formativo, quanto piuttosto molti ideali, molti progetti e tante riflessioni: un pezzo importante di vita piena di momenti felici.

La scomparsa di Marina lascia un vuoto profondo perché la sua energia e la sua caparbietà – in ogni azione che intraprendeva e per le quali si impegnava – erano il tratto di chi ha obiettivi precisi e sentimenti limpidi.

Marina, mi mancherai, ci mancherai.

Laura Fregolent, Presidente INU Veneto

***

Cara Marina, la tua competenza, la tua propensione all'inclusione che ti ha sempre contraddistinto, la capacità di saper dare voce, di saper costruire, di guardare oltre, attraverso una visione sistemica, capace e proattiva, ma anche la gioia di chi ama il proprio lavoro come lo hai amato tu, sono le impavide luci di un faro che illumina il pensiero di chi ha avuto il privilegio di incontrarti.

Grazie

Silvia Paparella, RemTech Expo General Manager

***

E’ stato il mio unico pensiero ieri, fino a quando ho chiuso gli occhi. E oggi, anche, come se tutto il resto rimanesse sfuocato, in seconda fila. Mi pare non ci sia spazio per niente.

In queste circostanze, forse trascinati da un po’ di retorica, forse spinti dalla forza della mancanza, si dice spesso della persona che non c’è più che fosse una persona speciale. Mai come questa volta però, questa considerazione è autentica, in tutta la sua pienezza. Speciale mi pare addirittura poco.

Le ho detto una volta che, se fossi rinata e avessi potuto scegliere, avrei voluto vivere con il suo carattere. E lei si è schernita, facendo il suo solito bagno di umiltà. Un raggio di sole Marina, un riferimento, un pensiero per ciascuno, splendidi sorrisi, coraggio, forza di volontà, entusiasmo per le piccole cose, passione, curiosità, insaziabile voglia di fare e di vivere. Mai nessuno sarà come lei.

Per me, era unico il confronto con lei, perché mai ho trovato quella capacità di analisi associata a delicata schiettezza, al rispetto delle mie debolezze, alla capacità di farmi vedere prospettive nuove. Pane pane, vino al vino, ma senza crudezza, come un soffio di vento delicato che sposta le nubi e ti incoraggia ad osservare con lucidità e con positività qualunque sfumatura. Tante volte mi ha fatto sentire migliore di quella che sono, tante volte mi ha fatto appoggiare sulla sua spalla per farmi sentire che c’era e tante volte mi ha fatto vedere cose impercettibili che non avevo colto. E tutto questo, fino all’ultimo, come se la malattia fosse un dettaglio.

Sono riuscita per fortuna a dirle più volte che le volevo bene e che questo bene sarebbe rimasto indelebile. Ci farà compagnia, ne sono certa, col suo sorriso dietro ogni cosa. Ci sarà nei momenti importanti e già la sento suggerire ciò che pensa, in modo lieve.
Una vera ricchezza per tutti noi averla avuta accanto.

Volevo solamente dirle grazie per ciò che ha fatto e coraggio per i giorni che verranno.

Un abbraccio

Giusi India

***

Abbiamo fatto parte della stessa commissione sulla Rigenerazione urbana, di Federcasa. La nostra conoscenza è cominciata così, con scambi di idee sul futuro della casa pubblica, ed è stato uno incontro concreto e proficuo. L’ultimo nostro scambio di mail risale al dicembre scorso, poche parole affettuose per non aver potuto partecipare ad una mia iniziativa che comunque “aveva seguito da lontano, sia attraverso Paola (Capriotti), sia attraverso veneziani presenti al convegno…” dove concludeva “Sono contenta di vedere che non ti arrendi mai! ”. Le risposi “Ne conosco un'altra …..ancora più forte”

Così la ricordo, piena di passione e di grande intelligenza!Ci sono battaglie da c

ontinuare, sfide da raccogliere, spero saremo in tanti a farlo, in sua memoria.

Stefania Spiazzi, Ater Venezia

***

Marina Dragotto il cavaliere bianco della Rigenerazione urbana

Quanto pudore si può e si deve serbare per i propri sentimenti? Possono, il dolore e il lutto, consentire di portare allo scoperto pensieri e umori che non siamo sicuri di voler confessare nemmeno a noi stessi?

Quando mi sono seduto alla scrivania per scrivere il biglietto con cui prendere congedo da Marina tributandole l’affetto, la stima e la gratitudine che l’Archivio Piacentini e la sua Rivista – del cui Comitato di Redazione Marina aveva, generosamente, accettato di fare parte - nutrono per lei, mi sono trovato di fronte alla bozza di una lettera antica.

Una lettera che parlava di Marina, scritta ma mai spedita ad un amico che, nelle ore in cui la scrivevo, aveva subito un lutto immenso.

Raccontavo di “essere entrato in questo territorio oscuro della pandemia con tre gravi preoccupazioni per le conseguenze che ne potevano sortire - oltre che per l'umanità intera che, si sa, è un concetto imponente ma lontano - per le persone che mi sono più care. Le tre preoccupazioni riguardavano te, per il fulmine caduto su Jara, un amico agronomo di Alzano Lombardo ricoverato a Bergamo per una polmonite, una amica veneziana con seri problemi oncologici ricoverata al San Raffaele. Nella stessa notte se ne sono andate Jara e il mio amico Contardo Crotti, il bergamasco, e ho pianto per un giorno intero cercando di tenere acceso il lumino della speranza per la terza sventurata figura di questa mia privata passione. Un lumino che è ancora - ma per quanto? – acceso. Mentre con Marina cerco di intrattenere il filo di un discorso a distanza che so per lei faticoso, ma insisto perché mi scriva per la rivista dell'Archivio un pezzo, sperando di non dovere invece scrivere io l'obituary che l'accompagni nel suo ultimo viaggio.”

