Il parlamento europeo ha appena adottato la prima relazione sulla crisi degli alloggi nell’Unione, tracciando le linee di un piano per incrementare l’offerta di alloggi a prezzi accessibili; anche il Governo italiano ha annunciato un primo provvedimento attuativo di un più vasto programma, che stanzierà risorse per intervenire nel recupero di alloggi di edilizia pubblica, sfitti perché in attesa di manutenzioni. Questi provvedimenti rivelano la generalità e gravità di un problema che, fino solo a poco tempo fa, si riteneva limitato alle grandi città e alle aree metropolitane, e si stimava potesse rappresentare un effetto congiunturale e transitorio di anomalie, soprattutto generate dalla crisi pandemica. Invece, i Piani dicono che siamo in presenza di un problema strutturale e diffuso e, finalmente, assumono la necessità di mobilitare una risposta governativa.
A partire dal 2022 KCity ha maturato una importante esperienza su questi temi in contesti diversificati: accompagnando la redazione di piani di programmazione pluriennale in Lombardia (negli ambiti della provincia di Sondrio, nel lecchese, nell’area metropolitana milanese, nel cremasco); sviluppando strategie integrate e seguendone l’implementazione (a Cremona); accompagnando processi collaborativi di definizione di piani di intervento (a Padova e a Cuneo); assistendo lo sviluppo di Agenzie pubbliche per la facilitazione dell’accesso alla Casa (a Lecco) o progettandone di nuove (a Busto Arsizio); infine, ragionando di come l’Urbanistica possa guidare, favorire e finanche realizzare –mediante la pianificazione dei servizi e applicando meccanismi virtuosi di convenzionamento di funzioni private di interesse pubblico e generale– lo sviluppo di dotazioni urbane concepite come infrastrutture di welfare abitativo.
Questa è la strada recentemente intrapresa dalla Amministrazione comunale di Pavia, che ha approvato nel Piano per l’Equità Urbana un atto di indirizzo per l’introduzione –all’interno della variante generale al piano di governo del territorio, in corsi di redazione– di misure specifiche per sostenere il diritto all’abitare, inteso come essenziale condizione per la tutela della coesione sociale e come fattore di costruzione di valore pubblico in senso lato.
Il Piano, redatto dall’Amministrazione con la consulenza strategica e l’assistenza tecnica di KCity si fonda una lettura mirata del quadro di contesto, contiene dati e scenari di simulazione del rischio di esclusione abitativa, e indaga soprattutto un tema specifico di attrattività urbana, in una piccola città (poco più di 73.000 abitanti) i cui atenei vedono iscritti oltre 28.000 studenti e le cui strutture sanitarie (una dotazione di 5 posti letto ogni 1.000 abitanti, a fronte di una media nazionale di 3 e regionale di 3,7) contano quasi 4.500 addetti.
Come costruire politiche per l’abitare non solo per garantire accessibilità alla casa per le categorie sociali più fragili, ma anche per giovani, famiglie, anziani e –soprattutto– persone sole (con dati sui nuclei monocomponenti in netta prevalenza), se i redditi per oltre un terzo sono da pensione (38%) e in prevalenza inferiori a 25.000 euro/anno? Quali attenzioni tenere alla domanda di abitare temporaneo che si rivolge e impatta sulla locazione, generando una particolare competizione e sollecitando un mercato rivolto alla rendita?
La soluzione messa in campo a Pavia si definisce nel quadro di una strategia urbana complessiva volta a creare spazi urbani inclusivi, integrati e di qualità, capaci di rispondere efficacemente ai bisogni dei cittadini; dall’altro lato, rimanda a una più complessa e ampia azione di policy orientata al raccordo ra urbanistica, programmazione, progettazione e gestione di servizi abitativi pubblici e sociali, servizi integrativi e misure di facilitazione e sostegno, azioni regolative che, ad esempio, agiscano anche sul piano fiscale.
Sul piano tecnico, gli indirizzi contenuti nel Piano
• si concentrano sulla realizzazione di funzioni residenziali convenzionate, da far realizzare ai privati –quale percentuale obbligatoria aggiuntiva rispetto all’edilizia libera– nei nuovi sviluppi e negli interventi di rigenerazione, con quote minime da destinare alla locazione nelle sue varie forme (a lungo termine e temporanea) e con attenzione alla domanda studentesca;
• favoriscono il recupero, la riqualificazione e la rimessa in uso del patrimonio comunale attualmente sfitto, individuando tale azione come prioritaria nel breve-medio periodo e sostenendola con la creazione di un Fondo di bilancio dedicato, che sarà alimentato dalle eventuali compensazioni urbanistiche facoltative;
• scommettono sul vantaggio a realizzare edilizia convenzionata, prevedendo un indice facoltativo aggiuntivo.
Nel Piano per l’Equità urbana di Pavia si prova dunque a innovare, sia nel merito delle soluzioni per l’abitare che nell’approccio al governo delle trasformazioni urbane, proponendo modi per creare valore pubblico.