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Gallerie di Trento, uno

Gallerie di Trento, uno "Spettacolo" nello spettacolo. Intervista al direttore del Museo Storico Giuseppe Ferrandi

La notizia è di un paio di settimane fa: “Spettacolo”, la grande installazione multimediale collocata alle Gallerie di Trento che mette in scena 200 anni di storia regionale, è tra i progetti selezionati per il Compasso d'Oro 2024. Il Compasso d’Oro è uno dei premi più importanti a livello internazionale per il mondo del design e questa notizia ha inevitabilmente acceso i riflettori tanto sull’opera in sé, quanto sullo straordinario museo che la ospita.

Le Gallerie di Piedicastello infatti sono un incredibile esempio di rigenerazione urbana che ha visto la trasformazione di una coppia di gallerie stradali in gallerie di storia e cultura.

Una storia che vale la pena ripercorrere e raccontare per bene. Lo facciamo con l’aiuto del Professor Giuseppe Ferrandi, Direttore generale del Museo Storico del Trentino.

Direttore, l’inaugurazione di questo incredibile spazio culturale è del 2008. Come nacque l’idea? Quale fu il percorso che ha portato una galleria stradale a trasformarsi in uno spazio culturale?
«E’ importante ricordare il contesto: quando negli anni settanta è stata realizzata la circonvallazione di Trento il sobborgo storico di Piedicastello è stato letteralmente tagliato in due: da una parte la bellissima chiesa di Sant'Apollinare, dall’altra la piazza e il nucleo più antico del quartiere. Nei primi anni 2000 è stato progettato un ambizioso intervento di riqualificazione che ha visto lo “spostamento” della tangenziale, l’abbattimento di una rotonda sopraelevata, la realizzazione, sul sedime della strada a doppia corsia, di un parco pubblico.


La conversione dei due tunnel in spazio culturale dedicato alla storia e alle memorie della comunità è stato il primo importante tassello di questo progetto di riqualificazione, che si è tradotto nella chiusura al traffico nell’ottobre 2007 e, nella primavera/estate del 2008, nella realizzazione della prima grande esposizione dedicata alla storia del Trentino. L’argomento non poteva che essere, vista anche la ricorrenza del novantesimo anniversario della fine della Prima guerra mondiale, la vicenda e l’esperienza dei trentini tra il 1914 e il 1918. L’idea della caratterizzazione in chiave storico-culturale è stata dell’allora Presidente della Provincia autonoma di Trento Lorenzo Dellai e coincise con la trasformazione in Fondazione del nostro Museo storico, diventato ente strumentale della Provincia stessa.
Va ricordato che l’idea progettuale e la sua realizzazione hanno visto un coinvolgimento diretto della popolazione e della comunità di Piedicastello, un percorso partecipativo che poi si è allargato all’intera città di Trento ed in generale all’intero territorio provinciale. L’utilizzo “culturale” è stato accettato e condiviso perché permetteva, più di altre soluzioni, di inserirsi nel progetto di riqualificazione complessivo del quartiere e rispondeva, in termini più di politica culturale, di offrire uno spazio dedicato alla rappresentazione della storia e alla restituzione del patrimonio di memorie. Le alternative, che a dire il vero non vennero nemmeno discusse e approfondite, erano finalizzate al “riempimento” dello spazio: dallo stoccaggio di rifiuti allo spazio per attività ludico-sportive, da destinazioni industriali a quelle vitivinicole. Il nostro progetto, nato come sperimentale e andato consolidandosi nel tempo, è risultato vincente e convincente.  
Vincente e convincente, forse, anche perché basato sull'idea che questa esperienza museale in divenire non avrebbe dovuto cancellare quello che è successo in questo particolare contesto urbano, sociale e comunitario.  
Il riuso di questa infrastruttura dismessa ci ha offerto delle opportunità inaspettate: innanzitutto convertire un luogo inutilizzato in un nuovo spazio per la collettività; creare una sorta di laboratorio in cui sperimentare modalità espositive e linguaggi per comunicare la storia ma non solo; provare, anche grazie alla particolarità dello spazio e delle esposizioni proposte, a incuriosire e coinvolgere un pubblico più ampio».

Nel 2009 è stata realizzata una grande trasformazione dei due tunnel cambiando però il meno possibile, con un approccio minimale, per conservarne il fascino.
«Fin dalla prima grande esposizione si è deciso di caratterizzare in modo diverso le due Gallerie: i due colori, il bianco e il nero, indicano anche le funzioni delle due gallerie. La Galleria bianca, dove sono state realizzate delle strutture fisse, offre spazi per eventi, incontri, mostre temporanee e laboratori. Ha una vocazione più tradizionale, prevalentemente informativa e formativa. La Galleria nera  invece ospita grandi e suggestive installazioni, ha una vocazione immersiva e sperimentale».

