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Portafogli pubblici e privati: il

Portafogli pubblici e privati: il "Modello Alto Adige" fa scuola in Italia

L’Alto Adige è ufficialmente la prima provincia in Italia in cui una società statale (Invimit SGR, controllata dal Ministero dell'Economia e delle Finanze) investe direttamente sul territorio attraverso una Società di Gestione del Risparmio (SGR) "in house", ovvero di proprietà delle amministrazioni locali, la Euregio Plus SGR
Il tema è stato affrontato nel cortile interno di Palazzo Widmann, a Bolzano, nel corso dell’evento “La valorizzazione dei portafogli pubblici e privati: quali opportunità di sviluppare azioni in sinergia”. Mentre la Provincia punta a coinvolgere capitali privati per riqualificare aree strategiche, il cuore dell'operazione risiede nel Fondo Valore Alto Adige/Südtirol, progetto che mira a riqualificare aree dismesse e rispondere a bisogni urgenti come la carenza di alloggi. Per approfondire i dettagli di questa collaborazione unica in Italia, abbiamo intervistato Sergio Lovecchio, Managing Director di Euregio Plus SGR.

Direttore, l'Alto Adige è la prima realtà in Italia in cui lo Stato, tramite Invimit, investe in una SGR territoriale. Quali fattori hanno reso possibile questo primato?
«Sostanzialmente è stata data attuazione  pratica all'articolo 33 del D.L. 98/2011, che disciplina la valorizzazione del patrimonio immobiliare pubblico. È stato fatto in modo originale: solitamente la norma prevede che l’ente pubblico promuova un fondo affidandolo a terzi; qui, invece, la Provincia ha scelto di far gestire l'operazione dalla propria SGR "in house". Essendo noi partecipati al 100% dalle Province di Bolzano e Trento e dalla Regione (attraverso Pensplan Centrum), agiamo come braccio operativo del territorio. Questo ci permette di operare con logiche privatistiche e rigore finanziario, ma con l'obiettivo primario di fare l'interesse della nostra comunità».

Come si bilancia l'esigenza di profitto dei privati con l'interesse pubblico?
«La chiave è proprio la natura del fondo. Chi investe con noi sa che riceverà una remunerazione equa, ma sa anche che il capitale serve a finanziare l'economia reale: turismo, energia fotovoltaica, debito per le imprese e, appunto, rigenerazione/riqualificazione di aree non più strategiche per l’ente pubblico e la risposta al bisogno di un alloggio . Il "Piano Casa" nazionale sta andando in questa direzione, noi siamo semplicemente partiti in anticipo, dimostrando che quando il pubblico è efficiente e affidabile, i capitali privati arrivano per costruire il bene comune».

Qual è il vantaggio concreto?
«Il vantaggio è che diventiamo un catalizzatore di "investitori pazienti": casse di previdenza, fondi pensione, banche e assicurazioni. Questi soggetti non cercano rendimenti speculativi a breve termine. Questo ci consente di inseguire obiettivi di tipo sociale, penso agli affitti a canone calmierato o alla vendita di alloggi a prezzi controllati. Non siamo immobiliaristi, mettiamo il minor margine che gli investitori ci richiedono al servizio delle esigenze della collettività, stimoliamo il mercato dove ci sono mancanze, trasformando quello che una volta era un contributo a fondo perduto in un investimento che genera un ritorno economico e sociale, pronto per essere reinvestito sul territorio».

Parliamo di progetti specifici. Su quali aree state intervenendo?
«Il progetto da cui siamo partiti è la riqualificazione della ex Caserma Mercanti ad Appiano, nonché immobili pubblici non più strategici. Grazie a un protocollo d'intesa tra Provincia e Demanio, l’ex caserma di oltre quattro ettari —una dimensione importante per la provincia di Bolzano— verrà restituita alla cittadinanza. Non costruiremo solo case: il progetto prevede RSA, palestre, aree comuni e servizi. Stiamo parlando di un investimento complessivo di circa 200 milioni di euro sul territorio. Nell’incontro di Bolzano abbiamo parlato anche di un modello simile che stiamo portando avanti a Trento, per dare risposte alla "fascia grigia", ovvero a quel ceto medio di lavoratori e giovani famiglie che non trovano casa a prezzi accettabili in aree a rischio spopolamento, anche per effetto dell’alta pressione turistica».

Questo modello è replicabile nel resto d'Italia?
«È assolutamente replicabile, ma richiede due ingredienti di base: competenza tecnica e una certa visione politica che indubbiamente viene facilitata dalla stabilità e dalla continuità delle amministrazioni. Per creare un fondo d'investimento servono anni e una visione di medio-lungo termine. Se cambiano le giunte e si rimettono in discussione gli immobili scelti, il fondo muore prima di nascere. A Bolzano abbiamo goduto di una stabilità che ci ha permesso di essere credibili agli occhi degli investitori istituzionali. Siamo un "unicum" perché abbiamo trasformato uno strumento tecnico complesso in un pilastro della politica industriale locale».


01/06/2026
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