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sguardi fotografici
“Città di Sabbia”, di Claudio Zanirato

Architetto, fotografo e docente, Claudio Zanirato conduce da anni indagini fotografiche territoriali.

“Questo lavoro è un percorso quasi ininterrotto lungo le coste italiane, alla ricerca dei segni latenti di una città improvvisata, la “città di sabbia”: è questo forse il materiale grezzo di un’imminente e singolare città o forse il materiale di scarto di un momento di sviluppo accelerato e sciupone.
La “linearità balneare” è un’indefinizione tutta densamente costruita, in quanto margine delle città storiche limitrofe e centro delle nuove conurbazioni, è così che ci appare, come una forma di paesaggio a sé stante.
Alla scala architettonica si possono valutare le singolarità progettuali degli edifici, soprattutto di quelli che tradizionalmente si attestano sul percorso del lungomare, come le colonie, le terme, gli hotel e gli alberghi, le pensioni e le villette… come ignari componenti di un paesaggio lineare dell’eccezione.

È questa la sintesi soprattutto di un progetto fotografico molto lungo, che ha percorso lo spazio lineare delle città balneari italiane con l’intento di coglierne le connotazioni più significative dei nostri tempi e le peculiarità dei singoli tratti, di ogni località attraversata: dal mare guardando il fronte urbanizzato e da questo verso l’orizzonte azzurro, da Trieste a Pescara, senza soluzione di continuità, ed altri tratti del Mediterraneo.

Questa massificazione della scena costruita rende molto evidente il concetto d’industrializzazione dell’attività turistica, cui corrispondono una scarsissima qualità costruttiva, un’assoluta indifferenza ambientale. Sono uguali gli scenari perché sono simili i loro protagonisti, i costruttori/investitori e gli abitanti, senza possibilità di scelta, puri consumatori.

Ha forse preso inconsapevolmente corpo uno specifico “genius loci” balneare, inizialmente basato sull’immaginazione, nato dal bisogno e dalla spontaneità nel soddisfare una domanda insediativa fortissima, senza modelli di riferimento, senza il tempo di elaborare un pensiero conseguente. Tutto questo è accaduto e coinciso in un momento di incertezza e di crisi nel dibattito architettonico nazionale ed internazionale che ha segnato la fine del modernismo oramai logoro ed a fatica ha saputo proporre modelli alternativi. Non ci si è resi conto più di tanto che si stava inconsapevolmente creando dal nulla una città smisurata priva di una chiara appartenenza”.

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