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Scatti d'autore (PASSEGGIATE URBANE)
La Terra di Sotto, di Luca Quagliato e Luca Rinaldi

Che eredità ambientale segue un secolo di sviluppo economico e industriale?
Il libro “La Terra di Sotto” cerca di rispondere a questa domanda utilizzando le fotografie di Luca Quagliato, la ricerca giornalistica di Luca Rinaldi, la cartografia e l’analisi territoriale per indagare su alcuni fra i peggiori casi di contaminazione del nord Italia.

Da Torino a Biella, passando per Pavia, Milano, Brescia, Verona, Vicenza, Venezia e Treviso il viaggio ha toccato decine di province lungo l’asse di comunicazione Torino-Venezia. I siti sono stati scelti per il loro valore rappresentativo delle criticità ambientali: dalle cave trasformate in discariche (spesso abbandonate, soprattutto le più datate che sono anche sprovviste di sistemi di sicurezza per garantirne l’ecocompatibilità), ai grandi insediamenti produttivi che in epoche di assenza di legislazione hanno sversato scarichi e rifiuti direttamente nell’ambiente, alle più recenti conseguenze della gestione criminale del ciclo del rifiuto, con traffici che spesso sono terminati nei roghi dei capannoni nella provincia di Pavia e Milano. I casi si legano tra loro, sfogliando le carte dei procedimenti giudiziari o assistendo a pratiche comuni perché più convenienti dal punto di vista economico, creando un racconto organico in cui i casi non sono più isolati ma inseriti all’interno di un sistema capace di provocare il danno ambientale.

L’intenzione alla base del progetto è quella di un viaggio ideale tra le criticità ambientali nella macro area più industrializzata e produttiva del Paese e capire come il “secolo del rifiuto” abbia impattato in un territorio costantemente sotto pressione dal punto di vista ambientale. Con questo lavoro non abbiamo inteso spostare l’attenzione su una situazione ambientale generale che mostra alcune situazioni oggettivamente fuori controllo, ma abbiamovoluto evidenziare come le criticità ambientali che si sono sviluppate lungo questa area abbiano già impattato l’ambiente stesso e non solo, ma anche la società che vive questi luoghi quotidianamente e che spesso fatica a riconoscere episodi di contaminazione quando la vede, o che peggio scorre nelle acque della terra sotto i nostri piedi.
La Terra di Sotto è edito da Penisola Edizioni ed è disponibile online su www.laterradisotto.it

I luoghi

Foto 01
Balangero - Torino - Ex Amiantifera

Attiva per quasi un secolo, l’amiantifera di balangero è stata una delle più importanti cave di amianto in Italia. Sebbene si estraesse Crisolito (detto Amianto “bianco”) sono state accertate le morti per mesotelioma pleurico di più di 200 fra ex lavoratori della miniera. Attualmente il sito è interdetto al pubblico e in fase di bonifica.

Foto 02
Pernumia - Padova - Ex C&C

L’interno del capannone in cui sono stati stoccati illegalmente più di 50.000 tonnellate di rifiuti pericolosi, la maggior parte provenienti da combustione nell’ambito di processi industriali. L’azienda si chiamava C&C, ed era stata autorizzata al trattamento di rifiuti pericolosi da miscelare a materiale di prima qualità per la creazione di materie prime da utilizzare in opere stradali. Al momento della chiusura dell’attività a seguito delle proteste dei cittadini e ispezioni della Guardia Forestale, le pareti del capannone erano al collasso per via della quantità di rifiuti stoccata all’interno.

Foto 03
Brescia - Area Caffaro - Un edificio abbandonato a sud della sede della Caffaro

Dalla sede della Caffaro hanno origine vari episodi di inquinamento delle acque e dei terreno, di cui il più grave è quello da PCB (Policorobifenile), composto chimico brevettato dalla Monsanto e diffuso in una vasta regione a sud dello stabilimento tramite il sistema acquifero. Il Sito di Interesse Nazionale (SIN) Brescia-Caffaro rappresenta uno dei più gravi casi di inquinamento da PCB nel mondo.

