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Nuova e lunga vita ad AUDIS. La visione per il triennio 2021-2024

Nuova e lunga vita ad AUDIS. La visione per il triennio 2021-2024

Sono grato all’assemblea dei soci AUDIS di avermi voluto rinnovare la fiducia come presidente per un nuovo triennio e di aver accettato in blocco la proposta di direttivo che ho formulato dopo un lungo periodo di contatti e scambi con vecchi e nuovi soci senza trascurare i consigli generosamente elargitimi da Dionisio Vianello, il nostro instancabile presidente onorario, che voglio ringraziare e con il quale mi voglio anche scusare per aver organizzato un'assemblea che, tra impegno logistico e condizioni climatiche, non ha saputo favorire la sua partecipazione in presenza anche se sono sicuro che Dionisio condivide le motivazioni che ci hanno spinto a scegliere L’Isola della Certosa e la data del 21 giugno in memoria ed onore di Marina.

Così come ringrazio Roberto D’Agostino che dopo tanti anni ci ha fatto la graditissima sorpresa della sua partecipazione all’assemblea regalandoci una sua lettura della parabola di AUDIS che trovo davvero interessante che qui pubblichiamo e nella quale, nonostante io non abbia vissuto direttamente quella stagione, mi riconosco pienamente.

E allora lasciatemi esprimere l’auspicio che questi due gesti non preparati e inattesi da parte sua rappresentino la volontà di tornare a partecipare con assiduità alla vita associativa.

Dall’Assemblea di Venezia esce l’associazione che volevo, quella le cui traiettorie di sviluppo ho tracciato nell’editoriale del mese scorso.

Partendo da cosa ha funzionato nell’associazione e cosa non ha funzionato relativamente al triennio in cui l’ho guidata.

Cosa ha funzionato?

Hanno funzionato le idee, hanno funzionato i progetti che abbiamo realizzato e che oggi stanno facendo breccia nel dibattito pubblico. Con Eni Gas e Luce stiamo discutendo della possibilità di affrontare con le modalità che abbiamo ideato e proposto noi la riqualificazione di un intero borgo appenninico. Lo strumento elaborato ha bisogno di un ulteriore passaggio sperimentale per poter essere attuato ma la sua validità in termini di strategia di approccio è stata già comunque riconosciuta dai più importanti operatori.

Sul tema degli strumenti di ingegneria finanziaria applicati alla attuazione di strategie territoriali complesse (come la rigenerazione urbana) la tecnica di approccio elaborata sperimentalmente con CM Milano e l’Università di Parma è presa in considerazione dalla commissione per la finanza delle infrastrutture sostenibili del nuovo Ministero delle infrastrutture e dai più importanti e istituzionali centri di ricerca del Paese.
L’originalità della struttura formativa laboratoriale che abbiamo elaborato negli anni è apprezzata e ci ha anche fatto guadagnare soci e attenzione da parte di soggetti privati e istituzionali forti.

Che cosa è mancato?

È mancata la capacità di imporre al dibattito pubblico con sufficiente forza le nostre tesi, le nostre esperienze e i nostri strumenti.

Non, quindi, un problema di strategie operative ma un problema di capacità di capitalizzare e disseminare in modo autonomo (con il nostro brand, in modo che sia riconosciuto) il frutto del nostro lavoro.

Prima di tutto al nostro interno, nelle relazioni tra i soci. Troppo verticistiche le scelte progettuali e troppo poco condivisa la modalità attuativa e valutativa con cui misurarne gli impatti sia in termini generali che in termini di soddisfazione degli specifici interessi dei soci che non riescono a capire quale sia il beneficio per sé.
Non, quindi, solo un problema di visibilità (che abbiamo) ma un problema di organizzazione del lavoro, di conduzione strategica dei progetti e di capitalizzazione dei risultati.

Chi mi ha letto o ascoltato in occasioni pubbliche sa che sostengo la necessità di lavorare per “fare rigenerazione” e non limitarsi a teorizzarla, e ho anche affermato che, la rigenerazione che ci interessa, è quella grande, importante, che trasforma pezzi di città, non la micro-rigenerazione, ho spinto quindi l’associazione a proseguire sulla linea di sviluppare soluzioni di approccio pratico da cui partire per influenzare le politiche pubbliche. Per trasformare in prospettiva AUDIS in una vera piattaforma abilitante.

Perché questo avvenga deve aumentare la capacità di far dialogare i soci tra loro, tra loro e gli organi di indirizzo e gestione dell’Associazione in modo da uscire da un rischio di solipsismo gestionale che può anche dare dei frutti di breve periodo ma alla lunga non paga.

La progettualità deve essere frutto condiviso sia nella sua generazione, sia nella sua gestione sia nella valutazione del suo impatto.

Abbiamo già una formazione sociale estremamente ampia in termini di interessi e specificità. Penso che sia importante mantenere questa caratteristica per distinguerci da altri corpi intermedi con composizioni più omogenee e una maggiore attitudine a difendere interessi di categoria. Possibilmente dovremmo riuscire ad ampliarla maggiormente e a rafforzarla in termini quantitativi.

Un'altra cosa da fare per essere una vera piattaforma per la rigenerazione è quella di lavorare per un riequilibrio delle componenti della filiera.

