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Roma. Forum “Rigenerazione urbana o consumo del territorio”. Un resoconto di Giuseppe Milano

Roma. Forum “Rigenerazione urbana o consumo del territorio”. Un resoconto di Giuseppe Milano

Come si evince dall’impegno profuso nelle ultime settimane per emendare il Decreto Sbloccacantieri, ad oggi poco soddisfacente in quanto caratterizzato da una molteplicità di criticità, in questi ultimi anni ci siamo principalmente occupati di edilizia, con un incessante lavoro sugli strumenti economici e giuridici da migliorare per rilanciare un settore fondamentale per il nostro Paese, dimenticandoci, purtroppo, l’urbanistica. Oggi, con questo primo forum – primo, perché ce ne saranno degli altri nei prossimi mesi – intendiamo avviare un percorso, articolato e trans-disciplinare, per poter portare, sulla base delle buone pratiche ad oggi disponibili nel panorama nazionale, le nostre riflessioni sul tavolo dei decisori chiamati a legiferare su una materia importante come quella del consumo di suolo”. Valter Macchi, responsabile di Oice Lazio e moderatore dell’iniziativa – aperta con una riflessione del presidente nazionale Gabriele Scicolone – sin dal primo intervento ha voluto indicare ai numerosi partecipanti quale sarebbe stata la traiettoria che sarebbe stata seguita nel corso del dibattito. 

I responsabili regionali dell’Oice della Campania e della Lombardia, insieme ai presidenti degli Ordini degli Architetti e degli Ingegneri delle Province di Roma, Napoli e Milano, chiamati a rappresentare le loro città insieme ai professori universitari di urbanistica dei tre principali Atenei (rispettivamente, La Sapienza, Federico II e Politecnico), hanno animato il vivace dibattito orientandolo, essenzialmente, su due filoni. Da un lato, sull’urgenza di una rivisitazione della normativa per ancorare il paradigma della rigenerazione urbana a quello del contenimento del consumo di suolo mediante una intensa sburocratizzazione per la riduzione dei tempi procedurali. Dall’altro, sulla necessità di prevedere bonus economici o volumetrici e di ridefinire la materia della rendita per dare una decisiva spinta a un settore ancora non del tutto ripresosi dalla crisi degli anni precedenti. Successivamente è stato evidenziato, proprio sull’esempio di quanto attualmente in corso di sperimentazione a Napoli con l’Apple Academy e a Milano con la rigenerazione diffusa dei poli didattici (e degli scali ferroviari), in sinergia coi privati, il ruolo strategico delle Università e di come sempre più potranno diventare drivers strategici per la rigenerazione urbana e territoriale di aree fortemente antropizzate o notevolmente degradate da declinare sempre più nei dettami della sostenibilità ambientale e della transizione energetica.

Gli investitori – ha ammesso il delegato dell’Ordine degli Ingegneri di Roma – chiedono essenzialmente certezza dei tempi e rischio urbanistico zero: se oggi, dunque, Milano risponde meglio alle loro esigenze, rispetto a Roma o ad altre città, è perché ha sviluppato un sistema integrato in grado di fornire risposte credibili e autorevoli. A Roma, con la collaborazione del prof. Crespi e dell’Università La Sapienza che hanno elaborato un progetto per il censimento del patrimonio edilizio esistente, stiamo cercando di lavorare, soprattutto, sul patrimonio pubblico dismesso e abbandonato”. Sulla stessa lunghezza d’onda sia l’omologo milanese sia il collega campano. “Nonostante la frammentazione della proprietà privata, in una Milano che sta concertando positivamente con tutti i portatori di interesse il nuovo PGT sulla base della visione al 2030 dell’Amministrazione – ha sottolineato il presidente dell’Ordine degli Ingegneri di Milano, Bruno Finzi – a partire proprio dal tema del censimento del patrimonio esistente con una attenzione particolare (sotto il profilo della sicurezza statica) per gli edifici di almeno 50 anni, si prevedono bonus volumetrici per evitare nuovo consumo di suolo e consentire una densificazione del costruito sottesa al parametro dell’estetica diffusa”.  

Un ulteriore elemento di discussione è introdotto dal presidente dell’Ordine degli Architetti di Napoli. “E’ necessario – dice Leonardo Di Mauro non solo coinvolgere maggiormente i giovani professionisti e i giovani in generale, e in questo senso il lavoro che si sta facendo insieme al Comune e all’Università è fondamentale (si pensi alla demolizione delle Vele di Scampia e alla riconfigurazione urbanistica di Napoli Est), ma nel caso della città di Napoli – dove convivono più rischi naturali simultaneamente – la rigenerazione urbana coincide essenzialmente con la valorizzazione di un patrimonio artistico-archeologico unico al mondo annidato nel suo speciale centro storico”. 

All’iniziativa, infine, ha partecipato anche l’assessore capitolino all’Urbanistica, Luca Montuori. “La nostra Amministrazione – ha esordito polemicamente l’architetto e urbanista Montuori – è perennemente biasimata dagli attori locali perché chi l’amministra sarebbe privo di una visione, ma ancora non ci si riesce a mettere d’accordo sulla sua definizione. È una questione di forma, di strumenti, di interventi, di investimenti? Noi – ha proseguito l’assessore romano – dobbiamo fare i conti tutti i giorni con una legge regionale sulla rigenerazione urbana che non rigenera nulla, con un piano urbanistico del 2008 fortemente conservativo che andrebbe aggiornato e l’idea sostenuta da alcuni imprenditori che la rigenerazione sia o demolizione e ricostruzione o cambio di destinazione d’uso. Per noi la rigenerazione è qualcosa di più e di diverso: è coinvolgimento cooperativo dei portatori di interesse – leggasi accordo con Rfi per convertire circa 200 ettari dell’anello ferroviario oggi dismesso – e cambiamento delle periferie sull’esempio francese, evidenziando, infine, che la questione non si risolve con la realizzazione degli interventi, ma con la definizione di un progetto di gestione che qualifichi il risanamento urbanistico-architettonico-fisico intrapreso”. 

Davanti alla complessità contemporanea e alla necessità di stratificare le conoscenze, come lo scambio di esperienze virtuose tra città per un utile benchmark, l’Oice, nelle intenzioni conclusive del coordinatore laziale Valter Macchi, dovrà farsi carico di proporre l’istituzione di un Ministero per il Governo del Territorio, essendo oggi le competenze suddivise tra diversi dicasteri, capace sia di favorire gli investimenti attraverso la semplificazione dell’assetto normativo, sia di stimolare la nascita di nuovi strumenti economici e giuridici che possano confluire in un nuovo Testo Unico dell’Urbanistica in grado di sbloccare i cantieri e consentire la realizzazione di tutte quelle opere necessarie al nostro Paese per tornare competitivo e attrattivo sulla scena internazionale.

Giuseppe Milano
Assegnista di ricerca iuss pavia/ispra


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