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[Tempi di Covid-19] L’urbanistica ai tempi della pandemia

[Tempi di Covid-19] L’urbanistica ai tempi della pandemia

Appunti per una riflessione

Interventi a breve e prospettive a medio e lungo termine

Anche dopo la crisi del 2007/2015 si diceva che sarebbe cambiato tutto, ma la crisi perdura e ben poco è cambiato. Dopo il coronavirus cambierà qualcosa o tutto resterà come prima, ma staremo peggio perché saremo più poveri, come dice Cacciari?
Non lo sappiamo. Speriamo che cambi qualcosa ma non ne siamo affatto sicuri. Tanto più che le emergenze, le cose da fare subito per difenderci dal virus, sono di dimensioni enormi, mentre le risorse sono scarse e comunque insufficienti. Per cui nella famosa fase 2 sarà determinante la questione delle priorità. Qui Colao dovrebbe darci una mano.Anche perché altre istanze prem

ono: oltre alla pandemia l’inquinamento, i cambiamenti climatici, le catastrofi naturali. Il pianeta è malato ed occorre invertire la tendenza prima che sia troppo tardi. Ma i tempi per cambiare i modelli di sviluppo sono inevitabilmente lunghi, ed i costi sono immani.
Il grande problema sarò quello di trovare una sintesi tra l’emergenza dell’oggi e le istanze per il domani. Occorre quindi ragionare in una prospettiva globale tenendo conto delle interrelazioni tra i vari fenomeni.

Probabilmente quello che potremo fare sarà ben poco rispetto alle necessità, ma almeno avremo la certezza che non sarà sprecato.

Domande senza risposta
Il dibattito sul coronavirus solleva una serie di interrogativi per ora senza risposta. Prima domanda. Ci sono interrelazioni tra la pandemia ed i cambiamenti ambientali e climatici? L’aumento della temperatura del pianeta, la deforestazione, la desertificazione, creano un ambiente più favorevole alla trasmissione dei virus?
Seconda domanda. Ci sono interrelazioni con l’inquinamento da PM10, dove i rilevamenti delle punte coincidono quasi perfettamente. Vedi studio Harward “Exposure to air pollution and COVID 19 mortality in USA” coordinato da Francesca Dominici (italiana). Ed ancora Simone Ombuen – Academia Edu -Aprile 2020. Dalle prime indicazioni non sembra esistere una correlazione diretta tra i fenomeni, ma nessuno è in grado di escludere contaminazioni indirette.
Terza domanda. Ci sono interrelazioni tra la diffusione del virus ed i modelli insediativi a livello territoriale ed urbano? Tra metropoli, città medie, paesi, città-campagna? tra centri e periferie? Tra città e campagna?

Per restare al nostro paese, pensiamo al diverso comportamento verificatosi tra Lombardia e Veneto; tra un modello più compatto ed uno più diffuso e disperso. Ma in Lombardia il virus ha colpito più le valli del Bergamasco e del Bresciano che la città di Milano.

Il caso di Ferrara, nel cui territorio (delta del Po) il virus è praticamente assente. Il centro-sud dove la diffusione è stata molto inferiore al nord.
Quarta domanda. Ci sono interrelazioni con le tipologie urbanistiche, edilizie ed alloggi? Tra piani di lottizzazione ed edilizia spontanea (ed abusiva); tra insediamenti ad alta e bassa densità; tra condomini, ville e case singole. Fino alla scala dell’alloggio, tra rigidità e flessibilità (difficile). Quinta domanda. Le interrelazioni con il sistema dei trasporti. Almeno qui sembra che non ci siano dubbi. La massiccia affluenza di utenti che si verifica nel trasporto pubblico certamente può essere un veicolo privilegiato per la diffusione del virus.
Domande alle quali al momento è impossibile dare una risposta seria e documentata.

Occorrerà più di qualche anno perché si abbiano a disposizione i dati per formulare delle ipotesi attendibili.

Spunti per una riflessione

Senza alcuna pretesa di esaustività ecco alcuni suggerimenti utili per avviare una riflessione sulle cose da fare a breve senza dimenticare la prospettiva di lungo termine.

Sanità
Nessuno ci garantisce che la pandemia non possa tornare, anzi. Ragion per cui la priorità va senz’altro assegnata al settore della sanità facendo tesoro degli errori e delle esperienze negative ed apprestando argini di difesa più consistenti di quelli del passato.

Recuperare un rapporto squilibrato tra sanità pubblica e privata. Negli ultimi anni si è assistito ad una crescente riduzione della sanità pubblica nei confronti di quella privata, con una perdita di efficienza apparsa lampante nei momenti di maggiore crisi. Sintomatico il confronto tra il caso lombardo (privato al 30%) e quello veneto (privato al 10%). Razionalizzare il sistema ospedaliero nel segno della flessibilità. Ospedali generali, ospedali specializzati in pandemie, ospedali da campo (vedi il modello Reading), rete costituita da medici di base e pronto soccorso attrezzata per lo screening dei pazienti. Separare i reparti è facile; difficile è separare i percorsi.

