Logo AUDIS

Stop al Piano Periferie: la preoccupazione di AUDIS

Stop al Piano Periferie: la preoccupazione di AUDIS

Per Tommaso Dal Bosco, Presidente AUDIS, la speranza è che l'enorme sforzo profuso da molti comuni italiani non venga vanificato

---

Stupore e incredulità. Questa la reazione di molti comuni italiani all'emendamento inserito dalla maggioranza di Governo nel decreto Milleproroghe, che di fatto blocca l'erogazione di fondi prevista dal Piano Periferie facendola slittare al 2020. Un Piano che prevedeva un importante stanziamento dello Stato a favore delle città con finanziamenti fino a 18 e 40 milioni di euro per le due categorie, comuni e città metropolitane. 

Una doccia fredda che non può che preoccupare anche AUDIS che in questi anni ha sempre lavorato per costruire, dal punto di vista culturale ma non solo, un'idea e un modello di rigenerazione urbana che ha nelle città e nelle periferie un elemento strategico e prioritario e che vede nella qualità del rapporto pubblico-privato uno dei tasselli di maggiore rilievo.
Le incertezze amministrative e nello specifico il rinvio dei finanziamenti sono tra gli elementi che rendono problematica una relazione già di per sé complessa perché il pubblico appare in questo modo un partner poco affidabile. Il Bando Periferie non è certo privo di difetti, primo fra tutti il fatto di essere ancora una volta una forma di sostegno alla Rigenerazione Urbana non strutturale, ripensare le modalità di finanziamento tuttavia è cosa diversa (e peraltro indispensabile) dal venir meno agli impegni presi e alle conseguenti aspettative generate.

"Quello che ci lascia perplessi, aldilà del provvedimento, è il momento particolare durante il quale è arrivata la comunicazione - ha commentato Tommaso Dal Bosco, Presidente AUDIS e responsabile finanziamenti per lo sviluppo urbano di IFEL, Istituto per la Finanza e l'Economia Locale - Fondazione ANCI. Siamo in piena estate e molti comuni avevano appena chiuso il monitoraggio semestrale, il 30 luglio, sullo stato avanzamento dei progetti. Tenere insieme un percorso complesso come quello del Piano Periferie è per loro, i comuni, un enorme sforzo perché vuol dire far dialogare costantemente amministrazione pubblica, strutture tecniche e privati. Speriamo che tutto questo non venga vanificato e che arrivino velocemente maggiori garanzie sul futuro. Futuro che adesso riguarderà solo i primi 24 progetti presentati relativi alla prima tranche del Piano". 

"Siamo rimasti di stucco", questa la reazione alla notizia di Michela Tiboni, Assessore all'Urbanistica e pianificazione per lo sviluppo sostenibile del Comune di Brescia e membro del Direttivo dell'Associazione.
Tiboni, come si spiega un'operazione di questo tipo? Come amministratori c'erano state delle avvisaglie?
"Purtroppo non c'è molto da spiegare. Nessuna avvisaglia, e per noi è stata una vera doccia fredda. Nei mesi scorsi non c'era stato alcun segnale di questo tipo e anche nel nostro comune gli iter riguardanti il Piano Periferie erano andati tranquillamente avanti. Purtroppo non posso che confermare quanto l'estate sia un periodo difficile e delicato ormai da più di tre anni: prima abbiamo avuto il Bando aree degradate, poi è arrivato il bando del Piano Periferie, poi tutta la progettazione e produzione documenti per la sottoscrizione della convenzione del bando stesso, poi il relativo monitoraggio. E oggi, dopo un percorso difficile anche per convincere i privati che l'amministrazione pubblica è un interlocutore serio e credibile, arriva una notizia di questo tipo. È stato chiarito che le città della prima tranche non sono escluse e per nostra fortuna Brescia è inclusa. Ma gli altri 96 Comuni cosa faranno?" 

Il futuro delle città, dell'enorme patrimonio che resta da riqualificare e rigenerare, come può rimanere al centro del dibattito politico e culturale italiano?
"L'auspicio è che si torni a parlare di fondi di questo tipo come di interventi non più occasionali ma costanti e stabili. L'obiettivo deve rimanere quello di rendere tali finanziamenti strutturali: quando una città ha un progetto pronto può candidarsi e presentarlo. Purtroppo quello che è successo va nella direzione diametralmente opposta e non possiamo far altro che rimanere alla finestra ed aspettare le prossime decisioni del Governo". 

In conclusione cosa possiamo augurarci per il futuro prossimo? Un ripensamento o maggiori garanzie affinché il piano non sia definitivamente accantonato?
"Prima di tutto spero che non vengano ridiscusse tutte le domande già presentate e accettate, come da qualcuno accennato in questi giorni. Sarebbe un gesto di buon senso. L'augurio è che tutti i progetti del Piano Periferie che coinvolgevano aree di importanti città italiane possano partire, così come da programma, prima del 2020".


redazione / pubblicato il 10 agosto 2018


© 2018 AUDIS - Tutti i diritti riservati