E invece è andata proprio così.

Non è semplice costruire nuove amicizie quando si è ormai lontani dai furori giovanili e dai percorsi di formazione che li accompagnano portandoci a condividere visioni, propositi, desideri. Amicizie forti, fatte per durare una vita e attraversare la soglia oscura della morte. Con Marina mi è successo.

Pochi anni fa ci siamo incontrati in una riunione di AUDIS, nella sala di uno dei brutti palazzi semi-periferici che, all’ombra del cavalcavia ferroviario, ospitano gli uffici del Comune di Modena.

Ci ha fatto incontrare Dionisio Vianello, fondatore e presidente onorario di AUDIS, ingegnere-urbanista bassanese, vecchio amico di Osvaldo; lo avevo frequentato con Ugo negli anni ’80, quando noi lavoravamo al Piano Territoriale Regionale dell’Emilia Romagna e lui a quello del Veneto. Tentativi di riproporre – più avveduti? – le utopie riformiste del primo centro-sinistra e del Progetto 80.

Dionisio aveva fatto avere a Marina - che di AUDIS era il direttore -- qualche mia considerazione critica sull’urbanistica emiliana. Marina le voleva pubblicare sulla newsletter di AUDIS. L’incontro modenese era l’occasione per parlarne e per convincermi a superare la ritrosia a rendere pubblici pensieri non troppo diplomatici.

La passeggiata dal Comune alla Stazione Ferroviaria a fine riunione è stato il tempo del nostro conoscerci e del lasciarmi impresso, indelebilmente, il segno della sua personalità, forte e gentile.

Così, quando mi è toccato di affrontare i temi della rigenerazione urbana (che io, peraltro, non chiamavo neppure così) ad un livello più impegnativo di quello che non mi consentissero l’esperienza e le competenze di CAIRE, è stato normale spendere il suo nome e quello di AUDIS per indicare a committenti importanti un riferimento di qualità e valore indiscussi.

È stato così con Legacoop Emilia Romagna e con Maurizio Brioni per impostare un approccio che ha generato due stagioni di laboratori formativi che hanno avvicinato – come mai prima -  le molteplici anime della cooperazione – tra loro e con i temi della rigenerazione - e anche le culture tecniche del pubblico e del privato in un insolito profilo di cooperazione che dovrà sostituire l’atavica diffidenza.

Non è riuscito ad essere così, nonostante l’impegno ostinato di Domenico Gribaudi, con Unindustria Reggio Emilia, dove la gigantesca partita delle ex Officine Meccaniche Reggiane molto si sarebbe giovata della esperienza articolata e cosmopolita di AUDIS; diversamente ha voluto il corso degli eventi.

In ognuna di queste circostanze – e in tutte le altre, più lontane dalla mia attività, in cui ho visto Marina in azione, la sua personalità, gentile e severa, era in grado di costruire attenzione e adesione ad un pensiero profondo, circostanziato, maturo sui temi della città post-fordista e della sua evoluzione necessaria.

In lei mi era sembrato di trovare una sorella maggiore un po’ più giovane di me, capace come pochi di richiamare all’ordine le mie impazienze e intemperanze; all’ordine di un pensiero razionale ma non per questo mai disincantato.

Le immagini trasformano i ricordi in simboli. Per ricordare Marina nell’ora in cui ci ha lasciati mi è sembrato appropriato associare alla sua scomparsa l’immagine della più bella (per me) incisione di Albrecht Durer, quel “Cavaliere la Morte e il Diavolo – die Ritter” che tanto rilievo ha assunto nella cultura d’occidente.

Come il miles christianus di Erasmo, Marina ha affrontato le temperie di una lunga vicenda sanitaria che le ha dato e tolto speranze, protetta dalla armatura della sua ragione, capace di tenere lontano, sino all’ultimo, le tenebre del male. Non est fas respicere. Ciao Marina!  

Giampiero Lupatelli, CAIRE

* Il testo è stato scritto per la rivista "Tra il dire e il fare" dell'Archivio Piacentini e sarà pubblicato il prossimo 8 luglio

***

Nel 2016 ci siamo ritrovati a parlare insieme di rigenerazione urbana, non era un tema cosi diffuso, tutt’altro. Federcasa la vedeva come una questione assolutamente strategica per rilanciare il ruolo delle aziende casa, per invertire la narrativa. Non molti erano disposti a darci credito, a riconoscere questo potenziale ruolo per il nostro mondo, Marina colse la sfida!

Lo faceva per la “città pubblica”, per un pensiero rispetto alla città che riteneva perduto, ma di assoluta importanza per immaginarne una rinascita. Era convinta che unendo le forze, mettendo insieme i diversi attori dell’abitare si potessero di nuovo immaginare le trasformazioni urbane che avevano portato alla nascita di Audis.

Mancavano e mancano ancora gli strumenti, mancava la consapevolezza degli attori principali. Ci siamo divisi nel riconoscere i compagni di strada, avevamo – su questo – visione diverse. Rimane l’obiettivo comune, quell’obiettivo rispetto alla “città pubblica”.

