Un numero crescente di piccoli Comuni, soprattutto nelle aree interne, non dispone più delle risorse necessarie a garantire la gestione amministrativa ordinaria e l’erogazione dei servizi essenziali. Le dinamiche di spopolamento comportano, infatti, una contrazione delle entrate fiscali rendendo difficile, quando non impossibile, la sfida dell’amministrare. I Sindaci si ritrovano spesso totalmente dedicati alla ricerca di risorse per garantire la sopravvivenza, anziché potersi dedicare ad affrontare la sfida decisiva per invertire le dinamiche di abbandono: quella della promozione di nuove condizioni di abitabilità e attrattività del territorio.
Da questo punto di vista, la soluzione della fusione amministrativa (o fusione tra comuni) -ossia il processo con cui due o più enti locali contigui si uniscono per dare vita a un nuovo comune unico– può essere interpretata, oltre che come canale per compensare il deficit di entrate, anche e soprattutto come approccio strategico alla rigenerazione e allo sviluppo. Pensarsi diversamente dal passato, come un unico Comune ma anche e soprattutto come un territorio integrato, sostiene uno sforzo di innovazione che può sostenere la nascita di visioni e scenari inediti, a cui i singoli Comuni da soli non avrebbero pensato.
Per questo motivo, il percorso di fusione, per essere efficace, richiede necessariamente un approccio progettuale integrato, che combina valutazioni tecniche di natura amministrativa, visione strategica e confronto con le comunità. Con uno studio di fattibilità si analizzano le condizioni organizzative e finanziarie del possibile nuovo ente; il piano strategico ne definisce le priorità e le prospettive di sviluppo; la partecipazione permette di mettere queste valutazioni in relazione con bisogni, aspettative e preoccupazioni dei cittadini. Il consenso dei cittadini, infatti, non può essere dato per acquisito, ma si costruisce attraverso la condivisione del percorso e la chiarezza su possibili benefici e criticità.
La regione Emilia Romagna è da alcuni anni in "prima fila" in Italia per quanto riguarda il processo di riordino territoriale e fusione amministrativa dei Comuni. Il percorso emiliano-romagnolo è iniziato ufficialmente nel 2014 sulla base della Legge Regionale n. 24/1996 dedicato alla riorganizzazione amministrativa. La Regione incentiva l'unione definitiva di territori contigui per superare la frammentazione dei piccoli enti. Dal 2014 a oggi sono state approvate e rese operative 13 fusioni complessive (che hanno coinvolto e soppresso 33 comuni originari). Di fronte alle ineluttabilità delle tendenze a fronte delle quali è stata concepita questa normativa e soprattutto con l’obiettivo di sostenere la generazione di casi emblematici che dimostrino il valore aggiunto (oltre che il vantaggio collettivo) delle fusioni, con la Deliberazione n. 328 del 9 marzo 2026, la Regione ha stanziato nuovi finanziamenti mirati a sostenere gli studi di fattibilità e la progettazione per i territori che intendono avviare nuovi percorsi di fusione. A questi si aggiunge anche il supporto degli importanti incentivi statali: per i Comuni che decidono di fondersi, gli incentivi si estendono per 17 anni e devono essere reinvestiti proprio in piani strategici di rigenerazione del territorio. Il percorso viene avviato, quindi, con iter decisionali della durata di almeno un anno che comprendono, tra l’altro, la sistematica e continuativa attività di coinvolgimento delle popolazioni interessate nella riflessione sul proprio futuro, fino alla organizzazione di un vero e proprio referendum.

KCity –socio Audis– è stata ingaggiata per guidare questo percorso che integra pianificazione strategica della rigenerazione territoriale e facilitazione del coinvolgimento della comunità, da parte di due Comuni del parmense che hanno deciso di esplorare la possibilità della fusione amministrativa. Fornovo presenta un tessuto produttivo e collegamenti infrastrutturali consolidati; Terenzo si distingue per il patrimonio paesaggistico collinare e appenninico, i borghi e le frazioni. La Via Francigena attraversa entrambi i territori. Le differenze di dimensioni e caratteristiche rendono centrale la definizione di equilibri che garantiscano servizi, rappresentanza e opportunità a entrambe le comunità.
KCity ha innanzitutto supportato le Amministrazioni interessate ad ideare e progettare il percorso partecipativo, che è stato candidato al Bando Partecipazione 2026 della Regione Emilia-Romagna, ottenendo il finanziamento. Il progetto, “1+1=futuro” ha quindi preso avvio, con la guida di KCity, nel mese di settembre e si estenderà fino all’estate 2027. In aggiunta a momenti plenari rivolti a tutti, il lavoro partecipativo attiverà, in alcune fasi, un campione di cittadini selezionati per rappresentare entrambe le comunità e una pluralità di condizioni e punti di vista, comprese posizioni favorevoli, contrarie e indecise rispetto alla fusione. Nel corso dell’anno di attività, incontri e workshop consentiranno di raccogliere dubbi e aspettative, approfondire le informazioni tecniche e discutere le priorità del territorio. Il gruppo contribuirà alla co-progettazione della visione strategica e alla formulazione di una proposta di Patto di fusione, mettendo a fuoco gli indirizzi che potrebbero guidare il nuovo Comune: prossimità dei servizi, equità territoriale, valorizzazione delle risorse locali e prospettive di sviluppo. Il percorso precederà il referendum, attualmente previsto per novembre 2027. Il suo obiettivo è offrire alle comunità gli elementi per una scelta consapevole e una proposta concreta su cui confrontarsi: quale futuro costruire insieme, qualora la fusione venga approvata.
Per saperne di più:
https://partecipazioni.emr.it/processes/unopiuunougualefuturo