di Claudio Calvaresi
Le città, le loro difficili condizioni, i problemi di cui sono investite, le sfide complesse che sono chiamate ad affrontare, sono molto presenti nella discussione pubblica. Di città si è tornato a parlare: di come trattare il problema abitativo nei centri investiti da fenomeni di forte turistificazione; affrontare gli effetti della crisi climatica; contrastare gli impatti distorsivi del mercato urbano quando è vivace o favorirne la crescita quando i valori immobiliari sono pari a zero; rimettere al centro il tema dei servizi e dello spazio pubblico; ecc. La discussione però si esprime in forme che privilegiano il posizionamento piuttosto che il confronto argomentato. Sulle città si fronteggiano degli schieramenti: da un lato, i cantori della rigenerazione urbana come promessa di futuro; dall’altro, gli apocalittici per i quali è tutto gentrificazione. Entrambi agitano soluzioni da macchina banale, che ci sembra di aver già sentito: “lasciare fare al mercato”, per gli uni; “rimettere al centro il piano”, per gli altri.
Ad Avanzi pensiamo sia giunto il momento di intraprendere un confronto sulle politiche per la città, di cui c’è molto bisogno, in modo aperto, strutturato e argomentato, che sia capace di generare riflessività, apprendimento e presa di parola pubblica da parte di più voci. Per questo, insieme a Fondazione Innovazione Urbana Rusconi Chigi di Bologna e Urban Lab di Torino abbiamo organizzato un ciclo di incontri sugli Urban Center, cioè su quelle organizzazioni che –come insegnò Paolo Fareri, studiandoli trent’anni fa negli Stati Uniti– sviluppano un dibattito ampio attorno ai problemi urbani, promuovendo partecipazione e sostenendo la crescita delle capacità progettuali degli attori locali. Questa iniziativa, cui si sono aggiunte realtà come Urban Center di Brescia, LabMet di Cagliari e il nuovo Urban Center di Roma, insieme ad associazioni, organizzazioni di rete, gruppi, singoli esperti e ricercatori, si è articolata in tre incontri tematici, in altrettante città.
Il primo, a Torino, ha esplorato il cambiamento del profilo e delle prassi degli Urban Center nel corso degli anni, in relazione ai mutamenti del governo urbano e della stessa nozione di attivazione della società locale.
Nel secondo, a Bologna, ci siamo confrontati sulla relazione tra costruzione della conoscenza sulla città e presa di parola pubblica, tra produzione di analisi sulle trasformazioni urbane e capacità delle persone di apprendere e mobilitarsi, su quel nesso tra education e advocacy, che secondo Fareri caratterizza l’azione degli Urban Center.
Il terzo incontro si è svolto nella nostra sede, per parlare di Milano, della necessità di ricostruire un discorso pubblico sulla città, animare un confronto aperto sulle sue trasformazioni, chiedendosi che forma dare a uno spazio per la discussione pubblica sulle politiche urbane in una città poliarchica e straordinariamente vivace nelle sue energie sociali, che sembra però aver dimenticato di riflettere su se stessa, vittima prima di agiografie imbarazzanti e poi di analisi triviali, passando così in poco tempo da “place to be” a “place not to be”.



I risultati di questi incontri, densi e fertili, li restituiremo in una pubblicazione, di prossima uscita, confidando così di contribuire a una discussione sulla città meno corriva e capace di migliorare le politiche pubbliche.