Riusciremo, un giorno, in questo paese, a tornare alle trasformazioni urbane immaginate da lei.

Quel giorno saremo consapevoli che il risultato è il frutto di più cammini, che si incontrano e si dividono, che portano insieme ad un bene di ordine superiore.

Luca Talluri e Alessandro Almadori per Federcasa

****

Con commozione, in ricordo delle diverse attività svolte insieme tra Venezia, Parigi Val de Marne e Roma.

Francesca Graziani, Agenzia del Demanio

****

Marina ha speso la sua vita in una ricerca appassionata per la qualità della vita. Lo faceva attraverso le città, perché credeva nelle persone e nella loro capacità generativa che giudicava potenziata dalla densità delle relazioni.

Da qui nasce il suo amore per AUDIS che concepiva come il luogo in cui i diversi punti di vista potessero trovare armonizzazione per precipitare quindi nelle trasformazioni urbane e proseguire il loro fertile ciclo.

È in AUDIS che ci siamo incontrate 5 anni fa. É diventata una maestra generosa e un’amica luminosa.

Ciao Marina, faccio tesoro del tuo amore per la vita, della passione e determinazione con cui ti sei data al lavoro, della limpidezza e accoglienza con cui hai sempre curato le persone.

Paola Capriotti, Segreteria scientifica AUDIS

***

Ho avuto il piacere di conoscere Marina nell'ambito delle mie ricerche: lei si è sempre mostrata una persona pronta ad ascoltare e a stimolare il confronto, supportando con generosità lo scambio di idee.

Spero vivamente che il suo lavoro possa proseguire.

Marco Locurcio, Politecnico di Bari

***

Il ricordo di Marina è quello di una donna energica e positiva, che metteva nel lavoro passione e determinazione. L’abbiamo conosciuta per pochi anni, da quando ART-ER è diventata socio di AUDIS nel 2018, ma ne abbiamo apprezzato subito la sincerità e la generosità con cui ti coinvolgeva nei suoi progetti. 

Nel tempo abbiamo condiviso con lei una visione della rigenerazione urbana, facendo insieme un pezzo di strada e condividendo pensieri e relazioni che ci hanno arricchito, personalmente e come società.

La sua scomparsa è una perdita che sentiamo non solo professionalmente, poiché anche nella professione ha sempre mostrato umanità ed empatia. 

Ed è per questo che ci piace ricordarla, non su un podio a presentare una lezione, ma seduta ad un caffè, a scambiare con noi fianco a fianco progetti per il futuro, con una grande voglia di guardare sempre avanti.

Teresa Bagnoli e Serena Maioli, ART-ER

***

A nome mio personale e dell'Associazione Nazionale Centri Storico Artistici (ANCSA) esprimo lo sgomento per la notizia che abbiamo appreso in queste ore.

Marina Dragotto è stata una persona con cui ho collaborato in numerose occasioni, stabilendo con lei un rapporto di stima e di amicizia sul piano umano e personale.

Le considerazioni che abbiamo scambiato più volte in merito al lavoro che stavamo svolgendo, si sono rivelate proficue per l'avanzamento della riflessione sui temi della qualità del progetto urbanistico e sulle strategie per la rigenerazione della città esistente.

Credo di poter fin da ora assumere l'impegno a riflettere su questo prezioso contributo, anche nell'ambito delle iniziative che l'ANCSA si accinge a sviluppare in occasione dei 60 anni della fondazione.

Sarà un modo per rendere omaggio a una persona generosa e intelligente, la cui mancanza mi mancherà e ci mancherà tantissimo.

Stefano Storchi, Segretario Generale ANCSA

***

Abbiamo appreso della prematura scomparsa di Marina, con la quale avevamo un dialogo prezioso a partire dagli albori del nostro progetto di riuso temporaneo della Colonia Bolognese, che abbiamo condiviso passo a passo con lei.

Per noi Marina è stata una luce ed una direzione certa, sempre disponibile, sorridente ed entusiasta. Vogliamo pensare che continuerà a condividere le nostre prossime tappe, illuminandoci, ora dall'alto, come ha fatto sempre.

Marina, d'ora in poi sarai tu il nostro palloncino rosso.

Aps il Palloncino rosso, Rimini

***

Please forgive me for not being able to write in Italian but the emotion is too big after I have learned that our dear Marina finally left us. I had the feeling that something was going to happen. Last Saturday she wrote back one last time to my messages and then,..

My name is Pierre Michel from Lyon. I conducted an exchange program with Marina at the time of Interact, an Eu exchange program in 2004. We became friends and had common interests and she came back in 2005 with a group of colleagues for another visit.

We remained in touch all the following years and I went to visit her in the spring of 2018, at a time when she was feeling better. I kept these pictures of three amazing days I had with her and that I will never forget. 

She was the grace, beauty and intelligence and the pictures attached show it with great accuracy and no more comments are necessary.

For those of you who knew her you know what I mean, you know what I feel that is deep sadness. I cannot find more words but I wanted to express a few one to say how much I will miss Marina.

May she be in peace and remembered by all of us.

Pierre Michel, Lyon

 

 

***

Abbiamo appreso ieri, sgomenti, che la direttrice Marina Dragotto ci ha lasciati. Vogliamo esprimere il nostro più sincero cordoglio ai familiari e all'Associazione che ha guidato, in tutti questi anni, con grande passione.