Le gallerie hanno ricevuto premi, riconoscimenti e innegabilmente sono qualcosa di molto bello a vedersi. Ma le città di Trento come le vive? Quali ricadute hanno avuto nel tessuto culturale del territorio? 
«Le risposte sono state positive. In questi quattordici anni lo spazio, parliamo di una superficie di 6000 metri quadri, ha ospitato esposizioni prodotte dalla Fondazione che hanno accompagnato la crescita culturale del territorio e l’attrattività turistica della città di Trento. Per la nostra Fondazione sono state occasione per valorizzare il patrimonio storico-culturale conservato presso i nostri archivi e i nostri depositi. Vi hanno lavorato come curatori i nostri ricercatori e gli operatori didattici, ma abbiamo sempre cercato di allargare le collaborazioni e le sinergie. Sono molte le professionalità, gli studi di architettura e di grafica, i produttori di installazioni video e multimediali, che hanno fatto crescere e sviluppare il progetto.


Le Gallerie sono state riconosciute come progetto e “luogo sperimentale” di grande interesse dal punto di vista museale, architettonico e scenografico, per le modalità immersive e di divulgazione storica, per i linguaggi usati, per i temi affrontati nelle varie attività espositive. Sono state presentate e discusse nel corso di seminari e convegni presso la Columbia University, Harward, numerose università e accademie italiane ed europee. Il progetto ha partecipato alla Biennale di architettura di Venezia e un loro grande plastico fa parte della collezione permanente del MAXXI di Roma. 
L’attenzione della città e del territorio così come la risposta dei vari pubblici ha seguito fasi alterne. Ad una prima fase di grande interesse sono seguiti periodi meno fortunati condizionati dal rallentamento dei lavori di riqualificazione complessiva del quartiere. Ha agito, in parte agisce ancora negativamente, il fatto che Le Gallerie che distano dal centro cittadino una decina di minuti a piedi sono considerate “periferiche” perché collocate oltre la linea ferroviaria e sulla destra del fiume Adige.


Oggi, complessivamente, registriamo una fase di rinnovato interesse. Vi è molta attenzione da parte della Provincia autonoma e del Comune di Trento, ma anche di molti soggetti privati che hanno deciso di investire nella scommessa delle Gallerie. Ne è un esempio la grande installazione “Spettacolo” che ha visto la partecipazione e il sostegno del Gruppo ITAS Mutua in occasione dei suoi 200 anni di storia». 

Come e quando arriva l’idea di “Spettacolo” che trasporta un luogo già di per sé inusuale e unico a livelli di sperimentazione ancora più estremi? Quando è stato inaugurato? E la novità (grazie anche al volano della candidatura al Compasso) come ha cambiato la percezione delle gallerie?

«“Spettacolo” è  una grande installazione multimediale e multisensoriale che attraversa l’intera galleria nera, mette in scena la storia degli ultimi 200 anni e permette di promuovere una riflessione sul rapporto tra individuo e società di massa, tra le forme del potere e l’evoluzione dei mezzi di informazione.
Non è una mostra anche perché si fruisce come uno “spettacolo”. Che ha un inizio e una durata il cui ritmo è fissato dalle singole installazioni che accompagnano il visitatore.

E’ una sfida davvero interessante sia per il suo carattere sperimentale, ma anche per riuscire a intercettare e coinvolgere una varietà di pubblico diverso. E’ visitabile e fruibile dalle numerosi classi scolastiche in visita, che poi fruiscono di un’ulteriore offerta didattico formativa collocata nello spazio “Esperienze” nella galleria bianca, e visitatori di ogni età tra i quali, pur essendo fruibile solo in italiano, troviamo molti stranieri. “Spettacolo” è il frutto della collaborazione tra la nostra istituzione, che ha fornito i materiali documentari e la curatela e il supporto scientifico, il Gruppo ITAS Mutua, la casa di produzione Filmwork di Trento e il collettivo milanese theBuss, che ha sviluppato l’idea allestitiva. Ora, anche grazie all’attenzione suscitata dalla partecipazione al concorso “Compasso d’oro”, l’installazione ci aiuterà ad incrementare la conoscenza e la fruizione delle Gallerie. Per noi rappresenta un punto di svolta. Difficilmente le nuove istallazioni e le mostre che ospiteremo a partire dall’estate 2023, quando chiuderà i battenti, potranno prescinderne. Le Gallerie, come spazio culturale, continueranno ad essere luogo di sperimentazione e come Fondazione Museo storico del Trentino sapremmo trarre insegnamenti e stimoli molto importanti».


28/11/2022
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