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sguardi fotografici
Blue Moon per tutti - di Anna Zemella

©Anna Zemella

 "Blue Moon per tutti" è il progetto fotografico che ho presentato con Marina Dragotto in occasione del Festival delle Arti della Giudecca nel settembre 2018. È Il racconto di una delle tante venezie che sono il soggetto dei miei lavori fotografici: la città e la sua laguna, le sue bellezze, i suoi mali e le sue contraddizioni. Ne segue questa testimonianza che comprende il contributo di Alberto Bernstein.  Il tocco finale è di Fabrizio Olivetti.

Anna Zemella

PRESENTAZIONE

Nato con l’ambizione di segnare un punto di riferimento nel paesaggio del Lido, un richiamo dello sguardo per chi ci arriva da Santa Maria Elisabetta, uno snodo per mettere ordine tra il lato urbano dell’isola e il suo specchio balneare, il Blue Moon ha presto rivelato la sua incapacità di conquistare il cuore dei lidensi.

Rifiutato da subito come corpo estraneo, i suoi spazi non hanno mai preso la vita immaginata dai suoi progettisti e le sue strutture hanno rapidamente conosciuto il degrado e l’abbandono.

Come spesso accade ai progetti sbagliati realizzati nel posto giusto, il Blue Moon ha ripreso vita da un uso spontaneo e rovesciato del suo scheletro.

La passerella proiettata verso il mare, vero mistero di un progetto incompreso, inservibile e inutile nel suo ruolo di passeggiata, risulta utilissima come grande ombrellone accogliente, vitale e democratico, come custode di borsoni e carrelli, come appoggio per gli asciugamani bagnati o, per un momento, di quieta contemplazione del mare.

Questo gioco di rovesciamento e di riscatto è strettamente legato all’uso libero di quel tratto di spiaggia e alla sua posizione centrale, retaggio di una città che sa ancora capire il valore di far convivere l’esclusivo De Bains e la più popolare Zona A con il diritto di tutti a una libera spiaggia e a un libero mare.

Marina Dragotto

LE VICENDE DEL PROGETTO

Nell’estate del 1988 due flagelli si abbatterono sulla laguna prima e sull’Adriatico poi: un enorme proliferazione di macro alghe in laguna, accompagnata da produzione di maleodorante idrogeno solforato e nugolo di chironomidi; la produzione di uno strato di centinaia di chilometri quadrati di mucillaggine appiccicosa e maleodorante in Adriatico, rilasciata dell’abnorme quantità di microalghe, soprattutto diatomee,  cresciute in mare poco sotto la superficie.

Il turismo veneto era nel panico e chiedeva alla politica spiegazioni (difficili da dare, anche gli scienziati erano stati presi alla sprovvista) previsioni e soprattutto aiuti per superare la crisi.

Lo Stato finanziò la costruzione di piscine per consentire ai turisti di fare il bagno in acque pulite e la posa di barriere che tenessero le mucillagini al largo. Decine di miliardi di lire…… per rimedi forse buoni comunque per gli anni successivi ma mai efficaci.

A Venezia, nell’ansia di dare una risposta all’industria turistica, la politica mette in piedi un progetto per il tratto di spiaggia libera corrispondente allo sbocco del Gran viale sul lungomare del Lido. Un’area pubblica in cui la piscina non avrebbe dovuto scontrarsi con i concessionari gestori delle spiagge. L’idea della piscina sulla spiaggia viene lungamente discussa e poi abbandonata, vista la scomparsa delle mucillagini. Si decide quindi di realizzare sulla spiaggia libera un’attrezzatura polifunzionale con i soldi ricevuti dallo Stato per la piscina accantonata.

L’incarico viene affidato nel 1995 a Giancarlo De Carlo, per molti anni professore allo IUAV e autore di altri interventi residenziali e sportivi a Mazzorbo che avevano avuto un ottimo successo sulla stampa di settore.

Il progetto di De Carlo subisce molte modifiche e amputazioni per tener conto di richieste dell’amministrazione comunale, per norme e regolamenti, e soprattutto per la riduzione del valore del finanziamento ricevuto.

Quello che vediamo realizzato, ultimato nel 2002, e che si pensa ormai di demolire almeno in parte, a De Carlo non era mai piaciuto e l’insuccesso nella lunga lotta con la burocrazia veneziana fu uno dei suoi ultimi crucci.

Alberto Bernstein

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