Rimarrà ad Imperia, e a tutti quelli che hanno potuto conoscerla, il ricordo di una professionista coscienziosa che ha saputo affiancare la nostra ricerca con grande serietà, senza mai risparmiarsi, collaborando sui temi della Città e del benessere delle persone.

Rimarrà in noi il ricordo di una persona brillante, entusiasta e sincera, con la quale è stato coinvolgente, tracciare le dinamiche di quel futuro che, purtroppo, le è stato negato.

Enrico Lupi CONFCOMMERCIO IMPRESE PER L’ITALIA, Giuseppe Panebianco CONFCOMMERCIO Professioni imperia

***

Vedere qualcuno per la prima volta e credere di conoscerlo da sempre.

Questo ciò che abbiamo provato nel vedere Marina.

Forse perché guardandola abbiamo sentito la sua passione, l’amore per ciò che faceva, l’interesse, la curiosità, l’inarrestabile voglia di scoprire e di andare avanti.

Grazie Marina per aver trasmesso anche a noi l’importanza della rigenerazione urbana, della valorizzazione del territorio, di quelle aree dismesse di cui ti sei presa cura e di cui, grazie alla tua preziosa collaborazione, ne abbiamo scoperto il valore.

Con sentito affetto,

Cescot Rimini

***

Ho avuto il privilegio di avere Marina come collega di lavoro e vicina di stanza, in ufficio. Entrambe lavoravamo presso il Settore Politiche Comunitarie, dove lei si occupava di progetti nazionali e io di progetti europei. Raramente, e lo dico senza retorica, ho incontrato una persona tanto positiva. lucida e proiettata nel futuro. Ricordo ancora perfettamente la mia incredulità quando, ormai parecchi anni fa, mi raccontò di essere malata; il suo bellissimo sorriso e la sua energia non erano minimamente associabili all'idea di un male così terribile e impietoso. 

Quando arrivava in ufficio era sempre coloratissima, di un'eleganza originale e divertente: ammiravo i suoi meravigliosi cappotti invernali e le sue originali magliette estive a stampe colorate. Da quando aveva scoperto di stare tanto male, mi raccontava, aveva deciso di concedersi anche delle piccole frivolezze, come adoperare le scarpe col tacco anche in una città i cui si macinano chilometri e chilometri a piedi. Ricordo quando mi mandò una sua foto con un abito di paillettes dorate che le avevo prestato per una festa a tema, che, per quanto piuttosto carnevalesco addosso a lei riusciva a diventare elegantissimo e chic.

Era bella e generosa: aveva capito che non valeva proprio la pena di prendersela per i problemi quotidiani, e non dimenticherò mai un venerdì pomeriggio di due anni fa in cui, vedendomi sommersa di lavoro e di pessimo umore, mi bussò alla porta e mi lasciò una fetta di tiramisù: quelle piccole coccole che a volte valgono più di milioni di parole.

E poi la ricordo ballare: alle feste di Natale dell'ufficio, alla festa dei suoi 50 anni, in cui mi invitò a cantare. 

La ricordo, qualche mese fa, prima che il Coronavirus rendesse così complicato vedersi, nel suo bellissimo appartamento alla Giudecca, pieno di piante e luminoso come lei, circondata dall'affetto della sua fortissima mamma e degli amici: ci davamo una sorta di staffetta per non essere in troppi contemporaneamente, ma eravamo sempre in tanti. Vederla così magra e minuta mi aveva colpito: ma poi, quando avevamo iniziato a parlare e lei con entusiasmo ci aveva raccontato delle sue idee e del suo impegno per il futuro della città, la sua vulcanica energia positiva ci aveva quasi fatto dimenticare la sua fragilità. Quel giorno di febbraio io e le altre l'avevamo salutata sicure che l'avremmo rivista.

Purtroppo poi è andata come sappiamo tutti.

Però io so che porterò sempre con me un pezzetto di lei: lei che al mattino, quando le chiedevi "come stai?" ti rispondeva, con quel suo bellissimo sorriso: "Bene, sono viva!".

Franca Pullia, Comune di Venezia

***

Pochi incontri di persona. Purtroppo.
Tante telefonate di lavoro.
E una sola non di lavoro. Lo scorso febbraio.
A sorpresa.
Marina mi ha chiamato per fare due chiacchiere.
Per raccontare e raccontarci.
In quei 30 minuti al telefono mi ha regalato tante idee, pensieri, riflessioni. E passione, conoscenza, curiosità, ironia.
Quando ho chiuso la chiamata mi sono accorto che non una sua sola parola era stata vuota o superficiale.

Era impossibile per lei rimanere sulla superficie delle cose. Non era il suo ambiente naturale. Perché sotto la superficie spesso ci sono mondi, verità, imprevedibili scoperte. Ed è lì che Marina viveva e splendeva.

Marina manca e mancherà tanto...

Giovanni Scalambra, Ufficio stampa AUDIS

***

Non ci sono parole adeguate o sufficienti per commentare la triste e dolorosa notizia della prematura scomparsa della cara Marina Dragotto.

La conoscevamo da qualche anno, da quando avevamo iniziato con AUDIS una proficua collaborazione sui temi della rigenerazione urbana, scelta consolidata dalla decisione di diventare soci di questa importante Associazione che ha tra i principali obiettivi quello di favorire i processi di trasformazione urbana nel nostro Paese.

