Destinato sia ai professionisti, intesi come architetti e urbanisti, ma anche come tecnici comunali, sia agli studenti, il libro parte dall’assunto che per mantenere la qualità di vita, il benessere e i valori democratici oggi dati per acquisiti all’interno delle città europee, sono le tecniche e i processi di concezione della città a dover mutare profondamente.
L’opera si articola in quattro parti: osservare i segni del cambiamento, comprendere le nuove relazioni con il mondo, anticipare le nuove strategie di concezione e agire e interagire.
La prima parte riguarda l’analisi del mutamento in atto che passa attraverso l’individuazione dei motori dell’evoluzione e delle possibili leve di innovazione. Tirana e Parigi sono scelte come casi studi dei cambiamenti sociali contemporanei, Randstadt e il programma di eco quartieri di Montreal illustrano le potenzialità di un approccio territoriale multiscalare, mentre Bilbao è considerato caso emblematico della competitività urbana come fattore di resilienza.
La seconda parte traccia un quadro delle questioni aperte nel dibattito contemporaneo sulla progettazione urbana. Lo sviluppo sostenibile è qui posto in relazione con la nozione di metabolismo urbano attraverso approfondimenti sull’ecologia dei sistemi urbani, sull’economia dell’informazione e soprattutto sulla gestione delle risorse naturali e della biodiversità. Le implicazioni energetiche della forma e della densità urbana sono solo una delle nuove pratiche urbane rilevate, insieme all’appropriazione sociale all’interno dei processi di rigenerazione e alle nuove modalità di mobilità e accessibilità.
Nel capitolo dedicato alle nuove strategie di concezione l’autore sottolinea come i processi di concezione tradizionali non funzionino più a causa di una sequenza di attori coinvolti nei processi troppo frammentata, di un deficit metodologico, di una profonda crisi delle valutazioni urbane e ambientali, e di strumenti digitali lacunosi. La sua proposta, interessante e non scontata, è quella di creare spazi di “co-concezione”. Questi spazi necessitano di oggetti che fungano da intermediari tra gli attori coinvolti e di linguaggi condivisi per produrre risultati. Sul tema intervengono autori estranei al campo della progettazione urbana, ma appartenenti al settore imprenditoriale dove questi concetti e questi processi sono già stati introdotti e sviluppati. Proprio il settore delle imprese indica la strada per creare nuovi “spazi di concezione” che devono essere compresi all’interno di un vero e proprio percorso di innovazione.
Nel capitolo conclusivo Terrin auspica infine un progetto urbano “partecipativo e collaborativo” di cui descrive, tramite quattro diversi casi studio internazionali, i tre pilastri fondamentali: gli studi di contesto a monte del progetto, la visione condivisa con i futuri utenti e l’istituzione di un partenariato solidale tra i diversi attori coinvolti, pubblici e privati.
(contributo a cura di Michela Barosio)