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Il vaso di Pandora

Il vaso di Pandora

Dopo un'attesa un po' più lunga del solito, colgo con grande piacere l’occasione di una esperienza vissuta lo scorso autunno per tornare con la rubrica a quello che è di fatto il tema che l’ha generata ormai diversi anni fa, le interazioni tra il mondo delle bonifiche ambientali e quello della gestione del territorio, o meglio, della pianificazione urbanistica.

A Ferrara, la mia città, si è svolto il 20-21-22 ottobre 2017 un interessante festival sulla rigenerazione urbana, il Ricrea Festival, dove, oltre a portare il mio contributo (si spera sempre utile) in occasione di uno degli eventi in programma, ho anche assistito ad un workshop di alcuni addetti ai lavori della riqualificazione, prettamente nella sua accezione urbanistica.

Per quanto siano ambienti da me frequentati ormai da diversi anni, l’urbanistica non è comunque la mia materia di background, facendomi sempre percepire questi eventi come una sorta di affascinante viaggio nel mondo dei dolcevita sotto la giacca e dell’occhiale bicolor. Oltre all'interesse dei contenuti, trovo molto piacevoli questo tipo di contesti, sempre tendenzialmente eleganti e dalla curata estetica, elaborati rendering nelle presentazioni e grafiche sofisticate.

Devo anche dire di aver chiaramente affrontato diverse porzioni di seminario abbastanza lontane dal mio campo, pertanto metabolizzabili poco in profondità ma per questo molto stimolanti in quanto appena oltre il confine della propria comfort zone di conoscenza.

Durante la giornata, nell’ondeggiare tra concetti più fruibili e concetti più sfuggenti, dopo aver incassato per la cinquantesima volta il termine “ricreativo”, ho vissuto una reminiscenza in vero e proprio stile Highlander. È stato esposto un caso di rigenerazione in un’area sulla quale avevo seguito, come autorità competente, il procedimento di bonifica, e ad un certo punto il relatore ha pronunciato una frase che ha avuto in me un effetto apertura vaso di Pandora. Tutti i progetti, iniziative, articoli, idee, proposte su cui avevo lavorato in tutti questi anni con la straordinaria Marina di AUDIS, sempre alla ricerca di valide soluzioni per la leggendaria battaglia bonifiche vs urbanistica, si sono materializzate ed hanno cominciato a roteare vorticosamente nella sala come gli elefanti rosa di Dumbo.

La frase così evocativa pronunciata dall’architetto era stata… ”sulla bonifica sapevamo che era tutto ok e siamo andati avanti senza problemi”…
So che detta così non sembra poi granché come frase, ma è in verità carica di due significati, uno positivo l'altro un po’ meno, entrambi di grande importanza:

1. Per la bonifica avevamo elaborato una strategia ad hoc sulla riqualificazione ed aveva funzionato;

2. Il fatto che io l'abbia saputo sostanzialmente per caso è proprio indice del famigerato scollamento tra i due mondi ambientale-urbanistico, e lo è ancora di più il fatto che loro (i riqualificatori) non sapessero fosse stato fatto apposta… infatti in sala nessuno ha notato la frase più di tanto oltre me.

È ormai tempo che questo vaso di Pandora si apra definitivamente e per tutti, non solo per pochi e rari addetti ai lavori com’è stato fino adesso. Si può assolutamente prendere come un segnale positivo il fatto che una strategia di bonifica appositamente elaborata sia riuscita a saltare la staccionata dell’urbanistica, ma che il tutto sia avvenuto non dico per caso ma evidentemente alla cieca, è certamente da migliorare.

Comincia ad avere una velata parvenza di grottesco vivere una realtà in cui si vede in televisione (anzi in streaming) riatterrare sulla terra i razzi di Elon Musk in una maniera che, per quelli fino alla mia generazione, appartiene solo alle astronavi dei migliori film di fantascienza, e poi ti chiama l’immaginario Comune di Roncofritto dicendo di essersi accorti di stare facendo una villetta su un riempimento di rifiuti, chiaramente a cantiere già avviato.

Il sistema dà segni di cambiamento, anche la macchinosa inerzia dell’apparato pubblico ha cominciato a muoversi verso una prassi di integrazione. È forse finalmente giunto il momento di portare il tutto ad un rango più evoluto?

Classicamente le operazioni di compravendita immobiliare, per la stima di eventuali spese relative a passività ambientali, si avvalgono di due diligence che non coinvolgono le autorità pubbliche, autorità che a posteriori devono però poi determinare l’ammontare “ufficiale” di questi costi ambientali aggiuntivi. In questo meccanismo accade che la differenza di budget tra la stima fatta nella perizia di vendita e la cifra stabilita nel successivo procedimento di bonifica (molto spesso sostanzialmente differenti), rimane in ballo tra venditore e compratore in un accordo di vendita che non la prevede, lasciando immaginare tutti i problemi che ne possano derivare.

Potrebbe quindi essere una buona idea il cercare di anticipare l’entrata in scena dell’autorità competente all’interno dell’operazione di riqualificazione, ponendo una base più solida su cui poi fare i conti complessivi. Certo questo comporterebbe il necessario coraggioso sbilanciamento del pronunciamento pubblico, che dovrebbe profondere quell’inarrivabile sforzo di entrare in campo e prendere una decisione preventiva, ma dal momento che prima o poi deve succedere (se si vuol continuare a villeggiare sulla terza orbita del sistema solare) potrebbe essere davvero giunto il tempo di venirsi incontro. Tra l'altro non è neanche necessario inventarsi tutto da zero, dal momento che, ad esempio, qualcuno dei cugini europei (che di questi tempi pare possano diventare più dei vicini di casa che dei parenti) hanno già elaborato qualcosa in merito ed anche con buoni risultati. 

Caso emblematico è quello di Bruxelles, nel senso di Amministrazione cittadina non di Unione Europea, dove si sono “inventati” un semplicissimo e agilissimo certificato suolo, strumento attraverso il quale l’Autorità ratifica lo status ambientale di un lotto in modo da sapere a priori le necessarie misure da mettere in campo per bonificarlo e riqualificarlo. Direi niente male non trovate?

Si cercano quindi coraggiosi volontari per imbarcarsi sull’astronave dell’intraprendenza (tanto adesso se butta male abbiamo visto che si può riatterrare), in direzione futuro e pilotata dal comandante BARBAPAPÀ... ma questa è un’altra storia.

Igor Villani (Arpae)


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