di Linda Cossa
In Avanzi costantemente ci chiediamo cosa facciamo quando supportiamo gruppi informali, soggetti del terzo settore, amministrazioni, nel mettere a fuoco le loro ambizioni e desideri, costruendo condizioni di fattibilità affinché queste diventino opportunità generative; oppure quando accompagniamo percorsi di riattivazione di spazi (siano scuole, edifici pubblici o privati dismessi, spazi dello sport o patrimonio abitativo, ciò che è stato, non è più, attende di essere qualcos’altro); o ancora quando attorno a questi promuoviamo percorsi di affermazione dei giovani che prendono parola ed entrano in processi decisionali da cui sono spesso esclusi.
Quello che sempre ci diciamo è che siamo dentro a processi di apprendimento sociale.
Abbiamo provato a raccontarlo realizzando un video-documentario su alcuni progetti in cui Avanzi è coinvolta –a Cagliari, Milano, Brescia– che hanno in comune l’uso della città come “corpo docente”, sono stati l’occasione per costruire sperimentazioni sociali in un confronto con lo spazio urbano e le società che lo abitano. Un racconto di tre esperienze tra molte, diverse tra loro (per contesto territoriale, target, tipologia di intervento e obiettivi) per noi significative:
- “Open Casello” del Comune di Milano, uno spazio dedicato al protagonismo giovanile, dove ragazze e ragazzi progettano attività, sperimentano e co-gestiscono uno spazio pubblico;
- “Contatto – Accendiamo Idee” del Comune di Cagliari, un percorso di animazione territoriale e co-design che attiva energie sociali e accompagna la nascita di nuovi servizi e imprese nei quartieri di Sant’Elia e Pirri;
- “Spazio Lampo” del Comune di Brescia, un living lab che, attraverso una programmazione socioculturale condivisa, coinvolge comunità e organizzazioni locali nell’attivazione e nell’appropriazione dello spazio pubblico, in un processo collettivo di costruzione di comunità e generazione di valore.
In queste progettualità abbiamo lavorato con organizzazioni che si sono “spogliate” del loro ruolo più consueto o più tradizionalmente praticato, costruendo ciò che da sole nessuna di loro avrebbe potuto costruire, superando confini settoriali e organizzativi per mettere in campo soluzioni nuove che sono frutto di dinamiche di apprendimento reciproco. Sono progetti in cui i destinatari non sono (solo) un target, ma protagonisti e parte attiva, con cui si costruisce e si co-produce, con cui attraverso processi di apprendimento si modificano le relazioni tra chi sa, chi ha voce, chi è rappresentato e chi ha potere. Dove il valore generato non sta solo nei risultati nell’immediato ma nelle relazioni, nella conoscenza prodotta, negli esiti imprevisti, nello spazio che si lascia all’inatteso e alle aspirazioni e desideri che si liberano nel corso dell’azione; così come nella capacità di creare contesti fertili per stabilire alleanze e coalizioni che possano superare i confini territoriali dei progetti, ma anche quelli del tempo di durata di un intervento. Sono progetti in cui abbiamo lavorato per favorire relazioni positive, orientate a produrre valore pubblico, senso collettivo, apprendimento tra pratiche, persone e spazi. Questo documentario racconta storie in cui ritroviamo connessioni di qualità con/tra le persone e i luoghi, progetti trasformativi perché sono innesco di processi e generatori di apprendimento collettivo.
Questo primo documentario, presentato qualche giorno fa presso il Coworking di Avanzi, è un racconto costruito con le voci di chi ha lavorato nei progetti, con ruoli diversi: le amministrazioni pubbliche con le loro componenti politiche e tecniche, i soggetti del terzo settore, i giovani, i cittadini, le istituzioni, Avanzi e i partner di progetto compagni di strada. È stata una bella occasione di confronto collettivo, per dare un contributo al dibattito pubblico, verso la costruzione di politiche pubbliche che sappiamo fondarsi su processi di apprendimento sociale, tra education e advocacy.
Il documentario è disponibile sul canale YouTube di Avanzi, a questo link.