Sicurezza
L’emergenza contempla anche la lotta alle fragilità. Gli anziani sono la classe più a rischio. Le case di ricovero sono state i principali focolai d’infezione.
Una volta, cento anni fa, i vecchi restavano nella famiglia allargata. Adesso ciò non è più possibile. Ci possono essere soluzioni alternative? Ad esempio, un nuovo modello di Social Housing (vedi Piano Casa) dove mettere in connessione minialloggi per anziani ed alloggi per famiglie con figli? Meglio ancora se con servizi centralizzati? Ovviamente concedendo facilitazioni e sussidi per chi è disponibile all’aiuto, siano famiglie o badanti.

Rivedere il sistema delle RSA per anziani non autosufficienti, garantendo maggior protezione in collegamento con le strutture sanitarie, instaurare rapporti organici e più stretti con le famiglie.

Salute
I Veneziani dopo la peste del 1630 costruirono la Basilica della Salute., Perchéè le nostre città non potrebbero realizzare un Viale della Salute (o della solidarietà, chiamatelo come volete) un segno urbano talora vistoso, talora impercettibile ma di forte visibilità, che rappresenti la memoria di una tragedia ma anche la volontà di risorgere.

La proposta non ha solo un valore estetico o celebrativo. In pratica ciò vuol dire pensare e realizzare (ovviamente per fasi) un sistema integrato di aree e percorsi che unisca il centro alla periferia mettendo in connessione (anche visiva) il verde pubblico (parchi, campi gioco, corsi d’acqua), i percorsi pedonali e ciclabili, i servizi alla persona (cultura, assistenza), i luoghi dedicati alla salute ed alla solidarietà. In analogia con gli ospedali deve essere un percorso pulito, distinguendolo da quello “sporco” destinato al lavoro ed alle auto. Punti di contatto tra i due sistemi saranno gli accessi ai centri commerciali ed ai trasporti pubblici.

Il percorso della solidarietà include interventi di rigenerazione urbana, in primo luogo quelli strategici ma anche quelli di tipo leggero: rimboschimento, rinverdimento naturale e spontaneo, usi provvisori; compreso il riuso dei contenitori per nuovi modelli di social housing (anziani, disabili).
Per gli urbanisti: in questa prospettiva va rivisto il DM 1444/1968 passando da una logica di singole aree ad una di reti, percorsi e polarità e prestazioni.

Abitare e lavorare
In connessione con il percorso della solidarietà occorre lanciare un nuovo e grande Piano Casa (torniamo a Fanfani, per chi se lo ricorda), che preveda nuove tipologie urbanistiche ed edilizie al fine di rispondere non solo al fabbisogno abitativo ma anche al miglioramento delle condizioni di vivibilità e solidarietà.; nonché alla riduzione ed al contenimento dei consumi energetici. Come già si fa in Francia ed in altri paesi si possono considerare intercambiabili le destinazioni residenziali e produttive, in particolare smart working e co-working, funzioni che possono benissimo coesistere con la residenza.

La rigenerazione delle aree e immobili dismesse – soprattutto quelle strategiche per la città - diventa campo di sperimentazione privilegiato per il nuovo Piano Casa. Vanno immesse nel mercato a valore zero in quanto destinati ad edilizia pubblica e servizi. Le amministrazioni partecipano al progetto realizzando opere pubbliche che funzionano come driver.I progetti vengono messi in gara tra gli operatori

privati per la esecuzione ma soprattutto per la gestione, che garantisce il necessario ritorno economico. Si passa così – almeno per questi casi – da una logica finalizzata alla rendita ad un nuovo modello orientato al lavoro ed alla solidarietà sociale. La diffusione dello smart working può rivelarsi utile anche per il recupero delle aree esterne, che rappresenta uno dei maggiori problemi del paese.

Circolare
Il settore del traffico e dei trasporti è quello destinato ad avere le ripercussioni più profonde. Nelle grandi conurbazioni la forte affluenza di persone nella rete dei trasporti pubblici ha certamente favorito la diffusione del virus.

Gli esperti ci diranno qualcosa di più sull’applicazione delle tecnologie  dell’informazione e sui nuovi modelli organizzativi del trasporto pubblico e pubblico-privato già in uso in altri paesi (scaglionamento orari, car sharing, ecc.). Mentre nel trasporto privato il sostegno pubblico alla diffusione della mobilità sostenibile  può contribuire a ridurre l’inquinamento atmosferico.

Dionisio Vianello


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