Formazione, divulgazione di una cultura che assegna al territorio e alle città rinnovate funzioni per una qualità dell’abitare e del vivere quotidiano che tenga conto delle mutate esigenze di una società in continua evoluzione, sono stati i principi fondamentali che Marina ha saputo, con competenza e professionalità, rappresentare nei tanti incontri con le nostre cooperative e nei laboratori attivati.

Ci lascia un’importante testimonianza, della quale faremo buon tesoro, che attiene in primis alla sua persona per la tenacia e per l’impegno che dedicava a tutte le attività che era chiamata a svolgere e per le quali aveva conseguito tanti successi e consensi anche nel mondo cooperativo.

Vogliamo ricordarla, con il suo sorriso, con le battute sempre pronte e con la capacità di conquistare il favore dei suoi uditori, fossero espressione del sistema pubblico o privato, nel superamento delle distanze tra culture e interessi diversi, nella ricerca di obiettivi comuni e di percorsi in grado di favorire e promuovere la rigenerazione dei territori per una vita migliore.

GRAZIE MARINA

Giovanni Monti, Igor Skuk, Rita Pareschi, Francesca Montalti, Maurizio Brioni, (Legacoop Emilia-Romagna)

***

Saranno molti a ricordare l’intelligenza e il costante impegno di Marina nella professione e nella vita.

Soprattutto, per me, è stata una lunga, tormentata, nonostante tutto solidissima amicizia. Niente mezzi termini con lei. Abbiamo così mescolato al lavoro fatto insieme per AUDIS molto del nostro vissuto in una miscela esplosiva. E così ad un certo punto è stato, per poi riprendere, con nuova forza e consapevolezza. Una comune amica, esperta di cose umane, ci ha detto che si è trattato di amore.

AUDIS è stato fino a pochi giorni fa tra noi un argomento. Lo usavo perché sapevo quanto fosse per  lei un aggancio alla vita che non voleva lasciare, lo sguardo si faceva ancora più acceso e il tono determinato e ‘imperioso’, come sempre il suo. 

Anna Zemella, ufficio stampa AUDIS

***

Apprendo con grande tristezza della tua scomparsa...

Ci eravamo sentite per Pasqua e mi ero ripromessa di venire a trovarti appena fosse stato possibile.

Lasci un grande vuoto in tutti noi che ti hanno conosciuta. La tua passione, la tua disponibilità, il tuo essere solare sempre.

Per me sei stata una grande amica, oltre che una collega che ho sempre stimato tantissimo.

Il tuo pensiero mi accompagnerà sempre.

Alessandra Albani

***

Il giardino di Marina.

Il primo fiore l’ho ricevuto da Marina via whatsapp il 14 marzo; da quel giorno ha cominciato a prendere forma il suo giardino, nel quale ha piantato l’ultimo fiore il 16 giugno. 

C’è voluto poco per cogliere la cura così evidente con cui lei fotografava i fiori che tiene nella sua casa della Giudecca. Ogni scatto racconta e dice di lei. Me ne ha mandati 21: condivido il primo, l’ultimo e quello che lei ha definito bellezza pura.

A un certo punto è diventato chiaro il disegno dell’inaspettato giardino che stava compiendo con discrezione e determinazione. E ne abbiamo parlato.

Per lei era un modo per ringraziarmi della compagnia che, misteriosamente, mi sono trovata a farle in quest’ultimo periodo. D’altra parte, la coscienza con cui stava affrontando il suo ultimo passo è stata per me un esempio che trattengo come insegnamento prezioso.

A ben vedere, questo frammento del rapporto con Marina, è quasi una parabola del suo modo di porsi e di costruire che ho visto dipanarsi da quando, circa 3 anni fa, ci siamo conosciute confrontandoci sui temi di AUDIS, mettendo le basi che hanno portato alla collaborazione di oggi. Parallelamente, ha preso consistenza un cammino umano comune, sempre più intenso di cui le sono profondamente grata.

Emanuela Curtoni, Assolombarda

***

Ho condiviso con Marina esperienze professionali tra le più importanti nella mia formazione e nella mia carriera, una frequentazione lavorativa che era sfociata col tempo in quelle amicizie in cui ci si intende subito al volo. L’entusiasmo e  le idee erano tante, e, appena si poteva, si investiva il tempo a costruire e a programmare, non di rado camminando per le calle di Venezia attraverso i percorsi sconosciuti che quasi solo lei, profonda intenditrice ed innamorata della sua città, conosceva. Un giorno di questi, diversi anni fa, mi raccontò della sua malattia appena scoperta, per qualche motivo fui uno dei primissimi a cui lo disse. Quella fu una giornata di progetti particolarmente prolifica, e me lo disse in un momento quasi magico, nell’incredibile atmosfera dell’attraversare lo splendido cortile del conservatorio di Venezia mentre la musica delle prove si diffondeva dai finestroni antichi delle aule che vi si affacciano, perchè lei sapeva quando i cancellini sono aperti e ci si può passare facendo anche una scorciatoia. Beh, in quell’esperienza indimenticabile, la cosa più strabiliante di tutte fu, che da quel momento fino ad oggi, nel suo entusiasmo, nella sua presenza e nella sua passione, non cambiò assolutamente nulla.  