Tutti sono importanti. Dai ricercatori sociali, ai progettisti, ai consulenti legali e finanziari, agli immobiliaristi, agli sviluppatori, ai costruttori.

Bisognerebbe provare a sviluppare una capacità di integrare l’offerta in termini di capacità di innesco e gestione di processi rigenerativi in modo da ridurre le rendite di posizione che, indubbiamente, ci sono e che provocano atteggiamenti competitivi piuttosto che collaborativi tra le varie componenti.

Lo stesso riguarda anche la domanda di rigenerazione. Soprattutto i comuni che devono abituarsi a esprimere la domanda con una modalità che favorisca l’approccio collaborativo della filiera di “fornitura”.

Da questo punto di vista non è tanto importante quanto ciascuno di noi sia in grado di declinare in modo convincente il paradigma dell’approccio rigenerativo. Quello lo imparerà per osmosi stando con noi.

È molto più importante che colga l’importanza e condivida il lavoro che facciamo, per sé e per l’interesse generale, e che decida di contribuirvi.
A cominciare dal leggere e studiare le pratiche ed i processi in atto nel contesto nazionale e  internazionale.
Inventare nuove modalità attuative e applicative dell’approccio rigenerativo. Cose a mio avviso fatte già e ad altissimo livello (Rigenerazioine di Classe A e OICR per la mobilità) ma con troppo scarsa consapevolezza.

Diffondere le migliori per modificare le traiettorie di sviluppo del paese in termini sociali, economici, industriali e ambientali.

Intendiamoci: non penso che si possa inventarne una al giorno in questo che è un segmento su cui da anni ci si arrovella.
Ma per questo, quando si è convinti di aver trovato uno dei bandoli della matassa è necessario fermarsi per capire come capitalizzarlo, diffonderlo e farlo diventare patrimonio comune, prima tra chi ha contribuito ad idearlo, poi con l’intera associazione e, infine, dei decisori e del sistema Paese.

Dobbiamo fare in modo che AUDIS torni ad incidere sulle politiche.
Credo che ci sia poco da dire: questo è il punto programmatico che reputo più importante.

Tutto quello che facciamo e che spero faremo per perseguire gli obiettivi descritti in precedenza è per incidere sulle politiche pubbliche.
La ricerca costante e incessante di politiche che si nutrono e si formano sulle pratiche e non viceversa, come accade prevalentemente ora.
Pensate alle modalità “bandistiche” con cui lo stato pretende di contribuire alla rigenerazione urbana. Pensate ai PINQuA e ai DPCM rigenerazione oppure, prima, ai bandi “periferie” “aree degradate” e “Piani città” e pensate alla attività di molti di noi (da una parte o dall’altra della barricata) spesso ridotta all’assistenza tecnica ai Comuni per acchiappare i soldi (scarsi) che lo Stato mette in gioco con il titoletto ammiccante di “rigenerazione”.

Ecco. Questa deriva che con il PNRR alle porte rischia di prendere la forma di uno tsunami deve essere fermata.
Dobbiamo modificare le politiche incidendo sulle pratiche.

Mi sono ispirato a questo nella proposta del nuovo direttivo e voglio condividere con i nostri lettori ciò che ho fatto in assemblea dei soci perché penso che tutto questo passi innanzitutto attraverso un rafforzamento della rappresentanza associativa che parte dal direttivo.

Un nuovo direttivo basato su 5 criteri guida:

Differenziazione dei profili di competenza dei componenti: dobbiamo riflettere la piattaforma che vogliamo essere mettendo al tavolo una rappresentazione il più ampia e solida possibile di tutte le componenti della filiera. Il privato, il pubblico, la finanza, le professioni tecniche, legali e finanziarie, l’innovazione sociale, le costruzioni, l’immobiliare, i proprietari di aree e anche altri attori che magari oggi non vediamo ma che nella dinamica dei processi improvvisamente e prepotentemente entrano in gioco e cambiano i piani. Pensate all’esperienza che abbiamo fatto con le utilities (eco e sisma bonus) e all’importanza crescente che potrebbero avere nelle transizioni ecologica e tecnologica che dovremo affrontare. Il ciclo dei rifiuti, dell’acqua, dell’energia.

Specializzazione va da sé che per ciascuno dei segmenti rappresentati dobbiamo tendenzialmente esibire il meglio.

Commitment. Coloro che vi partecipano non esercitano una mera funzione di rappresentanza. Devono avere un mandato dalle organizzazioni di provenienza che permetta loro di essere in grado di assumere impegni.

Continuità e innovazione. Vecchi e nuovi insieme per garantire l’adesione ai valori e alle finalità dell’associazione.

Disponibilità ad alimentare l’attività sociale producendo con risorse proprie. Sì perché la mancanza di risorse economiche con le quali finanziare l’attività richiede almeno, per una fase transitoria, la capacità di dividere il lavoro e ottenere una forma di contribuzione in natura da parte dei soci, a partire, come è ovvio, da quelli che siedono negli organi dirigenti dell’associazione.

Queste sono le linee su cui ho fatto la mia proposta e questa la composizione del nuovo direttivo e che si insedierà al più presto per varare il suo programma triennale e annuale.

Nuova e lunga vita ad AUDIS.

Tommaso Dal Bosco


29/06/2021 editoriale
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