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Rigenerazione per legge

Rigenerazione per legge

Dopo un paio d’anni rivolti in larga parte a ricercare approcci alla rigenerazione urbana legati alla eterogeneità delle opportunità di innesco, finanziamento e gestione (rigenerazione di Classe A, PUMS e OICR), siamo tornati a parlare di politiche pubbliche per la rigenerazione grazie alla disponibilità del Senatore Ferrazzi che, intervenuto alla nostra assemblea, ci ha illustrato il suo disegno di legge e si è reso disponibile ad un confronto sul tema.

Come da nostra abitudine abbiamo aperto sul ddl un confronto largo che ha coinvolto attori importanti anche non associati ad AUDIS.

Il dibattito che ne è scaturito è stato molto ricco e ha fatto emergere un aspetto finora abbastanza trascurato.

Trascurato perché pur essendo, la rigenerazione urbana, diventata ormai una delle locuzioni più inflazionate, certamente, su di essa non c’è nei fatti una interpretazione univoca.

Prevalgono piuttosto, a seconda degli interessi degli attori che ne parlano, due visioni che tendono a non comprendersi o addirittura l’una a negare l’altra.

Tra queste, una tende a privilegiare l’aspetto realizzativo, il manufatto, l’opera (o l’insieme di opere), l’intervento edilizio, in sostanza, la riqualificazione. L’altra fa invece prevalere una visione orientata al processo, al progetto sociale, alla dimensione partecipativa e organizzativa come focus sul quale concentrare l’attenzione e le energie.

L’opinione largamente prevalente tra coloro che hanno partecipato al nostro dibattito è che questa proposta di legge abbia privilegiato e tentato di farsi interprete più della prima visione.

Questo si deve indubbiamente al fatto che si tratta di aspetti più facilmente controllabili con uno strumento legislativo.

Tuttavia, proprio per questo, abbiamo unanimemente ritenuto che, definirla “Misure per la rigenerazione urbana”, fosse improprio e che contribuisse ad alimentare l’equivoco.

Questa considerazione si è ulteriormente rafforzata con l’unificazione, licenziata lo scorso 17 marzo, del DDL S.1131 con altre 5 proposte di legge (S.970, S.985, S.1302, S.1943, S.1981). Un accorpamento che tenta di tenere insieme le più varie ispirazioni politiche e tematiche e che ci spinge ad assumere una posizione ancora più radicale.

La velleità di tenere insieme posizioni tanto contradditorie - il consumo di suolo zero e le premialità volumetriche, la semplificazione con l’urbanistica della carta bollata- esprime una scarsa consapevolezza degli effetti reali.

La rigenerazione urbana è una cosa troppo seria e complessa per affidarla a una mediazione (!) di questa natura.

Ci vuole l’umiltà di studiarla e capirla prima di intitolarle indegnamente una legge che la svilisce al livello di misure per l’edilizia.

La legge è probabilmente l’ultima cosa che le serve per cominciare a diventare una vera strategia per la ripresa del Paese.

Prima servono altri e più importanti passaggi. Serve soprattutto conseguire una consapevolezza circa l’importanza, la crisi e le prospettive delle città, che evidentemente ancora il Paese non ha. Certamente non la sua classe dirigente politica che va ripetendo “la città dei 15 minuti”, distrattamente orecchiata in qualche dibattito pubblico.

E poi serve strappare questo dibattito dalle grinfie di chi lo ha ridotto a scontro tra sviluppisti e protezionisti, tra cementificatori e integralisti ambientali.

La nostra non è la prima critica che si leva contro questa proposta di legge ma ambirebbe, al di là dei toni, ad essere la più radicale.

L’attuale Ministro alle infrastrutture e mobilità sostenibili Giovannini in più occasioni ha ricordato che: questo è un Paese che ha una strategia per le aree interne ma non una per le città.

Proviamo allora a darcela questa strategia e, prima di pensare a una legge nell’illusione che possa risolvere l’intero problema della rigenerazione urbana, cerchiamo di profilare un percorso per approcciare il tema.

Bisogna costruire un pensiero sulle nostre città e, subito dopo, progettare le competenze, le infrastrutture normative, amministrative e di finanza pubblica che ne possano supportare l’attuazione.


30/03/2021 editoriale
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