Igor Villani, Arpae

***

Una notizia dolorosa per i tanti che l’hanno conosciuta ed apprezzata, è mancata Marina Dragotto. Notizia tristissima ma non inattesa. Marina ha combattuto per anni, con spirito indomabile, contro il male che l’ha stroncata; in qualche momento facendoci pensare che avesse stipulato un patto con il virus che la distruggeva, una specie di modus vivendi, per cui incontrandola in uno dei numerosissimi impegni che ha sostenuto fino agli ultimi giorni nessuno poteva immaginare che fosse malata. Una forza quasi sovrumana, che mi piace associare all’incidente che l’altro ieri ha colpito Alex Zanardi. Il male può piegare e sconfiggere il nostro corpo, non il nostro essere umani.

Per tutti quelli che l’hanno conosciuta Marina si identificava con AUDIS, l’associazione delle aree urbane dismesse; e lo era anche per me. Ho fondato AUDIS – forse l’ho raccontato troppe volte – nel 1995 al MIPIM di Cannes insieme a Franco Corsico, allora assessore all’urbanistica di Torino, per cercare di smuovere la stagnante situazione italiana riguardante la riqualificazione delle aree industriali dismesse adeguandola agli standard europei. Ritenemmo che, data la novità della materia almeno per il nostro paese, era meglio creare un nuovo contenitore rispetto ad altri già esistenti, e così fondammo AUDIS. La proposta cadde in un terreno già maturo, per cui all’associazione aderirono fin da subito i Comuni che ospitavano le grandi dismesse di proprietà dello stato. Il ciclo immobiliare era allora in fase espansiva, amministratori ed operatori erano sensibilizzati al problema, con il Decreto Fontana partì quella che poi fu chiamata la prima stagione della rigenerazione urbana.

Anni dopo Corsico terminò il suo incarico a Torino e lasciò la presidenza. In qualità di vicepresidente mi misi alla ricerca di un altro personaggio di grande spessore che fosse nel contempo anche amministratore di una grande città. Roberto D’Agostino, assessore a Venezia, ci diede la sua disponibilità, ed assunse la presidenza. Spostammo così la sede da Torino a Venezia, e come prima cosa cercammo una brava segretaria. Roberto mi propose una giovane e brava funzionaria del dipartimento urbanistica da lui diretto, Marina Dragotto.

Ci incontrammo, e fu amore a prima vista. Marina, sia nel corso di laurea che successivamente come attività professionale, si era sempre occupata di urbanistica; per lei più che un lavoro era una vocazione. Divenne poi responsabile tecnico da parte del comune per il recupero dell’Arsenale di Venezia: una delle aree dismesse più importanti e significative del paese per la valenza storico-architettonica, riconosciuta anche a livello internazionale. 

Purtroppo il suo lavoro come pubblico dipendente le ha dato ben poche soddisfazioni, nonostante l’impegno e la qualità da lei profusa; forse anche per questo Marina aveva riversato su AUDIS una energia ed una passione smisurata. 

Il momento era propizio, il mercato tirava e le amministrazioni facevano a gara tra di loro nel favorire gli interventi di rigenerazione, che allora si chiamava “riqualificazione”. Con il famoso decreto Fontana molti progetti – anche in virtù dei contributi statali – vennero avviati ed in tempi relativamente brevi realizzati. Un caso unico nell’asfittico panorama italiano; e senza tema di smentita possiamo dire che AUDIS fu un crocevia essenziale per il confronto tra pubblico e privato.

Marina nel nuovo impegno portò una ventata di novità aprendo il mondo di AUDIS, che era costituito da amministratori ed imprese attenti soprattutto al mondo del “fare”, ad un clima culturale che nella fase iniziale forse era mancato; e visse con intensità questi pochi tempi felici. 

Erano anni di grande sviluppo per l’associazione, che arrivò ad avere una risonanza internazionale. In proposito ricordo un gustoso episodio. Circa nel 2005 fummo invitati dal governo slovacco a portare il nostro contributo di capacità ed esperienza al tema del recupero degli stabilimenti del calzaturificio Bata, il colosso mondiale della scarpa. Un enorme complesso industriale creato dal Sig. Bata negli anni ‘20 del secolo scorso. Tutto era Bata, anche la città si chiamava Bata, in memoria del grande imprenditore, cacciato dai nazisti perché ebreo, tornato subito dopo la guerra, ricacciato ed espropriato dal regime comunista, che ora, dopo la caduta del muro, cercava il modo di riutilizzare questi complessi. Le fabbriche presentavano la classica tipologia degli opifici tessili dell’Ottocento, edifici multipiano (sei-otto piani) con smisurati spazi di lavoro che ospitavano migliaia di operai. La stessa che ritroviamo nei complessi di archeologia industriale della Schio del Lanificio Rossi e nella Valdagno di Marzotto, che sempre AUDIS aveva studiato. 

Bata aveva fatto costruire un enorme ascensore (circa 12x6 metri) dove aveva sistemato il suo ufficio; posta su un lato degli edifici e completamente aperto verso l’interno, la macchina infernale andava continuamente su e giù consentendogli di controllare “personalmente di persona” - così  direbbe Catarella– se i suoi operai lavoravano o battevano la fiacca. Un capitalismo d’antan, si direbbe oggi. Ricordo ancora che facemmo un direttivo AUDIS dentro il grande ascensore, io e Marina seduti sulle poltrone presidenziali; ho ancora fissi nella memoria gli occhi che le brillavano di felicità.

