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Il superbonus è morto, viva il superbonus!

Il superbonus è morto, viva il superbonus!

di Federico Della Puppa, Smart Land

“Lunga e diritta correva la strada” cantava Guccini, ma nel caso del superbonus avrebbe dovuto cantare “Abbastanza lunga ma molto tortuosa correva la strada”, perché il percorso del superbonus 110% è stato abbastanza lungo, forse non tanto quanto avrebbero auspicato le categorie produttive, ma certamente molto più tortuoso di quello che ci si poteva aspettare dall’applicazione dei due ormai famosissimi articoli del decreto Rilancio del 2020, il 119 e il 121, praticamente i due articoli genitori di un figlio che subito è piaciuto tanto al popolo, ma così poco è piaciuto ai Governi che si sono succeduti dopo Conte. Non si può negare che il superbonus 110% sia stato il “Re” del mercato in questi anni e dunque da un lato al momento della sua definitiva morte il settore delle costruzioni non può che gridare, come la migliore tradizione francese insegna, “il superbonus è morto, viva il superbonus!”, perché finito il superbonus ecco subito il nuovo “Re Pnrr” che inizia a farsi strada e governare il mercato, ma da un altro lato non si può tacere degli strascichi che il Re appena morto lascia nel mercato. Strascichi che non riguardano solo ciò che resta delle agevolazioni per quest’anno e per il prossimo, ma soprattutto di un effetto destabilizzante nel mercato, ovvero il continuo, reiterato e deleterio ricorso a misure straordinarie che tendono, per la loro lunghezza di utilizzazione, a diventare ordinarie.

La strada per il superbonus non è mai stata dritta, anzi fin da subito ha trovato i primi ingorghi nella capacità di tradurre una norma che a tutti sembrava semplice e tutto sommato di facile applicazione in una classica storia all’italiana, dove semplificazione fa rima con complicazione e dove il sistema di decreti attuativi e interpretazioni dell’Agenzia delle Entrate ha costruito un corpus giuridico di assoluta rilevanza ma di scarsa certezza. Prova ne è il numero elevatissimo, tendente all’infinito e oltre (per dirla con Buzz Lightyear) di interpelli e risposte puntuali dell’Agenzia. Al punto che forse per la prima volta in Italia una legge e i suoi decreti attuativi hanno avuto bisogno, per una loro corretta interpretazione, di un supporto legislativo inaspettato dato dalla risoluzione degli innumerevoli casi specifici di un mercato, quello del recupero edilizio e delle ristrutturazioni, che come ben sanno tutti gli operatori del settore, ma probabilmente i legislatori no, è fatto di casi specifici. 14,5 milioni di edifici in Italia, dei quali 1,2 milioni di condomini, ciascuno con proprie caratteristiche. Aggiungiamoci poi le villette, le abitazioni con 3-4 alloggi ed ecco creato un mostro applicativo che le imprese e i professionisti hanno comunque imparato in questi anni a gestire.

Analizzando gli interventi di modifica della norma iniziale e delle sue applicazioni che si sono succeduti in questi tre anni, emerge un quadro che non possiamo che definire aberrante in una economia moderna, nel quale fatta la legge si inizia subito a modificarla, molto spesso retroattivamente, non dando dunque certezze e anzi creando notevoli incertezze, quando non veri e propri danni al mercato. Un mercato che però, nonostante tutto, ha saputo districarsi tra deroghe, divieti, stop, interpretazioni ufficiali dell’Agenzia delle Entrate e valanghe di interpelli che di fatto hanno creato la vera giurisprudenza in merito. E da ultimi, ma per questo non meno importanti, anzi forse i più importanti, il DL Cessioni e il DL Salva Superbonus, che hanno di fatto retroattivamente colpito cantieri e lavori già partiti con regole diverse ma nel frattempo cambiate. Come se a metà di una partita di Monòpoli si decidesse che uno dei giocatori da quel punto in poi tira solo un dado e non due e non può più costruire nulla sui suoi legittimi terreni.

