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Intelligenza sociale per la rigenerazione urbana

Intelligenza sociale per la rigenerazione urbana

Si è tenuta il 12 e 13 giugno, nella prestigiosa cornice di Palazzo Badoer a Venezia, la seconda edizione del Simposio sull’innovazione democratica in Italia, promosso dall’Università IUAV e dall’Istituto Nazionale per l’Analisi delle politiche pubbliche. Un importante momento di riflessione tra esperti, studiosi e addetti ai lavori sulle evoluzioni del ruolo e delle forme che possono -e devono- assumere le pratiche partecipative, nello scenario di trasformazione delle politiche pubbliche. Queste ultime, infatti, sono sempre più orientate alla ricerca di nuovi approcci e modelli per “fare assieme”: abilitare competenze politiche, imprenditoriali ed energie civiche in un’ottica di progettazione del futuro rappresenta oggi una sfida tanto importante quanto difficile. Ne è scaturito un dialogo capace di restituire la complessità della partecipazione pubblica senza semplificarla ed è emersa una varietà di visioni, approcci e posizionamenti che rappresentano una ricchezza da non disperdere: in sintesi, il comune denominatore è il riconoscimento del valore aggiunto garantito dalla cura degli aspetti di processo, mentre le diversità di vedute hanno riguardato principalmente il tema della “professionalizzazione della partecipazione”.

L’intervento di Paolo Cottino di KCity –socio AUDIS che da oltre 15 anni disegna strategie di rigenerazione urbana utilizzando approcci partecipativi e multistakeholder– ha voluto offrire agli studenti presenti, tutti impegnati in percorsi di specializzazione dedicati alla partecipazione, una prospettiva “plurale”: un futuro non necessariamente e unicamente da facilitatori di processi decisionali, ma anche potenzialmente da professionisti che, ciascuno nei propri ambiti e settori di riferimento, si distinguono per la capacità, in determinate circostanze, di attivare e valorizzare contributi e sguardi plurali. La gestione di molti dei temi e delle questioni al centro dell’agenda urbana, ad esempio, presuppone la capacità di interpretare e valorizzare punti di vista molteplici nella ricerca di soluzioni condivise e modelli win-win.

Non si tratta di questioni in alcun modo risolvibili soltanto sul piano tecnico e nemmeno “automaticamente”, o tramite il ricorso a forme di intelligenza “artificiale”: in molti casi si potrebbe trarre significativo beneficio proprio dall’attivazione di nuovi modi di intendere e praticare la partecipazione, non solo come occasione di ampliamento della democrazia locale, ma anche e soprattutto come approccio progettuale che scommette sull’attivazione di forme di intelligenza sociale o collettiva.

Come esempio di questo modo di intendere la partecipazione Paolo Cottino ha presentato, tra gli altri, il progetto che KCity insieme ad altri sta curando per conto della Fondazione Compagnia di San Paolo: l’attivazione del primo caso nazionale di Centro di Competenze per la progettazione partecipata. Un servizio che verrà messo a disposizione della Fondazione stessa, dei suoi diversi uffici e delle sue articolazioni interne, così come degli Enti strumentali di cui si avvale per la sua azione quotidiana, nonché degli enti beneficiari dei contributi che eroga, con l’obiettivo di veicolare e accompagnare il ricorso alla tecnologia partecipativa. Attraverso percorsi di formazione, attività di consulenza e accompagnamento si punta a garantire l’introduzione e/o il consolidamento di metodi partecipativi allo scopo di migliorare le performance in molti e diversi ambiti di intervento.  Sono tanti e particolarmente significativi i vantaggi che possono derivare da questo approccio: dal miglioramento dei processi di analisi e diagnosi tramite processi di ascolto di punti di vista solitamente trascurati, alla gestione più efficace delle fasi decisionali e sperimentali tramite il coinvolgimento dei diretti interessati, fino al rafforzamento della governance degli interventi tramite la gestione di divergenze e conflitti, la condivisione di responsabilità e la suddivisione di compiti tra partner in una logica sussidiaria e orizzontale.

Vi sono, chiaramente, alcuni ambiti di attività in cui l’impiego dell’approccio partecipativo è particolarmente importante e raccomandato. È, ad esempio, una caratteristica ineludibile di qualsiasi processo di rigenerazione urbana: non solo e non tanto perché è funzionale a generare consenso tra i destinatari delle iniziative, ma soprattutto perché la fattibilità e la sostenibilità dei processi di rigenerazione urbana si lega sempre alla mobilitazione di competenze, interessi e risorse molteplici, la cui ricomposizione è tutt’altro che scontata e passa tramite la progettazione dei partenariati multiattoriali.  

Ne sono un esempio i processi di candidatura al bando PAT.T.O. (Patrimonio, Territorio e Opportunità) per le comunità promosso da Fondazione Cariparma che KCity sta seguendo in qualità di Advisor individuato da tre Amministrazioni Comunali dell’Appennino Parmense: rispettivamente Fornovo di Taro, Bore e Varsi. ll bando finanzia progetti di valorizzazione del patrimonio territoriale che siano direttamente correlati alla generazione di valore per la comunità e che siano in grado di attivare, ri-attivare o potenziare presidi di prossimità, attraverso un’offerta di servizi di fruizione collettiva dei luoghi che coinvolga le comunità nella progettazione e nella gestione degli spazi riqualificati. Per assicurare questi impatti è necessario che il processo di progettazione preveda modalità di ricerca e ingaggio di partner territoriali, che si assumano innanzitutto la responsabilità della realizzazione coordinata e sinergica delle azioni (e delle relative voci di budget) con cui dar nuova vita al patrimonio sottoutilizzato (immobili e spazi aperti). L’attuazione di queste azioni, inoltre, deve prevedere inoltre il coinvolgimento attivo delle comunità locali (famiglie, studenti, volontari, cittadini attivi ecc.) nelle decisioni riguardanti i luoghi, nella scelta delle nuove funzioni o servizi, nonché nella gestione e nel monitoraggio delle azioni progettuali stesse, nonché deve assicurare la generazione di impatti positivi sulla vita quotidiana degli abitanti (progetti di inclusione lavorativa, progetti di integrazione sociale,…) che dovranno essere monitorati tramite specifici indicatori. 

Un bando che costituisce un esempio, tra i tanti, della nuova stagione di politiche e opportunità riservate ai territori che scommettono sul ricorso all’intelligenza sociale per garantire il miglior impiego delle risorse disponibili e il raggiungimento degli obiettivi strategici per lo sviluppo locale


09/07/2026
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