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Com’è bella la città. Editoriale del Presidente

Com’è bella la città. Editoriale del Presidente

Ho ricevuto da ANCE l’invito per discutere di rigenerazione urbana in un importante evento che si è tenuto un paio di settimane fa a Parma. 

C’è stata una fase in cui con ANCE si era instaurata una consuetudine di rapporti e scambi molto feconda e gratificante. Aperta al contributo del sistema dei comuni - che io rappresentavo – del sistema delle professioni (in particolare CNAPPC) e del mondo ambientalista.

Era la fase acuta della crisi delle imprese di costruzione in cui, la loro associazione di riferimento, aveva intelligentemente colto due elementi: il primo era quello della necessità di un orizzonte più ampio che non quello delle opere pubbliche per sostenere il sistema. Il secondo era quello di una alleanza con il sistema delle amministrazioni locali e il mondo ambientalista affinché l’orizzonte di trasformazione delle città si collocasse in una prospettiva di sostenibilità.

Poi quella consuetudine si è un po’ interrotta. Le esigenze di riorganizzazione imposte a tutti dal rigore della crisi e, va detto, l’inadeguatezza delle soluzioni uscite da una pur condivisibile strategia avevano un po’ sopito le speranze e depresso l’afflato.

Ora, sulla base della proposta di un decalogo che si propone come schema per una legge sulla rigenerazione urbana, ci si torna a confrontare.

Come AUDIS abbiamo organizzato diversi momenti di confronto sulle più recenti proposte di legge sulla rigenerazione urbana concludendo - penso di poter dire unanimemente (anche se ovviamente non si è mai votato sul punto) - che, prima che di una legge, avremmo bisogno di una strategia.

Quello che mi interessa sottolineare è che con le proposte del decalogo, le stesse (per la stragrande maggioranza condivisibili) fatte in mille altri consessi da almeno 10 anni, si usa la rigenerazione urbana ma per un obiettivo diverso: la semplificazione delle procedure per aggredire i vuoti urbani.

È sbagliato? No. Non è per niente sbagliato.

Sostituzione edilizia, disciplina degli standard, fiscalità sono tutti punti da aggredire con decisione per evitare paradossi burocratico normativi che impediscono di andare verso uno sviluppo urbano sostenibile. Ma non è la rigenerazione urbana.

Ora, evitiamo l’ennesima noiosissima discettazione su cosa sia o non sia la rigenerazione urbana, ma mettiamoci d’accordo sul fatto che: una cosa sono gli interventi di sviluppo immobiliare e un’altra cosa è la trasformazione delle città da problema a soluzione per lo sviluppo sostenibile. Cioè il processo attraverso cui le comunità locali, superando ove necessario (cioè quasi sempre) la loro dimensione amministrativa e aggregandosi per raggiungere le dimensioni di scala dei fenomeni che intendono governare, si accordano per trasformare di conseguenza il loro territorio (urbano, rurale o montano, non cambia) e adeguare la loro dotazione infrastrutturale in modo equilibrato e sostenibile.

La dimensione immobiliare richiede certamente qualche modifica normativa e, su questo piano, il decalogo di ANCE qualche risposta la dà, l’altra richiede una cosa ben più importante: il ridisegno di una governance che, purtroppo, il sistema delle competenze amministrative, unitamente alla crisi della finanza pubblica e alla degenerazione dei finanziamenti per bandi ha smantellato.

Le due dimensioni si possono integrare organicamente ma, quella più ambiziosa che punta ai grandi processi trasformativi, da tempo il focus di AUDIS, è la griglia che può tenere insieme tutto.


Tommaso Dal Bosco. Presidente Audis 


25/05/2022
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