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Scatti d'autore (Città della Cultura/Cultura della Città )
Rigenerazione dell’ex Teatro Verdi di Ferrara, a cura di Città della Cultura/Cultura della Città

Fotografie di Anna Luciani

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L’innesco: riapriamo il teatro Verdi
Il Teatro Verdi, sei anni fa, al momento del primo risveglio dopo un letargo di dismissione durato quasi trent’anni, rappresentava un ‘edificio-quartiere’ ancora vivo nella memoria dei ferraresi: era infatti un teatro popolare nella duplice accezione del termine, conosciuto da tutti e trasversale ai ceti sociali.

La convergenza tra la nostra volontà di avviare un processo di rigenerazione e la disponibilità dell’amministrazione di lavorare sull’ex Teatro ha generato un processo virtuoso di rigenerazione urbana in un luogo nevralgico della città.

La ricerca di finanziamenti: una rovina da manutenere
La chiave di volta per avviare il processo è stata l’ideazione ex novo del concetto di ‘manutenzione ordinaria allestita’.  Ogni comune dispone di un capitolo di spesa per la manutenzione ordinaria di tutti i suoi fabbricati, anche quelli dismessi. Intercettando, nella primavera del 2013, questa informazione, siamo partiti da questa programmazione di spesa esistente per aggiungere una parte di allestimento alla ordinaria manutenzione prevista, unendo all’utilità della messa in sicurezza di una parte del teatro le basi per una fruizione temporanea e parziale. 

La ricerca di finanziamenti: il primo crowdfunding sulla rigenerazione urbana nella regione Emilia Romagna
Per finanziare la parte rimanente dell’allestimento abbiamo pensato al coinvolgimento dei cittadini tramite la piattaforma Ulule, sito che promuove il crowdfunding on line di progetti scelti dai gestori stessi. La partecipazione a queste iniziative, però, non è mai scontata; abbiamo quindi organizzato un battage pubblicitario in rete e porta-a-porta per le strade della città, coinvolgendo soprattutto i negozianti e tutti coloro che si erano dimostrati permeabili al tema della riapertura del Teatro, permettendo il buon esito del finanziamento.

Guardando con attenzione alcune vetrine del centro, è ancora possibile vedere il logo adesivo ‘Io riapro il Teatro Verdi’.

La programmazione culturale: Smart Land, una tre-giorni sul futuro dei territori
Cosa può attirare diversi tipi di pubblico e non solo addetti ai lavori all’interno di un edificio dismesso e riaperto per tre giorni? L’organizzazione del programma culturale ha previsto una serie di eventi trasversali, dalle tavole rotonde su territori e innovazione alla creazione di un ‘programma-ombra’ di eventi e spettacoli gestiti come flash mob e non più lunghi di 30 minuti, per garantire la congruenza con la normativa relativa ai Vigili del Fuoco; fino ad arrivare al ‘gran finale’ con Salvatore Settis.

La risposta dei cittadini è stata calorosa e ha dimostrato l’affezione senza età delle persone per il milieu Teatro Verdi.

L’apertura di un caso: l’amministrazione comunale candida l’edificio a un bando regionale
L’amministrazione ha candidato l’ex Teatro a un bando di finanziamento regionale sull’asse 6 Por-Fesr 2014-2020 che dà attuazione all’Agenda urbana europea e riconosce alle città un ruolo centrale di snodo territoriale, prevedendo azioni di riqualificazione del patrimonio culturale e favorendo la partecipazione dei cittadini alle scelte urbane strategiche.

Le tematiche dei laboratori aperti promossi da questo bando si concentravano sui temi di mobilità sostenibile, turismo culturale e digital divide; il finanziamento era pensato per coprire una parte dei lavori di ristrutturazione dell’immobile e una parte per dei costi relativi alla gestione.

Si-può-fare: il progetto architettonico e il cantiere
Al buon esito del bando RER è succeduta la gara per la redazione del progetto che ci ha portati a costruire un disegno complesso: un intervento con gradi di definizione diversi, nel rispetto delle economie previste per la ristrutturazione dell’edificio. Mentre la palazzina su Piazza Verdi è un edificio concluso sotto ogni profilo, spostandosi verso la Platea, gli interventi previsti si discostano dalla grana di dettaglio, lasciando sempre più spazio al carattere ‘industriale’ attuale dell’edificio.

La filosofia di approccio ha tentato di mediare le economie risicate con la resa dei materiali all’interno di una spazialità di per sé già eloquente. Giorno dopo giorno, il cantiere ha fatto emergere sincronicamente imprevisti e nuove soluzioni, ostacoli e opportunità, arricchendo la progettualità degli spazi.

Da questa logica in itinere sono nate alcune intuizioni materiche e visive: dall’intonaco lasciato al grezzo della zona dell’ex foyer, al ferro crudo utilizzato in forme diverse per tutti i parapetti; dagli effetti di luce calda sui muri lasciati a mattone incompiuto, alle ellissi disegnate dai corrimano di altezze variabili che delimitano i palchetti dal vuoto della platea; dai gradini in ferro e cemento lisciato, ai parapetti industriali e ai tondini fermapiede che li accompagnano; dal taglio prospettico che dalla scala dell’ala ovest dà sulla saletta nobile nascosta dietro la facciata razionalista sulla piazza, all’immagine del grande telo retro-illuminato su via Camaleonte, sospesa tra geometrie astratte e icona verdiana.

La gestione di uno spazio non comune
Il progetto architettonico ha previsto l’’individuazione di ambienti flessibili per lasciare spazio alle ipotesi di utilizzo del gestore, Fondazione Brodolini, individuato con un bando pubblico a dicembre 2018 e diventato il nuovo ‘amministratore di condominio’ dell’ex Teatro. La progettazione culturale del nuovo laboratorio aperto riorganizzerà la vita quotidiana dell’edificio, curando il suo ruolo attrattivo nei confronti della cittadinanza per riattivarlo come polarità urbana.

Il caso-Verdi è paradigmatico per descrivere un processo di lavoro non canonicamente lineare ma dialogico, capace di una necessaria flessibilità per garantire buoni esiti nonostante le molteplici variabili coinvolte e i numerosi imprevisti. L’ex Teatro è stato trasformato in pochi anni da retro urbano a destinazione collettiva, da rovina piranesiana ad architettura contemporanea.

Progetto architettonico: Città della Cultura/Cultura della Città (responsabile di progetto: arch. Elisa Uccellatori)

Progetto strutturale: ing. Denis Zanetti (Mezzadringegneria)

Progetto impiantistico: ing. Paolo Magri

Direzione operativa architettonica: arch. Elisa Uccellatori, arch. Sergio Fortini (Città della Cultura/Cultura della Città)

Direzione lavori: DL comune di Ferrara, servizio beni monumentali

Il sito di  Città della Cultura/Cultura della Città

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