Foto 04
Montichiari - Brescia - Discarica Valseco

Montichiari, e la frazione di Vighizzolo in particolare, ospita 16 discariche sul territorio comunale. Ex-Cave, convertite a depositi per lo stoccaggio di rifiuti di ogni genere, dal rifiuto solido urbano fino all’amianto e altri rifiuti pericolosi. I cittadini lamentano gli odori e l’esposizione a un costante pericolo di contaminazione, oltre che a un generale sfruttamento e abuso di un territorio utilizzato come “discarica d’Italia”.

Foto 05
Torino - Parco Dora

L'opera di riconversione delle aree ex-industriali nella città di Torino ha uno dei suoi simboli nel parco Dora e nell'area Spina 3. A memoria del passato industriale dell'area sono stati lasciate coperture e pilastri che sorreggevano le strutture industriali. Ora il parco è famoso perchè, oltre che essere vissuto quotidianamente dai residenti, è anche sede di un noto festival di musica elettronica internazionale. Ma le bonifiche dell'area non sono ancora concluse, e i piezometri posti intorno al sito continuano a rilevare quantità di Cromo Esavalente superiori da 2 a 60 volte i limiti di legge. I comitati di cittadini (oltre al parco è sorto un intero quartiere di edilizia residenziale) si chiedono quindi come sia possibile che a distanza di 7 anni dall'inaugurazione del progetto di riqualifica si stia ancora cercando una fonte di inquinamento pericolosa per le acque di falda come quella che continua a rilasciare quantità di Cromo VI nelle acque sotterranee.

Foto 06
Cerro al Lambro - Milano - Cascina Gazzera

Evidenze delle opere di impermeabilizzazione della discarica abusiva contenente melme acide e altri rifiuti industriali pericolosi. Il fu SIN (attualmente è classificata come SIR – Sito di Interesse Regionale) Gazzera fu una discarica abusiva di melme acide frutto di lavorazioni industriali. Le ricognizioni aeree mostrano come l’area è stata utilizzata come discarica nell’arco di 30 anni, arrivando a modificare l’andamento del fiume Lambro che scorre a poche decine di metri. Gazzera è considerato uno dei siti con la più alta concentrazione di veleni in Italia.

Foto 07
Corteolona - Pavia - Capannone di via Olona

I resti del capannone bruciato durante un rogo, in primo piano teli a copertura dei cumuli di rifiuti carbonizzati che venivano stoccati illegalmente nel capannone. La struttura, isolata nelle campagne della provincia di Pavia, veniva utilizzata come deposito illegale di rifiuti plastici. Il rogo, avvenuto durante la notte e di origine dolosa, è solo uno dei numerosi incendi nelle campagne del pavese, dato che fa pensare a una “Terra dei Fuochi” lombarda e alla gestione
criminale del ciclo dei rifiuti.

Foto 08
Porto Marghera - Venezia - Ex SIRMA

All’interno dell’ex area industriale della ex Sirma di porto Marghera. Porto Marghera è stato uno dei più importanti progetti di sviluppo industriale della penisola.

Foto 09
Mantova - Petrolchimico

Il polo chimico di Mantova, collegato con quello di Marghera per l’approvvigionamento di materie prime, è da tempo al centro di grosse discussioni per l’inquinamento generato da anni di produzione petrolchimica. Sono stati riscontrati livelli di elevata contaminazione da idrocarburi leggeri e pesanti nel suolo, nel sottosuolo, nella falda e nei sedimenti sul fondo dei canali della zona, adiacente al fiume Mincio e ai laghi di Mantova, per la cui protezione è stata costruita una barriera per contenere l’inquinamento della falda.

Foto 10
Milano - Quartiere Santa Giulia

Costruito sulle macerie della ex-Montedison, il quartiere di Santa Giulia è uno dei più importanti progetti residenziali della città. Nel 2010, a costruzione già avvenuta del primo lotto residenziale, le aree comuni del quartiere vengono messe sotto sequestro per un’inchiesta che rivela la presunta difformità nelle operazioni di bonifica dei terreni. A oggi una vasta area del complesso è ancora in attesa di bonifica e di nuovi progetti immobiliari.

