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La casa e la città che possiamo ancora costruire

La casa e la città che possiamo ancora costruire

L'editoriale del Presidente Tommaso Dal Bosco
Pubblichiamo con straordinario piacere e interesse il contributo di Dionisio Vianello, fondatore e presidente onorario di AUDIS, dedicato al Piano casa e alle possibilità che esso offre per riaprire il cantiere della rigenerazione urbana. È bello ritrovare, dopo tanti anni di lavoro e di confronto, una capacità di analisi così viva, accompagnata dal gusto di intravedere soluzioni, anche innovative, dove il dibattito pubblico sembra spesso vedere soltanto ostacoli. In Dionisio l’esperienza continua a produrre curiosità e proposte. È una qualità preziosa, che appartiene alla storia e al futuro della nostra associazione. Il suo scritto merita di essere letto per questa disposizione e per la domanda che lo attraversa: possiamo usare una politica per la casa per tornare a fare una politica per la città?

Una domanda che sposta il confronto oltre la contabilità degli alloggi e la ricerca della procedura più efficace. La casa prende valore dalla possibilità di accedere al lavoro, ai servizi, alla cura, alle relazioni. Il suo costo finisce per decidere chi può abitare un luogo e chi deve lasciarlo. Ma una politica abitativa deve anche interrogare il modello di sviluppo che concentra opportunità e ricchezza in pochi nodi, chiedendo a tutti gli altri di raggiungerli.
Dionisio cerca le condizioni concrete per intervenire. Richiama il patrimonio inutilizzato, propone di riconoscere all’abitare sociale un posto stabile fra le dotazioni della città, ragiona sulla collaborazione con operatori capaci di accompagnare l’intero processo di trasformazione. Soprattutto rivendica la responsabilità delle amministrazioni locali, alle quali riconosce competenza e capacità di iniziativa. In queste proposte ritroviamo le ragioni per cui AUDIS è nata: mettere in relazione interessi e conoscenze diversi, rendere possibile il recupero di ciò che ha perso la propria funzione, costruire occasioni di sviluppo a partire dai luoghi.

Dopo tanti tentativi di riforma rimasti senza esito, Dionisio invita a far avanzare il cambiamento attraverso passi concreti. È un invito utile, purché sia chiara la direzione e ogni intervento lasci una capacità maggiore di affrontare il problema successivo. Le buone pratiche servono quando producono strumenti e competenze utilizzabili anche dove le condizioni di partenza sono meno favorevoli.
Proprio qui il suo contributo ci invita a proseguire il ragionamento. Rispondere al disagio abitativo è urgente, ma sarebbe un orizzonte troppo stretto limitarsi a procurare alloggi a chi deve avvicinarsi ai grandi centri della produzione di valore per alimentarne l’economia, senza poterne condividere i benefici. Una casa accessibile non dovrebbe diventare il modo per rendere sostenibile la subordinazione di chi lavora a un sistema che concentra altrove ricchezza e potere. Occorre allargare la geografia delle opportunità, creando le condizioni perché altri luoghi possano generare valore e trattenerlo.

È in questa prospettiva che possiamo tornare a parlare di rigenerazione delle periferie, restituendo significato a un’espressione troppo spesso consumata nelle operazioni di valorizzazione immobiliare. Lo sguardo si allarga ai territori della vita quotidiana, alla scala delle FUA, dove le relazioni fra abitare, lavoro e servizi attraversano i confini amministrativi. L’espansione indistinta ha prodotto luoghi che hanno perso coesione e intelligenza collettiva, indebolendo la propria capacità di rinnovarsi. Vi si abita, vi si lavora, ci si sposta, ma spesso manca la possibilità di riconoscersi in un progetto comune.
Rigenerare questi territori significa ricostruire la capacità di comprendere i propri bisogni, organizzare risorse, produrre conoscenza e decidere del proprio futuro. La casa entra in questo progetto insieme al lavoro, ai servizi di prossimità, agli spazi di incontro e alle infrastrutture della conoscenza. La prospettiva va oltre la riparazione degli squilibri: investe la capacità di accrescere il valore generato dai luoghi, trasformando le periferie in nuovi luoghi della vita. Il risultato si misura nelle opportunità che diventano possibili, nella qualità delle relazioni e nella libertà di scegliere dove costruire il proprio percorso.
È un terreno sul quale AUDIS ha progressivamente ampliato il proprio sguardo. Alle competenze urbanistiche e immobiliari devono affiancarsi una finanza capace di investire nel lungo periodo, i soggetti dell’economia sociale, le esperienze di chi organizza servizi e costruisce comunità. Il richiamo di Dionisio alle forme di abitare nate dall’iniziativa sociale va in questa direzione. Occorre consentire loro di durare e crescere oltre i singoli casi. Anche il recupero degli immobili e la semplificazione dei passaggi acquistano senso dentro questa ambizione.
La fiducia nelle amministrazioni locali ci trova altrettanto partecipi. Da troppo tempo chiediamo ai Comuni di affrontare problemi strutturali attraverso opportunità intermittenti, rincorrendo scadenze e adattando i progetti al finanziamento disponibile. La politica dei bandi ha finito per occupare lo spazio della politica urbana. Una competizione che premia la capacità di candidarsi rischia di lasciare più indietro proprio i territori che avrebbero maggiore bisogno di sostegno. Servono risorse prevedibili e programmi costruiti sui fabbisogni e sulle potenzialità dei luoghi, sostenendo la capacità delle amministrazioni di elaborare e attuare strategie.

Anche le pagine dedicate a Milano aprono una discussione necessaria. Comprendiamo la ricerca di soluzioni che tutelino le persone coinvolte e restituiscano benefici alla città. Quelle vicende ci obbligano però a interrogare il rapporto fra trasformazione urbana, rendita e decisione pubblica. La certezza delle regole è indispensabile, insieme alla chiarezza su chi beneficia delle scelte. L’abitare sociale può contribuire a un diverso progetto di città, purché sia assunto come obiettivo e responsabilità durevole. La sua forza si indebolirebbe se diventasse soltanto una contropartita con cui chiudere controversie maturate altrove. Anche il Piano casa va collocato dentro questa prospettiva: può offrire una leva utile, purché alimenti una strategia territoriale capace di durare oltre il programma.

Dionisio ci aiuta a individuare possibilità concrete dentro un sistema che fatica a darsi questo orizzonte. Pubblichiamo il suo testo anche per questo: come altre volte abbiamo fatto, vorremmo che aprisse un confronto, e siamo pronti a ospitarlo numero dopo numero, raccogliendo proposte ed esperienze capaci di far avanzare il ragionamento.
Intanto, a Dionisio va il nostro grazie. Per questo contributo e per la passione con cui continua a cercare strade percorribili, senza smettere di immaginare ciò che ancora manca. Se in chi decide le politiche pubbliche albergasse anche soltanto una frazione della sua passione e della sua capacità di elaborazione, il problema della casa sarebbe risolto da tempo.

Il link all'articolo di Dionisio Vianello: https://audis.it/dall-associazione/rigenerare-le-citt%C3%A0-guida-pratica-all-applicazione-del-piano-casa/

 

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Foto di copertina di Nebular su Unsplash


15/10/2026
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