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Scatti d'autore (Trieste, di Massimo Goina)
La Ferriera di Servola

Krainische Industrie Gesellshaft (Società Industriale della Carniola) è il nome dell'azienda di Lubiana che nel 1896 costruì l'impianto siderurgico della Ferriera di Trieste che, assieme ad altri impianti siti in Austria, Slovenia e Serbia, riforniva di acciaio l'impero Austro-ungarico.

L'impianto industriale fu costruito in una zona lontana dalla città, accanto al piccolo paese di Servola, all'epoca una zona di poche case e campi coltivati. Negli anni nella zona furono costruite delle case popolari che fungevano da alloggio per gli operai e le loro famiglie. Alla fine della Grande Guerra, l'impianto passò sotto controllo italiano e la Ferriera fu ulteriormente potenziata. Aumentarono anche le case che ospitavano il crescente numero di operai. Con il passare dei decenni e successivamente al boom economico dopo la Seconda Guerra Mondiale, le case e le nuove abitazioni aumentarono ulteriormente, fino a cingere i confini della Ferriera.

Negli anni ottanta gli operai metalmeccanici erano ben visti agli occhi della popolazione cittadina e ci furono una serie di proteste sindacali a difesa dei loro diritti e molti triestini scesero in campo ad appoggiarli. All'epoca l'impianto industriale dava da vivere a moltissime famiglie. Con il passare degli anni, però, la situazione peggiorò; la Ferriera iniziò ad essere obsoleta a causa delle successive proprietà che non rinnovarono le sue infrastrutture e l'impianto iniziò a causare problemi di inquinamento. Anche la sensibilizzazione per le sostanze nocive liberate nell'aria e le problematiche connesse agli impianti di Taranto fecero sì che nella popolazione crescesse sempre di più l'idea che la Ferriera dovesse essere chiusa o, quantomeno, riconvertita in un qualcosa di diverso. Gli operai, numerosi nei decenni passati, vennero ridotti a poche centinaia di unità.

Negli ultimi anni la Ferriera causa notevoli contrasti tra le moltissime persone favorevoli alla sua chiusura e quelle poche a favore, e tra i vari politici che ne promettono la chiusura a fini elettorali ma devono dialogare con una proprietà che vuole comunque avere un profitto.
In questo ultimo lasso di tempo ho dedicato la mia ricerca fotografica dedicata ad un impianto industriale obsoleto e incastonato nella città di Trieste, nato in un'epoca passata in cui esistevano ancora gli imperi e rimasto operativo fino ai giorni nostri, con tutte le controversie che ne conseguono.

Massimo Goina

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Massimo Goina apre il suo Studio grafico nel 1995 e si occupa di grafica e di fotografia. Dal 1998 ha insegnato grafica, fotoritocco digitale e informatica per i corsi FSE a Trieste, Udine, Pordenone e Tolmezzo e per vari workshop. Collabora con vari enti ed aziende del Friuli Venezia Giulia per i quali progetta riviste, libri, marchi e siti web. Ha all’attivo numerose pubblicazioni di libri e riviste per Assicurazioni Generali, distribuite a livello internazionale. Sempre per Generali, ha fotografato gran parte del patrimonio artistico e storico presente a Trieste. Ha realizzato copertine di libri e di CD musicali, brochures per la comunicazione di aziende ed enti istituzionali. Ha curato e realizzato materiale per varie mostre per la Comunità Svizzera di Trieste, e per Fondazione Lelio Luttazzi, a Roma e Trieste. Ha realizzato vari filmati di multivisione, tra i quali “The rhythms of jazz”, proiettato al 39° Festival Internazionale di Multivisione a Chelles (Parigi)

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