Foto 11
Marcon - Venezia - Stoccaggio di materiale plastico nel piazzale della Nuova Esa, società che operava nel campo del trattamento di rifiuti anche pericolosi

All’interno del sito giacciono abbandonate scorie industriali, liquidi corrosivi e pericolosi per la salute dell’uomo, rifiuti plastici. Il sito di stoccaggio nel 2019 è stato interessato da una nuova fase di bonifica, che consisterà nella rimozione dei rifiuti presenti prima di poter procedere alla caratterizzazione dei terreni per la valutazione dell’inquinamento presente nell’area. Il procedimento a carico dei responsabili dell’abbandono e della gestione illecita dei rifiuti si è chiuso con la prescrizione dei reati e le operazioni di bonifica sono ora a carico della Regione Veneto.

Foto 12
Trissino - Vicenza - La sede della Miteni e in primo piano il greto del Torrente Poscola

In questo torrente, zona di ricarica di falda, sono stati sversate tonnellate di composti perfluoroalchici (PFAS, PFOS, PFOA, GENX e altri) che venivano prodotti nello stabilimento chimico. Fondata dalla famiglia Marzotto nel 1965, nel tempo la proprietà è passata di mano tra Eni e Mitsubishi per poi essere acquistata dal gruppo lussemburghese ICIG, ultimo proprietario dello stabilimento. Oltre agli sversi provenienti dagli scarichi industriali, è stata confermata la presenza di rifiuti sepolti sotto il sito dell’azienda. Attualmente un complesso sistema di barriere idrauliche filtra l’acqua di falda che attraversa i terreni dello stabilimento, ma i comitati attivi nelle zone contaminate (tra cui le Mamme No-PFAS) spingono per una bonifica completa del sito e la rimozione delle fonti inquinanti. L’impegno di queste donne ha di fatto costretto la politica locale e nazionale ad occuparsi del problema e individuare delle soluzioni.

Foto 13
Rivalta Torinese - Torino

Impianti dismessi circondati dalla vegetazione all’interno dello stabilimento abbandonato della ex O.M.A.

Foto 14
Resti di una vasca in calcestruzzo all'interno del sito Ex-Sisas

La società italo-belga attiva nel settore della chimica dal 1947, si distingue per aver smaltito sui terreni dell'azienda centinaia di migliaia di tonnellate di rifiuti industriali pericolosi contenenti Mercurio, IPA, PCB, CVM e Benzene.
Nel 2019, dopo 33 anni dalla prima sentenza che obbligava alla bonifica, viene avviata un'ulteriore caratterizzazione dei terreni e delle acque, e l'area si avvia verso una fase finale in cui potrà essere riconvertita ad altro uso. La bonifica a carico del pubblico ammonta a circa 30 milioni di euro, al momento ancora non interamente finanziata.

Foto 15
Desio - Monza Brianza - Discarica abusiva di via Molinara. Resti dei rifiuti sepolti emergono dalla vegetazione spontanea

Nel 2008, durante l’operazione denominata “Star Wars” la Polizia scopre un traffico illecito di rifiuti gestito da affiliati della ‘ndrangheta. Attualmente non vi è stata nessuna caratterizzazione, e una fitta vegetazione spontanea ricopre tonnellate di rifiuti non identificati.

Foto 16
Porto Marghera - Venezia - Petrolchimico

Fiaccole dell’impianto Versalis di porto Marghera accese per un’emergenza a una delle pompe dell’impianto. Le torce si accendono in caso di malfunzionamento degli impianti e bruciano sostanze dannose se rilasciate nell’ambiente. La frequenza delle accensioni sta generando polemiche perchè indice di ripetuti guasti ed emergenze agli impianti di uno dei più grandi poli chimici d’Italia ancora in attività. Porto Marghera è un’isola artificiale, costruita nella laguna di Venezia nell’ambito di un piano di sviluppo industriale per l’area. L’ecosistema della laguna risente pesantemente dell’inquinamento generato dalla storica presenza dell’industria petrolchimica.

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