La storia dell‘Eternit Siciliana (1953-1993), situata in contrada Targia a pochi passi dall‘uscita nord della città di Siracusa, segue i passi disastrosi per l‘ambiente registratesi in tutti i paesi dove veniva prodotto l'amianto. Propietari dell‘ETERNIT dal 1920 sono la famiglia Schmidheiny di Niederurnen in Svizzera, che costruiscono un imperio mondiale sulla produzione di prodotti di amianto.
In particolare vengono sfruttati i momenti storici mondiali per poter massimizzare i profitti. Così la famiglia Schmidheiny approfitta della seconda guerra mondiale per poter fare grandi affari con il regime nazista, vista anche la vicinanza geografica con la Svizzera. Viene prodotto amianto nel Sudafrica dell‘Apartheid, in Brasile, e sotto la dittatura di Somoza in Nicaragua, solo per fare alcuni esempi. Dapertutto lasciano vittime e danni mai risarciti. La lobby dell‘amianto si oppone in tutti i paesi agli studi che vorrebbero attestare un nesso tra i diversi tumori ai polmomi e la produzione di amianto, esercitando grandi pressioni politiche economiche sui governi. La dannosità dell‘amianto è nota già dal 1900 con i primi studi effettuati a Londra.
Il processo d'appello di Torino, del 2013, che ha sentenziato la condanna di Stephan Schmidheiny ha accertato la responsabilità dell'industriale a partire dal '76 fino al giugno dell'86, cioè solo per dieci anni! Nel Novembre del 2014 il magnate svizzero viene assolto perche il reato è caduto in prescrizione. In tutti i paesi i lavoratori sono stati fatti lavorare senza un’ efficace protezione destinandoli verso malattie mortali, o per usare un altra espressione „mandati al macello“. La bonifica dell’Eternit Siciliana del 2006 è costata 19 Milioni di euro. L‘area della ex fabbrica è posta sotto sequestro .C‘è purtroppo da stare sicuri che continuerà a star ancora li’ per un bel po‘ di tempo.
*La fotografia in eresia di Sipione s’accosta alla vicenda tragica dell’Eternit siciliana…le immagini della fabbrica di eternit alla periferia di Siracusa sono avviluppate in una visualità descrittiva, quasi “infantile”…l’insegna della fabbrica, i bagni, i depositi, i corridoi, i capannoni, le macchine di produzione…fuoriescono da un grintoso bianco e nero e nel disgusto dello sguardo del fotografo si avverte tutta la rassegnazione del divenire…ogni inquadratura è soltanto un cattivo segno della storia e le morti impunite che l’Eternit ha provocato in Sicilia (e altrove) ingigantiscono l’illusione dell’inatteso o del tradimento…non abbiamo mai incontrato un solo politico o anche un padrone disturbato che abbia detto chel’Eternit uccide! Nemmeno per sbaglio! Si deve concluderne che esiste un legame profondo fra la stupidità e la menzogna istituita. Sipione s’accosta ai resti della fabbrica con la leggerezza, la fragilità, la consapevolezza che in mezzo a quelle strutture fatiscenti sono passate centinaia di persone e tante sono morte invendicate…c’è da dire anche che i padroni della fabbrica hanno comprato il silenzio e il dissenso a colpi di soldi…a Siracusa sono circa 600 i casi risarciti con 8 milioni e 750.000 euro dagli industriali della morte ai malati e ai familiari delle vittime…anche l’asbestosi ha i suoi interessi, si vede…la voglia di giustizia non passa però dalle briciole di denaro che i manager svizzeri hanno elargito per non finire in galera…quando la giustizia viene imbavagliata, nessuna delle sue risoluzioni merita attenzione…la giustizia non si concede, si prende.
* da Alberto Sipione - Sulla Fototografia della Geografia Urbana, di Pino Bertelli, Piombino, Dicembre 2016
FOTO: ALBERTO SIPIONE
Realizzate 2014-2016
Alberto Sipione nasce a Siracusa nel 1968 in Sicilia. Sin da ragazzo il suo interesse è rivolto alla fotografia analogica in bianco nero, mettendo a punto e sperimentando personali tecniche di stampa nella propria camera oscura approntata in casa con i mezzi disponibili. L’avvento della fotografia digitale alla fine degli anni ’90 determina in lui una lunga pausa di riflessione sull’utilizzo di questo nuovo mezzo le cui possibilità espressive sono legate indissolubilmente alle conoscenze informatiche necessarie per la gestione e la post-produzione delle immagini digitali. Solo all’inizio del 2014 matura il passaggio al nuovo sistema di immagini con l’acquisto di un apparecchio digitale, ristabilendo definitivamente il contatto con la fotografia.E`nel confronto col proprio territorio che nascono i primi lavori di geografia urbana: Marina di Melilli e nella ex fabbrica della Eternit Siciliana. I lavori di Alberto Sipione vertono prevalentemente sulla fotografia sociale o di strada in netta antitesi alla fotografia ”commerciale” delle mode fatue ed effimere. Molti i maestri della fotografia utopica che hanno arricchito il suo bagaglio culturale e da cui ha carpito modelli e concetti, tra questi, gli italiani Pino Bertelli e Ando Gilardi. Vive e lavora tra Basilea (Svizzera) e Siracusa (Italia).