Negli ultimi tempi una nuova ambivalente prospettiva ha preso a connotare il dibattito sulle aree interne e gli approcci allo sviluppo di territori marginali. Mentre la Strategia Nazionale sembra aver perso enfasi e cominciano ad emergere posizioni pessimiste e rinunciatarie, una importante crescita di iniziative diffuse di sperimentazione e innovazione emerge con più slancio e sostegno alla scala locale.
Complice anche la clamorosa decisione del Governo di prevedere per alcuni territori ritenuti “troppo” periferici un sostanziale percorso di accompagnamento ad un declino ritenuto irreversibile, pare venuta meno la fiducia nella possibilità di attivare politiche pubbliche strutturali capaci di incidere realmente sulla inversione della tendenza allo spopolamento nelle aree del paese più distanti dai centri metropolitani e dai relativi servizi. In un recente lavoro pubblicato da Banca d’Italia curato da Michele Mariani si traccia un bilancio sull’efficacia della Strategia inaugurata nel 2014 e il risultato mostra effettivamente più ombre che luci soprattutto per quanto riguarda i risultati raggiunti in termini di contrasto alla contrazione demografica, che costituiva l’obiettivo maggiormente attenzionato.
È pur vero che cambiando il punto di vista e assumendo la prospettiva focalizzata su specifici territori e realtà locali questo pessimismo si riduce. A cominciare dalle regioni che hanno definito nuovi perimetri a cui destinare importanti risorse per il sostegno allo sviluppo delle aree marginali, proseguendo con enti filantropici e donors hanno preso a promuovere con maggior vigore inziaitive in questi contesti. Proprio dalle realtà locali che stanno affrontando convintamente la sfida del ripopolamento, provengono dati e informazioni in parziale controtendenza e che sembrano dar regione di questi sforzi.
È ad esempio il caso della Regione Emilia Romagna, una tra quelle in cui si concentra la maggior incidenza relativa di aree interne: nel triennio 2022-2024 la popolazione residente in 130 comuni emiliani e romagnoli collocati nella montagna, nella collina interna e in alcune zone di pianura è aumentata di quasi 4.000 persone (0,8%). Sono dati contenuti nello studio “Sette montagne, otto colline e una pianura” realizzato nel 2025 da Gianluigi Bovini e Franco Chiarini per conto di CISL Emilia Romagna, che consegnano una fotografia interessante pur senza poter dimostrare il legame più o meno diretto con le politiche e i progetti attivati
Il socio Audis KCity è partecipe di questa scommessa. Da diversi anni ha individuato nelle aree interne un ambito specifico di intervento in cui mettere a valore il design strategico per ideare e promuovere percorsi di rigenerazione volti a contrastare l'isolamento e lo spopolamento. Dopo aver inizialmente testato metodi e messo a punto modelli di intervento appropriati nei contesti più prossimi delle aree interne lombarde e piemontesi, da alcuni anni è presente e attiva con continuità in Emilia Romagna, nel contesto dell’appennino parmense e nello specifico nella realtà delle Valli Taro e Ceno. Qui ha insediato un vero e proprio laboratorio di innovazione e rigenerazione, assumendo la responsabilità di studiare progetti e guidare processi che beneficiano del sostegno di diversi enti filantropici: Fondazione Dallara, Fondazione Munus, Fondazione Cariparma. Una costellazione di progetti e iniziative diffuse sul territorio ma cordinate dalla medesima visione e approccio e soprattutto dal medesimo obiettivo, quello di creare le condizioni per una nuova abitabilità. Gli interventi già realizzati (o in corso di realizzazione) hanno avuto il loro baricentro nel comune di Varano de' Melegari ove ha sede la Fondazione Dallara e includono un nuovo parco che funziona da dispositivo di aggregazione e protagonismo della comunità per l’organizzazione di nuovi servizi, una struttura ricettiva integrata per studenti e turisti e un centro di servizi specializzato per le famiglie di nuova formazione. In fase di completamento un progetto triennale per l’introduzione di servizio alla primissima infanzia in alcuni comuni della Val Ceno nella prospettiva di renderla una “valle amica dei bambini e delle bambine”, e così di favorire la permanenza e incentivare l'insediamento di nuovi nuclei nel territorio. Inoltre, ideati e tutti recentemente ammessi alla seconda fase della procedura di selezione bando PAT.T.O (Patrimonio, Territorio e Opportunità) della Fondazione Cariparma, poi, la riconversione del foro Boario di Fornovo come centro di aggregazione intergenerazionale e interculturale concepito con il sostegno di Fondazione Munus, un sistema di palestra diffusa a Varsi e il recupero dell’ex asilo di Bore come centro di residenza teatrale integrato per la comunità promosso da Fondazione Cornoni.
Progetti che potranno fare affidamento sul tessuto di relazioni e sinergie costruito attraverso il percorso di avvicinamento e studio del contesto “costruiamo insieme e i luoghi della comunità” sviluppato in questi anni da KCity con Fondazione Dallara. Il laboratorio TaroCeno attivato internamente a KCity contempla inoltre la sistematica raccolta e analisi di dati sui cambiamenti socio-demografici del contesto che permetterà di monitorare nel corso del tempo l'efficacia di queste iniziative e il contributo realmente apportato a migliorare la condizione di abitabilità di queste aree interne.