L’intento dei governi Draghi e Meloni di fermare l’excalation del “monte detrazioni”, che a fine superbonus ha superato la soglia di 100 miliardi, su una prima previsione di impatto del provvedimento stimata in poco più di 13 miliardi, ha messo in luce un primo punto debole, debolissimo, del nostro sistema legislativo. In Italia quando si fanno le leggi non si fanno adeguati studi di fattibilità delle leggi, delle loro applicazioni e non si costruiscono scenari che misurino l’effettivo e potenziale impatto di una norma. Il superbonus è un caso esemplare. Nella fretta di adottare misure di rilancio post lockdown si sono adottate norme che da subito hanno fatto vedere un primo “buco” interpretativo, ovvero che la cessione dei crediti non era applicabile solo al 110% ma, scritta in quel modo, era utilizzabile anche per tutti gli altri bonus. Con una differenza, non certo piccola e così nascosta, che mentre per il superbonus sono state create regole iperstringenti, con limiti di spesa, asseverazioni, conformità, pile di documenti che attestavano la correttezza dei lavori e tutto ciò che chiunque abbia affrontato un “cantiere del 110%” conosce molto bene, per gli altri bonus, in particolare il bonus facciate, le regole non c’erano. Anzi, c’era una deregulation che ha creato infatti i maggiori danni in termini di truffe.
Il secondo punto invece è più significativo, perché di fronte a un governo che ha dichiarato ancora dai tempi del decreto di blocco delle cessioni di febbraio del 2023 di volersi occupare di coloro che “rischiano di trovarsi per strada”, in realtà il modo di occuparsene è stato da perfetto Ponzio Pilato, lavandosene bellamente le mani. Il decreto Salva Superbonus non salva proprio nulla e fa precipitare al 70% contratti sottoscritti al 110%, con lavori magari prossimi alla conclusione, con inevitabili conseguenze di contenziosi e blocco dei lavori, come effettivamente già sta accadendo. Inutile dire, perché se ne è già scritto molto, che il fondo messo a disposizione per salvare il superbonus per le categorie di utenti più poveri (dove la soglia di povertà peraltro non è così povera perché identificata pari ad un quoziente familiare di 60.000 euro) e pari a 16 milioni di euro, in pratica è come se non esistesse. C’è sulla carta, non nella realtà, in quanto già esaurito.

Se volessimo quantificare quanti strascichi in termini di crediti incagliati le norme hanno generato non lo sappiamo, come ha di fatto esposto in audizione il sottosegretario Freni ad una interrogazione il 10 gennaio di quest’anno, e quindi restiamo nel limbo di “coloro che non sanno”, ma le cifre stimate o ipotizzate sono veramente molto elevate. Se volessimo invece evidenziare l’incoerenza delle norme per affossarlo, basta guardare la colonna di somme rendicontate a dicembre 2023, quando in un mese sono stati rendicontati lavori per quasi 10 miliardi, pari a circa il 10% di tutti gli investimenti attivati. Infine se volessimo quantificare quanti strascichi in termini di euro investiti, e dei quali non si sa se i lavori verranno conclusi, ci possono aiutare i dati del nostro Osservatorio superbonus Audis-Smart Land che ci ricordano che rimangono ben 11,6 miliardi di lavori ancora da realizzare, dei quali 9,7 miliardi nei soli condomini.

Possiamo salvare qualcosa di questo provvedimento, di fatto una droga di Stato per il mercato? Di fronte all’avanzata della direttiva sulle case green dell’UE, e alla necessità di mettere mano al patrimonio energivoro presente nel nostro paese, l’esperienza fatta con il superbonus può essere, nonostante tutto, una buona base di partenza per costruire normative e agevolazioni sostenibili sia sul piano finanziario che, prima di tutto, su quello burocratico-attuativo. Il settore delle costruzioni, le sue filiere, ma ancora di più i consumatori e le famiglie che vogliono investire in qualità, sicurezza e benessere, nonché sul risparmio energetico, non hanno bisogno di leggi scritte male e applicate peggio. Hanno bisogno di linearità e certezze, soprattutto nella “non linearità” della nostra economia che, già da sola, rischia di essere un detrattore per gli investimenti. Certamente il sistema dei bonus andrà rivisto in modo organico, ma non si può pensare per il futuro di procedere rifacendo gli stessi errori generati in questi anni. Dunque, morto il superbonus, viva il superbonus! E se non super, che sia almeno buono nel vero senso della parola.

 

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Foto di K8 su Unsplash


29/01/2024
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