L'editoriale del Presidente Tommaso Dal Bosco Questo mese non me la sento di scrivere il solito editoriale. Non me la sento di continuare a ragionare soltanto di programmi, strumenti, procedure, governance, incentivi, prassi amministrative e distorsioni dell’asfittico contesto italiano, come se bastasse correggere qualche imperfezione del sistema per rimettere le cose in ordine. Non me la sento perché nel mondo stanno accadendo cose che, fino a poco tempo fa, non avremmo pensato di vedere in questa forma, con questa intensità e con questa brutalità. E ciò che più colpisce non è solo il moltiplicarsi dei conflitti, la normalizzazione della guerra, il ritorno della forza come linguaggio politico. È il fatto che tutto questo stia mettendo a nudo i fondamenti fragili, e in parte falsi, di ciò in cui per decenni abbiamo ciecamente creduto.
L'editoriale del Presidente Tommaso Dal Bosco Nel dibattito sulla rigenerazione urbana è diventato quasi inevitabile iniziare da qui: complessità della realtà, società “liquida”, bisogni più mobili, popolazioni che cambiano, city users che aumentano, servizi che devono adattarsi. E poi la promessa salvifica: oggi abbiamo dati, sensori, piattaforme, capacità di analizzare i flussi. Dunque –si conclude– capiremo meglio e decideremo meglio. Il punto è che questa promessa è vera solo a metà.
L'editoriale del Presidente Tommaso Dal Bosco Abbiamo imparato a parlare di poli. Molto meno a costruire le reti che li fanno funzionare. Oggi lo sviluppo non dipende solo da strade e metri quadri, ma da dati affidabili, istituzioni capaci, tempi certi e alleanze stabili tra pubblico, imprese e comunità. Senza queste reti immateriali, la multipolarità è solo una mappa. Con queste reti, diventa una strategia. C’è un’Italia che le mappe amministrative non riescono più a raccontare, figuriamoci a governare… distretti produttivi diffusi, vallate, cinture metropolitane, città medie. Per anni abbiamo provato a governare questa complessità oscillando tra centralismi lontani e frammentazioni locali spesso impotenti. Oggi i confini spiegano sempre meno; i flussi –di lavoro, servizi, mobilità, relazioni– spiegano sempre di più. Qui, per AUDIS, sta cambiando il baricentro.
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