Ed ancora ricordo un piccolo ma simpatico negozio un po' country  davanti alla stazione ferroviaria di S. Maria Novella a Firenze, dove Marina mi portò dopo un direttivo AUDIS con la Titta Meucci a Palazzo vecchio perché doveva comperarsi un vestito per una occasione importante. Marina aveva un look piuttosto severo ma la convinsi a provare degli abiti coloratissimi – come piacevano a me - con accostamenti anche un po' stravaganti, Ci divertimmo da matti provando e riprovando abiti sgargianti, alla fine anche lei ne fu convinta, ed uscimmo con un grosso pacco legato con lo spago.  Un abito un po' scioccante ma pieno di luce, che si metteva spesso quando ci incontravamo; è un’immagine di lei che mi piace ricordare.

Con AUDIS organizzammo diversi viaggi di studio all’estero insieme al Centro regionale di studi urbanistici del Veneto, associazione che raggruppa gli ingegneri che si occupano di urbanistica, di cui ero presidente. Viaggi che – non solo io - ricordo con grande nostalgia, organizzati in modo  impeccabile da Marina e molto frequentati dagli amministratori di tutta Italia.

Con la crisi del 2008 anche la rigenerazione urbana entrò in crisi, molti progetti si fermarono o furono abbandonati. Inevitabilmente anche AUDIS entrò in sofferenza: diverse amministrazioni abbandonarono l’associazione, le imprese erano fallite o scomparse. L’associazione sempre di più si identificava in Marina, creando anche dei problemi di sovrapposizione, e talvolta di contrasto, con i presidenti che erano successi a D’Agostino, la Titta Meucci assessore all’urbanistica di Firenze e Luca Talluri Presidente di Federcasa. Marina in qualche modo ne era divenuta la vestale, la custode dell’ortodossia, creando anche qualche malumore nei soci più scalpitanti.

Il mondo era cambiato, i metodi ed i programmi che avevamo predicato e diffuso – e in buona parte attuato – non trovavano più riscontro in una realtà completamente diversa. Non si trattava più solo di una delle tante crisi cicliche alle quali ci aveva abituato il mercato immobiliare. Stavano venendo al pettine i nodi di un modello di sviluppo fondato solo sulla crescita e sul consumo di risorse non rinnovabili. Bisognava cercare nuove strade, in direzioni e prospettive affatto diverse da quelle note e praticate, e per di più con risorse scarsissime. A complicare le cose negli ultimi mesi arriva anche il coronavirus, ponendo nuovi problemi prima impensabili. 

Forse non è stato casuale che questo periodo di crisi sempre più accentuata sia venuto  a coincidere anche con l’aggravarsi della malattia di Marina, e sia stato da lei vissuto con preoccupazione e con dolore.

Forse anche il cammino di AUDIS volgeva alla fine. Un’associazione culturale non è la Chiesa cattolica che, almeno per chi crede, ha una fondazione divina e una missione universale da compiere. Come diceva Thomas Kuhn, teorico delle rivoluzioni scientifiche, finito un ciclo tutto il paradigma deve essere cambiato; un passaggio epocale che richiede gente nuova, strumenti e procedure fortemente innovative. Ora tocca ad altri esplorare e riprendere un nuovo cammino. Al nuovo presidente Tommaso Dal Bosco, ed ai suoi valenti collaboratori, il compito di pilotare il vascello in acque ancora inesplorate.

Per chi l’ha conosciuta da vicino ed ha lavorato al suo fianco – come abbiamo fatto per anni gestendo quasi in solitaria l’associazione – resta il ricordo di una persona come poche, di grande spessore culturale e dirittura morale, per questo non sempre facile nei rapporti con gli altri, dentro e fuori l’associazione. Non con me, dove anche per gli anni che ci separavano – avrei potuto benissimo essere suo padre, il mio primogenito ha gli stessi suoi anni – il rapporto è stato sempre addolcito dalla differenza di età. Ripensandoci forse era proprio questo il legame che ci univa, anche negli incontri casalinghi con la sua simpaticissima madre.

Questa è stata la mia Marina, compagna di tante battaglie. Pochissime vinte, tutte appassionanti e combattute credendoci fino in fondo, al di là dei risultati.

Dionisio Vianello, Presidente onorario AUDIS

***

Alla fine la notizia è arrivata e fa male come se non avessimo mai pensato che sarebbe arrivata così ingiustamente presto.

È grazie a Marina che Golder entrò in Audis, per il suo coniugare pragmaticità e visione del futuro. Ed è grazie a Marina che io sono entrato in Audis, per il suo essere sempre realista e gentile.

Marina sapeva comprendere i bisogni dell’amministrazione e le necessità del mondo privato, e cercava di farli coincidere con quella che era la realtà della rigenerazione urbana in Italia.

Marina era pragmatica, rispettata e sempre con un progetto in mente su cui portare avanti Audis, un’associazione a cui lei ha dedicato tanto tempo personale ed energia.

Ma soprattutto Marina è stata sempre volta al mondo esterno, sempre enormemente vitale, anche nella malattia, e nei tanti momenti difficili, di cui parlava poco perché contava ciò che costruiva, non ciò che soffriva. Questa è la Marina che porterò con me, sempre a guardare avanti e a costruire, sempre gentile e determinata.

Ciao Marina.

