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Rimini: Resoconto dell'evento

Rimini: Resoconto dell'evento "I venerdì dell'urbanistica. Il Piano De Carlo"

L’incontro del 9 febbraio, dedicato al lavoro di Giancarlo De Carlo, è stato aperto da Fabio Tomasetti, coordinatore di tutto il ciclo, che ha introdotto la discussione con una ricostruzione storica del clima politico, culturale e sociale di una Rimini che già alla fine degli anni ‘60 faceva i conti con la fine della fase espansiva dell’economia turistica e immobiliare.

In una città caratterizzata dalla presenza carismatica di un Sindaco molto popolare, Walter Ceccaroni, De Carlo ha modo di proporre una visione della città che si pone in contrapposizione sia con l’impostazione dell’urbanistica razionalista, tutta centrata sulla separazione delle funzioni, sia con la nascente scuola urbanistica bolognese destinata a guidare la disciplina e la cultura italiana in una stagione di recupero dei centri storici che si concentra sulla tutela del patrimonio, anche a scapito della sua vivibilità.

La relazione di Patrizia Gabellini, ha ripreso questi temi sottolineando il portato innovativo del lavoro di De Carlo che immaginava e promuoveva una città basata sul mix di funzioni, in completa antitesi con lo zoning, sulla centralità della persona e della vivibilità dell’ambiente urbano, in netta polemica con una visione statica della tutela del patrimonio edilizio e urbanistico, sul protagonismo dei cittadini nelle scelte strategiche, in contrasto con una disciplina che affida allo specialista (l’urbanistica/architetto) e alla Pubblica Amministrazione la visione, il disegno e il controllo della sua attuazione.

In questa affascinante ricostruzione della storia di una città e del lavoro professionale di un intellettuale impegnato come De Carlo colpisce, dal punto di vista di AUDIS e al netto degli esiti progettuali ai quali era arrivato De Carlo (non sempre condivisibili), la modernità di un approccio che già alla fine degli anni 60 coglie pienamente le contraddizioni di un modello di sviluppo urbano che avrebbe portato il dibattito Urbanistico a dividersi tra difensori del Piano (razionale, ordinato, chiaro, coerente) e difensori dell’urgenza del fare (la domanda di casa, le esigenze dell’impresa, le spinte del benessere). Un dibattito, una lotta, appassionante che ha finito con il perdere di vista, anzi negare, i valori della città e del suo potenziale di sviluppo economico e sociale che solo negli ultimissimi anni sta tornando a galla, non in virtù della spinta di una capacità di programmazione pubblica o privata, ma in forza dell’emergere di una domanda che torna alla città dopo aver sperimentato i costi sociali, economici e ambientali della cosiddetta città diffusa.

Naturalmente, la proposta di De Carlo a Rimini rimane completamente calata nel suo tempo e quando, per esempio, propone la partecipazione dei cittadini lo fa in modo molto diverso da oggi. Nelle numerose assemblee la sua intenzione è più pedagogica che orientata a costruire le scelte insieme a una popolazione che scopre solo in quel momento la storia del proprio territorio e non ha gli strumenti intellettuali e tecnici per partecipare al disegno del Piano. Allo stesso modo la sua fiducia nel progetto, che ridisegna profondamente la città, rimane figlio di una cultura che affida all’architetto la capacità di ricomprendere la realtà in un unico schema, “dal cucchiaio alla città”. Tanto che il suo Piano, nonostante le numerose assemblee di accompagnamento, arriva a fare proposte pratiche completamente rigettate dagli abitanti.

Nonostante le contraddizioni, resta il fatto che De Carlo sembra aver adottato il concetto di Rigenerazione Urbana con un anticipo di circa 50 anni rispetto al dibattito odierno, combattendo una battaglia persa allora, ma che oggi riemerge in tutta la sua forza.

Il programma completo degli incontri e il loro resoconto del 9 febbraio curato da Fabio Tomasetti sono disponibili qui.  

Contributo a cura di Marina Dragotto 


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