Jean Pierre Davit, Golder

***

Ci siamo incontrati poche volte ma le nostre conversazioni sono state molto intense, ti ricorderemo continuando a lavorare sui temi che ti erano molto cari

https://www.facebook.com/pages/category/College---University/CITER-Romeo-Farinella-313356395440080/

Romeo Farinella, Unife

***

Nell’apprendere con sgomento della scomparsa della Cara Marina, esprimo al familiari di Marina e alla comunità di Audis, le più sentite condoglianze. Scompare con Marina, una esemplare figura di tecnico e di comunicatore che ha fornito a chi ha avuto l’onore di lavorare a al suo fianco, continui stimoli per l’innovazione disciplinare e operativa nell’affrontare la complessità delle trasformazioni urbane e territoriali.

Luciano Vecchi, Serv. Qualità Urbana e Politiche Abitative  Regione Emilia-Romagna

***

Una separazione non è  mai  definitiva  finchè  permane  il ricordo.

Buon viaggio ai Campi Elisi, cara Marina .

Paola  G.  Lunghini

***

Un saluto a Marina da Urban Center Brescia, https://www.facebook.com/268006336734622/posts/1491580661043844/?sfnsn=scwspmo&extid=2ZuV6ZalEgJxrjnx

Elena Pivato, Urban Center Brescia

***

Ricordo Marina l’ultima volta incontrata a Ferrara.

Sempre sorridente, entusiasta e forte. Già da tanto combatteva.

Sempre elegante e piena di personalità, una luce femminile in un mondo maschile dove sapeva farsi spazio con professionalità e autorevolezza.

Il suo sorriso sarà sempre con me….

Ciao Marina

Maria Beatrice Celino, Recover

***

Ho conosciuto Marina da Assessore all’Urbanistica della Città di Modena ( 1995/2004). Abbiamo collaborato per anni in AUDIS. Poi le nostre strade si sono divise ma non la stima, l‘affetto, l’amicizia, la comunanza degli ideali politici. Ci siamo sentite e riviste in alcune occasioni in questi anni. Ci univa la passione del voler trasformare quanto capivamo ingiusto: interminabili dibattiti sulla città edificata, sulla riqualificazione / rigenerazione urbana; su come “umanizzare “, rendere belle e riconoscibili le città, renderle più vivibili per tutte e per tutti; trasformarle perché siano luoghi identitari e di coesione per cittadine e cittadini. Una donna intelligente, capace, solare, con una lucida visione del futuro. Una amica che non c’è più, un dolore immenso.

Palma Costi, Consigliera Regionale del PD  Emilia Romagna

***

Ciao Marina.

È stato un onore ed un privilegio collaborare con te nelle tre edizioni di Exarea di cui AUDIS è stato partner culturale.

Sei stata qui, tra noi, con la tua semplicità, la tua eleganza, la tua preparazione e professionalità.

Mi mancherai molto, non ci sono parole che ora non risultino banali…fai buon viaggio.

Gaetano Paraggio

***

Apprendo solo ora 

Molto mi ha accomunato a Marina, non solo la passione per la rigenerazione urbana e la sostenibilità, ma anche la medesima battaglia, così come fu per Mario Zoccatelli (fondatore di GBC Italia) che ora, certamente starà bevendo un aperitivo con Lei. Persone di grande caratura e dignità. 

Una grande tristezza e un sorriso per Marina. 

Marco

Marco Mari, Green Building Council Italia

***

Invio la mia vicinanza personale, ma anche quella che posso partecipare all'Associazione AUDIS come past president dell'INU. L'ho incontrata più volte durante seminari convegni iniziative nelle quali abbiamo scambiato tante riflessioni. Non sembra possibile. A me pare di averla accanto che parla e sorride. Mi disse che aveva imparato a convivere con quel brutto male, come un compagno inevitabile. Lo disse con semplicità, diretta come era solita essere, senza mezzi termini e senza alcuna commiserazione. La ricordo così, una donna forte e aperta. 

Silvia Viviani

***

La notizia mi addolora, mi sconvolge e mi riempie di tristezza. Ho sentito Marina qualche settimana fa ... le sue parole esprimevano coraggio e voglia di vivere, mai un lamento ma sempre un pensiero positivo per tutti e per il futuro. 

Marina aveva la capacità di farsi conoscere per la persona che era in pochissimi minuti. 

Sono onorato e fortunato per averla incrociata lungo la strada della vita. 

Ti mando un caro saluto

Francesco Conserva, Open Project

***

Mi è arrivata la notizia oggi, una giornata ventosa, come se il vento se la fosse veramente portata via.

Ero convinto che anche questa volta avrebbe superato la malattia, perché non ha mai smesso di lottare.

Mi ricordo quando l’ho incontrata la prima volta: era il 2009 all’Urban Center di Milano, io volevo collaborare con AUDIS e lei mi ha subito coinvolto in progetti, idee, sapendo sempre ascoltare gli altri e pronta a mettere in discussione il suo punto di vista.

Il ricordo dei nostri confronti sempre amichevoli: io pragmatico, lei idealista, ma mai un litigio o una vera discussione.

In questi undici anni, abbiamo collaborato sapendo creare un legame di amicizia e affetto.

Mi mancherai Marina.

Federico Vanetti, Dentons

***

Ti saluto come se il Tuo cammino non si fosse interrotto come se le Tue tracce visibili e invisibili fossero ancora in movimento come chi continua a seguire i Tuoi passi e Ti rimane accanto.

Alessandra Mastronardi, Unipegaso

 


21/06/2020 marina dragotto audis
© 2018 AUDIS - Tutti i diritti riservati